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"Vorrei che tutto fosse vero come Ballarò": Davide Shorty e il suo inno all'autenticità

Un video tra le bancarelle e una canzone che è un simbolo come il quartiere che racconta, fatto di miseria e integrazione, tolleranza e violenza, un luogo vivo, vero

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 12 aprile 2019

"Vorrei che tutto fosse vero come Ballarò", sono versi scritti di getto che partono dall'anima e arrivano al cuore di chi li ascolta. Davide Shorty è tornato in Sicilia, a Palermo (sua città natale), dopo una lunga assenza e mentre era in volo da Roma verso la sua terra ha scritto di getto una canzone pensando ad uno dei quartieri più veri e autentici del centro storico: Ballarò.

«È uno di quei posti che non si nasconde, - dice Davide - anzi ti sbatte in faccia quello che è, è onesto, autentico come la vita ma spesso la gente non è pronta alla verità fuori dalle narrazioni».

È andato a girare il video tra il mercato e le piazze appena sceso dall'aereo «È successo tutto in maniera fluida senza intoppi - racconta il cantante - come se l'universo volesse che questa cosa succedesse. Ballarò ha il mercato, la diversità, la street art, un meltin pot fortissimo ma così naturale. C'è uno spirito di unione commovente qui, è una comunità tollerante malgrado ogni difficoltà. L'integrazione che c'è qui è un esempio per l'Italia intera».

Così durante la sua permanenza in città girerà anche un video in sostegno di Intersos per una campagna pubblicitaria per promuovere un'Europa senza muri.

«Di questi tempi non basta più solo prestare attenzione ai tanti problemi che viviamo - aggiunge - bisogna fare qualcosa altrimenti le cose non cambiano. E se non lo diciamo noi che abbiamo imparato ad avere una voce non lo farà nessuno, è quasi un dovere che viene dal cuore come quello che ha un figlio verso la propria madre».

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