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Vietato bussare con le mani: carnevale è la festa delle "guantiere" di dolci da offrire

Carnevale è uno dei momenti migliori per dare il meglio di noi con alcune leccornie tipiche del periodo che mettono a dura prova la nostra dieta e zuccherano la Sicilia

Laura Napoli
Biologo nutrizionista
  • 26 febbraio 2020

Un vassoio di chiacchiere (foto Wikipedia)

La parola carnevale deriva dal latino, carnem levare, e significa letteralmente eliminare la carne. Il carnevale è infatti il periodo che precede la Quaresima, giorni in cui si è soliti fare un periodo di astinenza dalla carne.

Non a caso, dovendo affrontare questi lunghi giorni, il carnevale rappresenta il periodo di allegria e spensieratezza prima delle restrizioni alimentari e della meditazione sacra.

Ma noi siciliani non ci lasciamo abbattere e, come sempre, davanti alle difficoltà, troviamo una soluzione: in questo caso, ci tuffiamo a capofitto sui dolci e carnevale è uno dei momenti migliori per dare il meglio di noi con alcune leccornie tipiche del periodo che mettono a dura prova la nostra dieta.

Prime tra tutte le Chiacchere, il dolce di carnevale per eccellenza preparato in tutta Italia. La ricetta originale prevede farina, zucchero, burro, uova, grappa e lievito ma durante gli anni si sono diffuse tantissime ricette, da quelle “dietetiche” fatte al forno a quelle per vegani senza burro e uova. Non mancano in ogni caso quelle ripiene di crema per gente che “chisenefregadelladieta”.



La Pignoccata (o Mpagnuccata siciliana) è un dolce di origine modicane ma che è diventato col tempo abbastanza diffuso e amato nel palermitano, tanto da essere preparato non solo a carnevale ma anche nel periodo natalizio.

Si tratta di gnocchetti di farina, miele, uova, olio, zucchero e cannella rigorosamente fritti per renderli croccanti fuori e morbidi all’interno. Vengono assemblati insieme a formare una pigna e cosparsi di miele e zuccherini (tanto per non farci mancare nulla). Nel messinese, gli gnocchetti fritti vengono, per i più golosi, cosparsi per metà con glassa al cioccolato e per metà con glassa al limone.

Continuando con i dolci “fritti fritti fritti” (cit.) non posso non citare le Sfinci di carnevale, delle soffici palline di pasta lievitata (acqua, farina e lievito) fritte in olio bollente e cosparse di zucchero semolato.

Il mio preferito però, rimane uno, la Testa di turco tipica del territorio Madonita di Castelbuono. Secondo i miti popolari venne chiamato così per celebrale la sconfitta degli Arabi da parte dei Normanni. È un dolce al cucchiaio composto da strati di sfoglie sottili fritte intervallate da un crema di latte e cannella.

Non importa quale vi piaccia, l’importante è che, ovunque andiate ospiti a cena o pranzo, che sia Carnevale o meno, bussiate sempre con i piedi.

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