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Yousif, un iracheno in Sicilia (da 40 anni): Vi spiego perché amare Palermo è un obbligo

Il narratore Yousif Latif Jaralla, iracheno di nascita, vive e respira Palermo da quasi 40 anni, dopo esservi arrivato quasi per caso. Vi raccontiamo la sua storia e il legame con la città

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 19 maggio 2021

Yousif Latif Jaralla

«Sono convinto che sono i luoghi a sceglierci ed è stato così che sono arrivato a Palermo».

Il narratore Yousif Latif Jaralla, iracheno di nascita, vive e respira Palermo da quasi quarant’anni, dopo esservi arrivato quasi per caso.

«Dopo aver concluso gli studi dell’Accademia di Belle Arti a Roma - ci ha detto Yousif - mi sono spostato in alcune città, da Siena a Ravenna. Stavo per lasciare l’Italia quando, per caso, arrivai a Palermo. Dico per caso ma penso che sia altro a condurci in qualche parte nel mondo.

Dopo molti anni che sono qui posso dire che amare Palermo è un obbligo, la mia venuta in Sicilia fa parte del mio destino, qui sono nati i miei figli, credo che un legame di sangue più forte con un luogo non possa esserci».

Yousif Latif Jaralla è un teatrante che ha deciso di approfondire l'arte del racconto, mettendo da parte la pittura.

«Sono cresciuto in una famiglia che viveva da dentro il teatro, da piccolo vedevo sempre degli spettacoli e di certo ne sono stato influenzato. Dopo l’Accademia a Roma ho capito che avrei dovuto decidere quale strada seguire e ho scelto il teatro.



Ieri come oggi essere un artista a Palermo, ma anche in Italia mi sento di dire, non è facile. Quando sono arrivato eravamo una ventina gli artisti stranieri e nel tempo sono rimasto solo io.

Non c’è mai stato un progetto culturale preciso promosso dalla classe dirigente della città o della Sicilia, c’è una cerchia dove è difficile entrare, ancor di più se si è straniero, ma non per discriminazione. Questo accade anche oggi, e fa male vedere che nulla da questo punto di vista sia cambiato».

In città Yousif è molto conosciuto e apprezzato: a lui basta la voce e uno strumento per ricreare, attraverso un racconto, un'atmosfera fuori dal tempo e dal luogo in cui si trova.

«Gli inizi non sono stati facili - ci ha detto - Ho girato praticamente tutti i teatri a Palermo ma all’inizio raccontavo le mie storie nei pub. Mi ricordo le serate allo Sharazade in via Venezia, il giovedì era il mio giorno. Non era facile interrompere la musica e mettersi a parlare ma è un ricordo che porto nel cuore».

Fuori dai canali istituzionali, l’arte di Yousif Latif Jaralla è comunque penetrata nella città, spinta dalla passione e da una spiritualità unica che questo narratore diffonde ogni volta che lo si ascolta.

«Ho lavorato per circa sei anni nelle scuole della città, realizzando laboratori di narrazione, corsi di aggiornamento per gli insegnanti, corsi di interculturalità e anche tanti spettacoli. Non mi sono mai arreso davanti alle difficoltà e nel coltivare la mia passione».

Da subito Yousif si è sentito a casa a Palermo e, come tutti coloro che la amano visceralmente, vorrebbe contribuire alla sua crescita soprattutto culturale.

«La vita a Palermo è molto simile a quella nel mio paese d’origine, per questo mi sento a casa. Qui si vive ogni giorno professando profondi valori umani, anche nelle cose semplici. Se la mia vicina non mi vede per due giorni chiama, preoccupata, i miei figli. Sembra banale ma non lo è, qui nessuno è invisibile per il prossimo.

Mi piacerebbe che si individuassero luoghi di narrazione in città, come era un tempo, come mi hanno raccontato i vecchi cuntisti palermitani. Una volta c’erano questi punti di raduno dove, con assiduità e periodicità, i narratori mettevano insieme persone con la forza delle parole.

È importante che questa antica cultura, propria della città, venga recuperata. La Sicilia è stata ed è crocevia di popoli, posizionata al centro del Mediterraneo, culla di culture e genti. Tutto questo va rivalutato e valorizzato».

Ascoltare Yousif da la misura di come questa terra sia capace non solo di accogliere lo straniero, che non è diverso, ma di inglobarlo come figlio.

«Questa città mi è entrata nella carne, nel sangue, è parte di me. Ci sono tante Palermo, una diversa dall’altra in ogni angolo. Ma questa diversità è un privilegio, una caratteristica che la rende dinamica e sempre viva.

L’idea dello stantio o della morte non esiste in questa cultura, anche se le hanno affibbiato questa etichetta.

Se hai il privilegio di vivere nel posto che ti ha chiamato, e che tu hai scelto, tutto è facile e a portata di mano, gli attriti scompaiono.

Il ritmo di vita qui, come nei paesi arabi, è molto lento e per ciò molto umano; quando parto non vedo l’ora di ritornare. Per vivere una vita pienamente sono necessari tanti aspetti che qui, a Palermo, io ho trovato».
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