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Una casa di preghiera per tutti i popoli: alla scoperta della terza Missione di Biagio Conte

Nei pressi della Stazione centrale di Palermo, via Decollati 29, si trova la seconda comunità maschile della Missione Speranza e Carità voluta dal missionario Biagio Conte

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 26 ottobre 2019

Biagio Conte

Ogni volta che percorrevo rapidamente in auto via Decollati 29 (nei pressi della stazione centrale di Palermo), con la coda dell'occhio cercavo di insinuare lo sguardo all'interno di un grande cancello.

E così, grazie alle visite aperte al pubblico per "Le vie dei tesori", ho finalmente avuto l'opportunità di visitare la Cittadella del Povero e della Speranza, struttura fortemente voluta dal missionario laico Biagio Conte, che per circa 40 anni è stata una caserma dell'aeronautica militare abbandonata.

Si tratta della seconda comunità maschile della Missione Speranza e Carità nata per far fronte alla richiesta di aiuto di centinaia di profughi provenienti dall’Africa e dall’Asia, che oggi accoglie circa 700 migranti, tutti maggiorenni e di sesso maschile, in 7 diversi dormitori.

La storia di Biagio Conte che, catturato dalla grazia divina come un novello San Francesco decise di abbandonare la vita agiata e dedicarsi interamente ai più poveri e derelitti, la conosciamo un pò tutti.

Ed i frutti delle sue preghiere e delle sue fatiche possiamo riscontrarli nella realizzazione delle sue strutture, compresa quella femminile per donne in difficoltà (sole o con bambini al seguito).

Entrando mi accoglie Angelo Pullara, uno dei volontari della Missione, accompagnandomi nel percorso verso il punto focale della struttura: la Casa di Preghiera per Tutti i Popoli.

In un pomeriggio assolato, tra i gatti che vagano in libertà o sonnecchiano tranquillamente, il mio cammino leggermente in salita sul viale alberato che conduce alla Casa di Preghiera mi sembra un piccolo pellegrinaggio. In quel silenzio rotto soltanto dal cinguettare degli uccellini non sembra affatto di essere ad un passo dal traffico caotico cittadino.

Eppure siamo all'interno di quella che fu la sede di una caserma aeronautica poi abbandonata, che era sicuramente avvolta da altri tipi di suono. Vi esistono anche attualmente delle costruzioni di quell'epoca, ancora da ristrutturare per essere trasformate ed adibite alle esigenze della comunità. In una di esse si legge tuttora, seppur a malapena, una scritta dell'era fascista: "Tireremo dritto".

È incredibile come la prova ancor oggi esistente di quella che fu una filosofia basata sulla diversità delle razze adesso sia divenuta la testimonianza della loro eguaglianza. Il grande striscione che diede il benvenuto a Papa Francesco il 15 settembre 2018 è ancora lì, ben spiegato.

A destra, di fronte agli edifici militari sventrati, una ventina di operai palermitani disoccupati o disagiati lavorano alacremente, grazie alle donazioni ricevute, su un altro di questi fabbricati per realizzare un luogo di accoglienza per ammalati e disabili. Si intitolerà "Casa della Sofferenza e della Speranza" ed è dedicata ad Aldo Naro (il giovane medico ucciso nel 2015 nella discoteca Goa qui a Palermo).

Alla commossa posa della prima pietra hanno presenziato i genitori del ragazzo assassinato. Nello spazio centrale fra queste costruzioni, una grande statua in gesso del Beato Padre Pino Puglisi che abbraccia due ragazzi (ad opera dell'artista Rosario Vullo) è il chiaro segnale dell'essenza di questo luogo: l'accoglienza.

E quindi la chiesa, la Casa di Preghiera; non dedicata a un santo o alla Madonna ma a "Tutti i Popoli"; perché qui indistintamente pregano coloro che professano qualsiasi religione. Sotto le sue arcate, in un angolo, delle stuoie e degli abiti distesi sul pavimento dai musulmani, pronti per essere utilizzati per inginocchiarsi nel momento della preghiera.

E, sempre sulla pavimentazione, i simboli delle tre grandi religioni monoteiste: l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam. Devo dire che le chiese di stampo moderno non mi attraggono molto, ma la Casa di Preghiera per Tutti i Popoli è davvero bella ed affascinante. Realizzata tramite delle donazioni di benefattori, fu ritrovata in pessime condizioni; era crollato perfino il tetto. Ma adesso i suoi grandi spazi risultano luminosi ed accoglienti.

Ogni sua piccola parte è stata creata con materiali ricevuti in regalo (come le finestre poste in alto dalle vetrate rappresentanti le Opere di Misericordia) e con la prestazione d'opera gratuita di molti volontari.

Alcuni di essi veri e propri artisti, tanto che si possono ammirare gli otto dipinti che raccontano la vita di Gesù ad opera di Bekir, un tunisino musulmano che abitava nella Missione. Oppure le Stazioni della Via Crucis, scolpite su tavole di legno dal ghanese Nanà. E addirittura i mosaici, creati dai ragazzi di Comiso affetti da autismo o dalla sindrome di Down.

Il pavimento marmoreo disegna un'immensa Croce al cui capo iniziale una teca in vetro interrata non è altro che la Fonte Battesimale che riporta i nomi dei Vizi Capitali per arrivare alle Virtù Cardinali con il simbolo del pesce, che indica Gesù nella trasposizione del suo acronimo greco. Dall'altro capo, sovrasta l'altare il grande mosaico rappresentante l'ospitalità di Abramo con un versetto biblico: "La Sapienza si è costruita la sua casa. Ha intagliato le sue sette colonne".

Anche la tavola dell'altare è una sorpresa, essendo poggiata su due pesantissime macine rinvenute in questo luogo abbandonato e dalle cui parti di scarto sono state ricavate le acquasantiere.

Fra di esse una Croce custodisce le reliquie di San Francesco, di Santa Chiara, di Madre Teresa di Calcutta, di Santa Bakita, del Beato Zeffirino e del Beato Pino Puglisi. Annesso alla Casa di Preghiera ecco il refettorio e, accanto, in un vialetto si apre un piccolo giardino che accoglie una fontana la cui sagoma forma la Sicilia ed al cui centro si trova una statua di S. Antonio da Padova.

È la zona dei laboratori: il forno, la falegnameria, la carpenteria, la lavanderia e la cucina. Mentre, un pò più distaccati, i padiglioni dei dormitori.

Non voglio aggiungere altro, perché mi piacerebbe che i visitatori scoprissero da soli quanto la scintilla dell'amore per il prossimo che nacque nel cuore di fratel Biagio sia diventata contagiosa e capace di generare simili straordinarie realtà, con l'aiuto costante dei volontari, degli accolti, dei benefattori e di figure religiose di spessore come padre Pino Vitrano, ammirevole responsabile della Missione. Un'esperienza indimenticabile che lascerà sicuramente un segno nell'anima di ogni uomo di Buona Volontà.

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