Un siciliano (per caso) ne "Il diavolo veste Prada 2": la favola del designer catanese
Paolo Longhitano non ha creduto ai suoi occhi quando ha ricevuto la mail con cui lo invitavano a New York. In un'intervista ci racconta come ha incontrato il cast
Il designer catanese Paolo Longhitano
Vi capiterà di entrare in sala a vedere “Il diavolo veste Prada 2”, in uscita il 29 aprile per 20th Century Studios, e di vedere, forse inconsapevolmente, un brillante pezzo di Sicilia. Sì, perché tra le scene girate lo scorso anno in Italia (a cavallo fra Milano e il lago di Como, com’è già possibile vedere dal trailer finale diffuso negli scorsi giorni) ce n’è una in cui ad apparire è il designer catanese Pietro Paolo Longhitano – classe ‘86, innamorato della sua Taormina, anni fa decise di rilevare lo storico marchio “Coppola e Toppo”, una maison di altissima bigiotteria di lusso fondata nel ’48 a Milano. E non solo.
In una sequenza, la protagonista del film, Anne Hathaway, apre un grandissimo armadio nella redazione di “Runway”, il giornale di moda fittizio dell’universo “Diavolo-veste-Prada”, e sceglie delle collane, che sono proprio quelle della collezione di Paolo Longhitano. In un’altra scena, è la modella statunitense Ashley Graham a indossare un orecchino del designer siciliano.
Ma andiamo con ordine. «Io sono nato in Sicilia – dice Longhitano – e per i miei primi vent’anni mi sono dedicato alla conoscenza del mondo, il mio primo lavoro fu per Gucci. Da lì sono arrivato a conoscere tantissime realtà nuove sin da giovanissimo, da New York a Dubai a Parigi. Dopo tanti anni, sono voluto ritornare a Taormina, è lì che abito tutt’ora perché sento che Taormina è sì Sicilia, ma una Sicilia non convenzionale, internazionale, vicina al mio stato d’animo, cioè l’internazionalità a misura d’uomo. Oggi sono ancora più legato all'Isola, sono convinto del fatto che qui abbiamo un tesoro da valorizzare, e che se i siciliani restassero qui donando emozioni e coraggio potrebbero cambiare certi aspetti della Sicilia stessa. Non ho smesso di viaggiare, comunque. Voglio che questa sia la mia base, anche per avere la mia famiglia vicina».
L’incontro con i creativi dietro “Il diavolo veste Prada 2”, sequel tanto atteso e chiacchierato del fortunato film che vent’anni fa vide contrapposte Anne Hathaway nel ruolo di Andy Sachs e Meryl Streep in quelli della diabolica Miranda Priestly, è arrivato più o meno un annetto e mezzo fa. Molly Rogers – storica costumista per “Sex and the City”, in passato assistente costumista proprio per il primo “Il diavolo veste Prada” – nota, insieme all’assistente Jessica, una delle collane di Longhitano esposte da Printemps, un negozio di lusso: «A distanza di qualche ora, fra i messaggi su Instagram trovo la collana fotografata in vetrina – dice Longhitano – e mi chiedono di poter avere il gioiello per Meryl Streep e il personaggio di Miranda Priestly per “Il diavolo veste Prada 2”. Pensavo fosse uno scherzo».
Un po’ come quando ci arriva l’e-mail in cui a nostra insaputa abbiamo ereditato una villa da milioni di euro e basterà cliccare sul link e rispondere per riscattarla, no? «E invece – continua Longhitano – ho iniziato a fare delle ricerche in rete e ho scoperto che Molly Rogers e Jessica, l’assistente, esistevano davvero. Ho portato io personalmente i gioielli a Meryl Streep per farglieli provare, sono arrivato a New York con addosso un immenso carico di adrenalina, sempre con Federico Tomasello, il mio compagno, al mio fianco. Negli studi in cui facevano la preparazione al film c’era Molly Rogers, la costumista, che mi aspettava, scalza, seduta su un grande divano a virgola. Io e Federico eravamo in grande imbarazzo. Mi chiede di raccontarle la mia storia, e resta affascinata da come le ho parlato della Sicilia, dicendole che ho il sogno di colonizzare da qui i salotti più eleganti del mondo. Insieme, quel giorno, scegliemmo i gioielli che sarebbero stati utilizzati per il film».
Ma non è finita qui. Perché, come già accennato, oltre ai pezzi della sua collezione, Pietro Paolo Longhitano è presente fisicamente in una scena del film. «Sei mesi dopo quel primo incontro (quindi, più o meno, a maggio 2025, ndr.) – continua il designer – ricevetti una chiamata con cui dalla produzione mi dicevano che sarebbero arrivati presto a Milano per girare le scene italiane. E incontrando la costumista, qualche giorno dopo, lei mi disse che dovevo per forza essere nel film, con Federico, che mi assiste sempre nelle mie peregrinazioni».
E così, eccoli in scena per un ciak dentro “Il Salumaio di Montenapoleone”, ristorante storico milanese, al fianco di Donatella Versace, Anne Hathaway ed Emily Blunt. «La scena durerà un minuto – dice Longhitano – ma abbiamo lavorato insieme per cinque ore. Anne Hathaway è una donna veramente umile, una “supercelebrity”, siamo tutti quanti in scena, e tutti tranne lei ed Emily Blunt interpretano loro stessi».
In una sequenza, la protagonista del film, Anne Hathaway, apre un grandissimo armadio nella redazione di “Runway”, il giornale di moda fittizio dell’universo “Diavolo-veste-Prada”, e sceglie delle collane, che sono proprio quelle della collezione di Paolo Longhitano. In un’altra scena, è la modella statunitense Ashley Graham a indossare un orecchino del designer siciliano.
Ma andiamo con ordine. «Io sono nato in Sicilia – dice Longhitano – e per i miei primi vent’anni mi sono dedicato alla conoscenza del mondo, il mio primo lavoro fu per Gucci. Da lì sono arrivato a conoscere tantissime realtà nuove sin da giovanissimo, da New York a Dubai a Parigi. Dopo tanti anni, sono voluto ritornare a Taormina, è lì che abito tutt’ora perché sento che Taormina è sì Sicilia, ma una Sicilia non convenzionale, internazionale, vicina al mio stato d’animo, cioè l’internazionalità a misura d’uomo. Oggi sono ancora più legato all'Isola, sono convinto del fatto che qui abbiamo un tesoro da valorizzare, e che se i siciliani restassero qui donando emozioni e coraggio potrebbero cambiare certi aspetti della Sicilia stessa. Non ho smesso di viaggiare, comunque. Voglio che questa sia la mia base, anche per avere la mia famiglia vicina».
L’incontro con i creativi dietro “Il diavolo veste Prada 2”, sequel tanto atteso e chiacchierato del fortunato film che vent’anni fa vide contrapposte Anne Hathaway nel ruolo di Andy Sachs e Meryl Streep in quelli della diabolica Miranda Priestly, è arrivato più o meno un annetto e mezzo fa. Molly Rogers – storica costumista per “Sex and the City”, in passato assistente costumista proprio per il primo “Il diavolo veste Prada” – nota, insieme all’assistente Jessica, una delle collane di Longhitano esposte da Printemps, un negozio di lusso: «A distanza di qualche ora, fra i messaggi su Instagram trovo la collana fotografata in vetrina – dice Longhitano – e mi chiedono di poter avere il gioiello per Meryl Streep e il personaggio di Miranda Priestly per “Il diavolo veste Prada 2”. Pensavo fosse uno scherzo».
Un po’ come quando ci arriva l’e-mail in cui a nostra insaputa abbiamo ereditato una villa da milioni di euro e basterà cliccare sul link e rispondere per riscattarla, no? «E invece – continua Longhitano – ho iniziato a fare delle ricerche in rete e ho scoperto che Molly Rogers e Jessica, l’assistente, esistevano davvero. Ho portato io personalmente i gioielli a Meryl Streep per farglieli provare, sono arrivato a New York con addosso un immenso carico di adrenalina, sempre con Federico Tomasello, il mio compagno, al mio fianco. Negli studi in cui facevano la preparazione al film c’era Molly Rogers, la costumista, che mi aspettava, scalza, seduta su un grande divano a virgola. Io e Federico eravamo in grande imbarazzo. Mi chiede di raccontarle la mia storia, e resta affascinata da come le ho parlato della Sicilia, dicendole che ho il sogno di colonizzare da qui i salotti più eleganti del mondo. Insieme, quel giorno, scegliemmo i gioielli che sarebbero stati utilizzati per il film».
Ma non è finita qui. Perché, come già accennato, oltre ai pezzi della sua collezione, Pietro Paolo Longhitano è presente fisicamente in una scena del film. «Sei mesi dopo quel primo incontro (quindi, più o meno, a maggio 2025, ndr.) – continua il designer – ricevetti una chiamata con cui dalla produzione mi dicevano che sarebbero arrivati presto a Milano per girare le scene italiane. E incontrando la costumista, qualche giorno dopo, lei mi disse che dovevo per forza essere nel film, con Federico, che mi assiste sempre nelle mie peregrinazioni».
E così, eccoli in scena per un ciak dentro “Il Salumaio di Montenapoleone”, ristorante storico milanese, al fianco di Donatella Versace, Anne Hathaway ed Emily Blunt. «La scena durerà un minuto – dice Longhitano – ma abbiamo lavorato insieme per cinque ore. Anne Hathaway è una donna veramente umile, una “supercelebrity”, siamo tutti quanti in scena, e tutti tranne lei ed Emily Blunt interpretano loro stessi».
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