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Una storia dell'altro mondo: Moustafa ora ha un nuova (e bella) vita ad Agrigento

Il racconto di un viaggio della speranza, con le sue paure e le speranze, racchiuse nell'animo di un ragazzo oggi ventenne che ha ricominciato a vivere nella Valle dei Templi

Beniamino Biondi
Scrittore e critico cinematografico
  • 20 marzo 2020

Mustafa da Agrigento

Mustafa ha vent’anni e vive ad Agrigento dal 2017. Partito dal Gambia ancora minorenne racconta il suo recente viaggio speso a cercare un futuro. Questa è una bella storia. Un deserto di notte, oasi al mattino. Adesso sta bene, sorride felice coi piedi ben piantati per terra e la consapevolezza che l’assurdo è passato e che tutto sarà meglio di prima. È così che racconta di sé.

Il viaggio di necessità iniziato con una rocambolesca corsa in auto verso il Senegal. Dal Senegal, Mustafa e i suoi compagni di viaggio si spostano prima a Bamako, in Mali, per poi passare da Ouagadougou in Burkina Faso e raggiungere il Niger. Hanno una macchina piccola, una di quelle autovetture che qui sarebbe allocata allo sfascio. Loro ci salgono, si affidano all’unico che si dichiara munito di patente di guida. E se la polizia dovesse fermarli potranno abbandonare la macchina e nascondersi nella foresta. La considerano il mezzo, l’unico strumento per allontanarsi.



È così che si fa: partire senza pensarci troppo, senza guardarsi indietro. Un cartoccio di soldi in tasca, quelli giusti per il viaggio, una foto di famiglia, gli indumenti che li coprono e un giubbotto, una giacca a vento perché il viaggio sarà lungo e il freddo si sentirà. Queste le notizie dal sentito dire, nelle voci di quelli che il mare non ha strappato alla vita. Lettere recapitate nei villaggi ai familiari di amici; memorie di riscatto, storie di altre possibilità di vita. Ecco l’antifona della salvezza. Il Niger, quel subito prima, di poco appresso La Libia: tutto deve ancora avvenire.

A bordo di un barcone inizia il viaggio. È notte e il cielo è scurissimo, istruzioni impetuose urlate ad altissima voce tutti sul natante, nessun giubbotto salvagente: sono stipati, si parte. Non ci sono organizzatori, un uomo qualunque fra loro reggerà il timone. Dei libici da terra coordinano la salita a bordo.

Le donne stanno al centro e hanno in braccio i loro bambini. È un viaggio senza imprevisti: o si arriva o si muore. I piccoli pagano metà del biglietto a patto che stiano sulle gambe delle loro madri così da occupare meno spazio. Gli uomini ai lati, spartiti tra destra e sinistra per equilibrare il natante. Tutti fermi si procede alla conta: sono 150, almeno così ha sentito Mustafa.

Si parte. Nessuno di loro ha confidenza con l’acqua e il nostro amico ci racconta di non saper nuotare. Alza gli occhi al cielo che si è fatto muto, i lamenti dei migranti a bordo come litanie di una preghiera. Ben presto il ricordo dell’aria sapida di un tempo trascorso. Ed è giorno, ci siamo quasi. I suoi compagni cantano.

Il viaggio è finito bene per tutti, sono sbarcati a riva. Mustafa scende dalla barca con i piedi ben piantati per terra. Si trova a Pozzallo e è subito accolto in un centro di accoglienza. Racconta che la sua nuova casa ha già il sapore di una nuova vita. Pensa alla madre e al fratello, unici parenti superstiti in Gambia, ringrazia il suo Dio per la luce del sole e per quei vestiti nuovi. Vede le strade illuminate, felice di essere vivo.

Mustafa ci ha raccontato tutto questo, con la timida commozione dei suoi pochi gesti, ma la sua storia non è ancora finita. Essa si dipana da Pozzallo a una piccola comunità di Santa Elisabetta. Poi la sua nuova residenza ad Agrigento in una piccola casa affittata nel centro storico e divisa con un connazionale.

Oggi lavora. È il ragazzo di bottega di una rinomata pasticceria del centro, famosa per i cannoli, le granite di limone e i panetti di latte di mandorla. Il bello è che Mustafa è fratello di quella famiglia e siede a tavola con loro durante i momenti di festa. Anche nell’ultimo Natale non è stato da solo ma ha partecipato al banchetto familiare, con addosso il vestito della domenica e la gratitudine silenziosa del privilegio di essere vivi.

«Anch’io sono di questa città – ci racconta Mustafa -, conosco tutti nel centro storico e tutti mi conoscono. Sento la comunità e mi sento amato. Ricordo mia madre e i cinque anni che ci separano e adesso desidero un viaggio al contrario, una speranza di ritorno. Oggi posso tornarci in Gambia, ho un lavoro regolare e mando dei soldi alla mia famiglia. Un giorno avrò pure una fidanzata.»

Buona vita fratello, e se dovessi tornare alle tue origini, una volta giunto a casa, ricordati di noi e mandaci se puoi una cartolina. Usa pure l’indirizzo della pasticceria, 92100 Agrigento.
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