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Ville, chiese e palazzi negli scatti fotografici di Carlo Arancio: la Sicilia (nascosta) e decadente

Carlo Arancio è un catanese prossimo alla laurea in Architettura, si nutre di questa "bellezza nascosta" che cerca di scovare con il suo progetto "Sicily in Decay". Alcuni dei suoi scatti

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 5 marzo 2021

La Sicilia, da un angolo all’altro, custodisce tesori architettonici che, seppur fatiscenti, nel silenzio e nell’oblio del tempo, conservano la storia più profonda di una cultura.

Carlo Arancio, un catanese prossimo alla laurea in Architettura, si nutre di questa "bellezza nascosta" che cerca di scovare continuamente e che ha dato vita al progetto Sicily in Decay (Sicilia in decadenza).

Si tratta di una collezione, potremmo dire, di scatti fotografici (in continuo aggiornamento) che raccolgono frammenti di una realtà che oggi esiste solo in parte ma che continua a mantenere un fascino eccezionale, per tanti motivi.

Basta scorrere le immagini dei profili social legati al progetto, da Facebook a Instagram, per rendersi conto di come, senza neanche essere un fotografo professionista, Carlo Arancio abbia raccolto, negli anni, un materiale unico.

«La prima volta che sono entrato in una villa abbandonata - ci ha detto Carlo - avevo sedici anni e rimasi molto colpito da quella visione. Ritornai più volte in quella stessa villa e ogni volta scorgevo qualcosa di diverso, un dettaglio o anche una parte che prima c’era e poi era stata cancellata dal tempo.



In questa villa, ad esempio, quando la scoprii vi erano ben 33 stanze affrescate, oggi ne rimangono in piedi solo 13, le più salde».

Carlo Arancio non ci ha detto il nome di questa villa e, per decisione ponderata, non svela mai i luoghi in cui realizza i suoi scatti.

Che siano chiese, case o ville, insomma testimonianze di architettura a vario titolo - soprattutto esempi che sono ben distanti dalla dimensione odierna - l’unica cosa che cambia è l’atmosfera che si può riscontrare e la conseguente risonanza emotiva che si riceve.

«Dalla mia prima visita, negli anni, è sorto in me una specie di tarlo che mi continuava a dire che avrei dovuto fare qualcosa per testimoniare e, a mio modo, salvaguardare tanta bellezza ferma nel tempo.

Fu così che cominciai a fotografare, prima con il cellulare e poi con una reflex, pur non avendo all’inizio nessun rudimento sull’arte della fotografia, che è il mezzo migliore per raccontare questa realtà.

La Sicilia è piena di questi luoghi e la mia missione è quella di farne un racconto, attraverso le sue pieghe più profonde e nascoste, come se fosse un unico luogo formato da ogni singolo edificio.

Il mio obiettivo è far vedere a tutti questa bellezza, che è la storia della nostra terra, e salvaguardarla, del resto se questi siti si mantengono è perché sono pressoché sconosciuti ai più».

Arancio, infatti, non da alcuna indicazione per raggiungere questi posti per scoprirli di persona ma per un motivo ben preciso che spesso non viene compreso, da tutti, fino in fondo ci ha detto.

«Io pubblico i miei scatti sui social, un bacino di utenti diversificato dove non tutti agiscono per curiosità e per il bene; non potrei mai accettare che rivelando un luogo qualcuno potesse, in qualche modo, deturparlo o danneggiarlo.

Non esiste un “luogo di nessuno”, ogni casa o villa è stata la dimensione privata di essere umani e come tale va assolutamente tutelata.

Quella che svolgo io può essere una pratica facilmente emulata, io mi auguro che il mio lavoro contribuisca a far nascere una maggiore consapevolezza verso queste testimonianze di architettura di pregio che raccontano un modo di costruire e di vivere lontano dall’oggi».

Gli scatti realizzati sono solo la punta dell’iceberg di un lavoro minuzioso di ricerca dei luoghi.

Negli anni (negli ultimi sei Carlo ha lavorato con maggiore assiduità) il futuro architetto ha distinto tra luoghi fotografati (al momento ne conta circa 500), luoghi dove non c’è nulla e luoghi dove non è possibile accedere per diversi motivi.

Sommandoli tutti il risultato giunge, al momento, a circa 1.500 siti individuati che, secondo Carlo, sono solo una piccola testimonianza della realtà ancora da scoprire.

«È un lavoro che secondo me non finirà mai. La Sicilia è piena di posti del genere e adesso anche grandi fotografi di fama internazionale mi contattano per avere informazioni su questi luoghi che evidentemente custodiscono una bellezza particolare non solo per me.

Ogni volta che entro in un posto è diversa la sensazione. Se si tratta di una casa che ancora mantiene arredi e oggetti personali sembra quasi di essere stati invitati e ci si muove con maggiore discrezione.

Può capitare, invece, di entrare in una villa vuota e lì e solo l’architettura che “ti parla”, ma può capitare anche di scovare una chiesa abbandonata dove vicino all’altare è spuntato un albero e allora vedi materializzato sotto i tuoi occhi il senso del sublime che incontra la monumentalità e ti rendi conto di come l’uomo si possa dissolvere, lasciando dietro di sé testimonianze che vanno oltre».

La passione di Carlo Arancio si percepisce in un attimo e c’è da scommettere che la sua ricerca non solo non si interromperà ma darà presto altri frutti.

«Mi piacerebbe, sempre nell’ottica di condividere questa bellezza, realizzare presto un catalogo che raccolga questi primi scatti che testimoniano, in fondo, la nostra identità siciliana che è difficile da cogliere pienamente da chiunque non sia nato qui».
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