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Un successo dopo l'altro: Leandro Picarella, il giovane regista tornato nella sua Sicilia

Nel 2015 con Triokala, suo primo lungometraggio, ottiene riconoscimenti in numerosi festival in Italia e all’estero. Adesso con Divinazioni prosegue la sua indagine

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 13 giugno 2021

Leandro Picarella

Presto vedremo sul grande schermo Divinazioni, il secondo lungometraggio del regista siciliano Leandro Picarella, reduce dal successo a Trieste dove ha conquistato il premio Tenk Europe alla 32^ edizione del Trieste Film Festival e finalista, per la seconda volta consecutiva, ai Nastri d’Argento Doc 2021, il premio assegnato dai Giornalisti Cinematografici Italiani.

Abbiamo incontrato Leandro Picarella nella sua casa che si affaccia sul mare, a San Leone (Agrigento) dove è tornato a vivere da un anno.

«Sono tornato per lui» ci dice, indicando appunto il mare.

E subito dopo aggiunge: «La Sicilia è al centro di questo mare, il Mediterraneo, e quindi di una storia talmente grande che è impossibile riuscire a comprenderla del tutto ma a cui dobbiamo molto più di quello che crediamo».

Una storia la cui grandezza, dice il giovane regista, si esprime nei suoi contrasti. Ed è proprio il contrasto tra passato e presente a essere stato raccontato in Divinazioni, al cinema dal prossimo autunno.



È la storia di Moka, un giovane artigiano di origini marocchine e di Achille, un anziano cartomante reso un tempo celebre dalle tv regionali. Moka, ispirato nel sogno dalle parole di Empedocle, scruta e sperimenta nel cuore di una fonderia i segreti della trasformazione dei metalli.

Achille, invece, ritorna alla vita civile dopo un lungo periodo di detenzione, fortemente motivato a reinserirsi in società. Dovrà fare i conti con i suoi problemi di salute e con un'umanità ormai totalmente trasformata, ma che si rivolge ancora a maghi e cartomanti per risolvere i propri problemi o per rincorrere il colpo di fortuna.

Il sentire magico è il leit motiv del lungometraggio. Divinazioni è il secondo capitolo di una trilogia.

«In Sicilia - spiega - la magia, il sacro, l’invisibile, impregnano un sentimento millenario di cui avvertiamo la presenza attraverso ciò che ci è pervenuto dal passato, ma è qualcosa che possiamo solo intuire.

Con il mio primo documentario, Triokala, e adesso con Divinazioni, ho raccontato delle storie diverse tra loro, ma dalle quali potesse emergere la presenza di questo sentimento che avvolge luoghi e persone e di restituirlo lavorando con le immagini e i suoni come si lavora la creta, il marmo o il legno, rispettando la materia, cercando di diventare tutt'uno con essa.

Spero di esserci riuscito».

Leandro attualmente si occupa di cinema del reale, ma a modo suo: «Non cerco mai di documentare qualcosa e basta. Né mi interessano le categorie. Per me è importante riuscire a combinare gli elementi presenti nella realtà – non solo quelli visibili - per giungere a qualcos'altro, e che questo “altro”, a sua volta, riesca ad arrivare al pubblico».

Per il film Triokala, Leandro nel 2015 scelse un piccolo angolo interno della Sicilia occidentale, il paesino di Caltabellotta, l’antica Triokala (le tre cose belle, dal greco). Qui ha ha scoperto un sapere intriso di magia, religione e superstizione. Vedendo Triokala si ha la sensazione che non tutto sia perduto.

Che sia ancora possibile leggere nei volti degli abitanti, nell'essenza e nella varietà dei rituali, le tracce di un sapere antico che scandisce, ancora oggi, il tempo ed il rapporto tra uomo e natura. “Ho scoperto che immergendosi nella vita di una piccola comunità – perché questo ho fatto – partecipi anche col cinema ad una esperienza sacra, perché innanzitutto umana.

Quello cinematografico è un settore lavorativo come tanti altri ma ha una sua componente sacra, per così dire, e che ha a che fare con il processo creativo e la necessaria presenza dell'altro. Attivare un processo creativo, significa avere un'idea e poi immergersi totalmente in essa, nella sua storia e nelle persone che vuoi raccontare, entrare all'interno delle loro case, condividerne lo spazio.

Vivere tanti mesi in un luogo, per coglierne l'essenza e restituirla in immagini, è un esperienza che ti cambia profondamente. Si creano delle relazioni con le persone e i luoghi, dei legami sinceri. Partecipi alla vita di una comunità a tal punto da diventarne parte tu stesso».

Piccole comunità siciliane alle quali Danilo Dolci, il sociologo attivista della non violenza, ha dedicato il suo impegno e lavoro, protagonista di un coraggioso impegno e di lotte nonviolente contro la mafia, la disoccupazione, l'analfabetismo e la fame, e con cui Leandro Picarella non poteva non fare i conti.

"Dio delle zecche: storia di Danilo Dolci in Sicilia" è stato il primo documentario del regista di Agrigento, in co-regia con Giovanni Rosa, realizzato nel 2014 durante il percorso al Centro Sperimentale di Cinematografia (Palermo).

È un film che racconta la figura, la storia, le opere di Danilo Dolci attraverso il viaggio che il figlio più giovane, En, percorre dalla Svezia, paese in cui è cresciuto, fino in Sicilia. "Un viaggio per luoghi e persone, ma soprattutto un viaggio attraverso il tempo, alla ricerca della memoria perduta di un intero paese. Una memoria non violenta", leggiamo nella sinossi del film.

«Con Dolci ho scoperto un altro volto della Sicilia e dei siciliani - aggiunge il regista -. Quella della miseria, della disperazione, ma anche del riscatto, della condivisione e della partecipazione.

Danilo Dolci ha conquistato il popolo siciliano per la sua straordinaria capacità di mettere insieme le persone per risolvere i problemi e non per parlarci sopra. Non tutti i siciliani, purtroppo, conoscono quello che ha fatto, i risultati che si sono raggiunti.

Una memoria fatta di lotte, di digiuni, di scioperi alla rovescia, più studiata e celebrata all'estero che non da noi in Sicilia», sottolinea Picarella.

Del 2018 è il cortometraggio Epicentro, presentato alla Settimana della Critica di Venezia.

Con Epicentro si racconta, con la commedia, la storia di un tentativo fallito: una troupe cinematografica arriva in un paese svuotato dal terremoto (Poggioreale, Tp) per realizzare un’opera incentrata sulla figura dello statista greco Pericle e sul suo “Epitaffio”, manifesto del concetto di democrazia.

Ma un destino burocratico ha deciso diversamente e la piazza dovrà essere difesa. Una storia sulla convivenza incivile, sul dominio dell’immagine e su un mucchio di rovine che diventando simbolo, rimangono rovine.

«In Sicilia puoi incontrare Danilo Dolci, ma purtroppo molto più spesso puoi imbatterti in personaggi ambigui e auto referenziali, che fanno retorica e nulla più, mettendosi di traverso rispetto ad ogni possibile cambiamento.

Così, per Epicentro, con il co sceneggiatore Roberto Mandracchia, abbiamo immaginato un attore che cerca di interpretare il discorso di Pericle, fallendo miseramente», afferma Leandro.

Un'indagine sui legami e i conflitti di un sapere antico, quella che vediamo in Epicentro. Un inciso sulla pelle viva del paesaggio siciliano, come le rovine di Poggioreale, devastata dal terremoto.

«Abbiamo scelto quello scenario perché quelle rovine di un passato recente, come quelle ancora più antiche della Valle dei Templi, sono specchio di valori eterni e Epicentro nasce da una riflessione sulla democrazia e sull’eterno conflitto che la anima», conclude il filmmaker agrigentino.

Leandro attraverserà fra qualche giorno quel mare che ama e che osserva da casa per raggiungere Linosa, dove ha trascorso l'inverno e dove sta scrivendo una nuova opera cinematografica con la società di produzione siciliana Qoomoon, che ha fondato con Luca Scarabelli e Andrea José Di Pasquale nel 2017.

«Un'altra piccola comunità, una famiglia di quattrocento persone nel cuore del Mediterraneo».

Leandro Picarella vive e lavora tra la Sicilia e Roma. Nel 2015 con Triokala, suo primo lungometraggio, ottiene riconoscimenti in numerosi festival in Italia e all’estero.

Adesso con Divinazioni prosegue la sua indagine su un meridione in bilico tra passato e contemporaneità. Un’opera già apprezzata dai Giornalisti Cinematografici Italiani e che adesso attende il responso del pubblico.
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