ARTE CONTEMPORANEA

HomeMagazineLifestyle

Zen, Libertà ma anche Vucciria e Ballarò: i quartieri di Palermo diventano opere d'arte

Dopo le t-shirt d’artista il Laboratorio Saccardi, collettivo di artisti palermitani, lancia un nuovo provocatorio progetto fatto di opere d’arte uniche e indossabili

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 26 luglio 2019

Avete presente il logo “I love New York”? Sì, quello formato dalla lettera maiuscola “I” seguita da un cuore rosso e dalle lettere “NY”, sigla di New York. Fu realizzato da uno dei più grandi designer del mondo, Milton Glaser, nel 1977, per promuovere il turismo della metropoli statunitense.

Con la sua essenzialità e universalità, divenne il logo più famoso associato a una città. Riprodotto su un’infinità di gadget e capi di abbigliamento e copiato da moltissime altre città, per Glaser era una dichiarazione d’amore a New York e una sorta di giuramento che teneva insieme le persone.

È proprio a questo che in qualche modo rimanda la nuova opera d’arte indossabile e provocatoria del Laboratorio Saccardi, collettivo artistico di Palermo da sempre impegnato in un percorso di rinnovamento dell’arte popolare, fondato nel 2002 e oggi composto da Marco Leone Barone e Vincenzo Profeta.

Quantomeno lo richiama nell’obiettivo, di certo non nella tecnica. Un progetto glocal, lo definiscono gli stessi artisti per via di questo riferimento internazionale, e patriottico, perché l’intento è quello di recuperare le radici, di creare un legame sentimentale e intimo con la propria terra, con la propria casa.

Solo che nel caso dell’azione artistica del Laboratorio Saccardi a campeggiare su maglie rosa, rigorosamente a pennarello nero – la scelta dei colori del Palermo Calcio non è certo casuale - sono le scritte dei quartieri della città.

Anche perché in una stagione in cui i capi di abbigliamento più trendy, lanciati dagli ambienti pieni di glamour della politica, sono felpe e magliette con le scritte in caps lock di nazioni, regioni o città, «Se proprio dovete esibire la vostra presunta identità, prima ancora di Italia, Toscana, Sicilia e felpe di città, c'è il quartiere allora», dice Michele Spallino, che delle maglie è co-produttore e le vende nella sua bottega, la galleria e conceptstore “PUTIA art gallery” a Castelbuono e nello store online.

Del resto, dice Vincenzo Profeta, «Indossare un generico Palermo sarebbe troppo poco: il legame sentimentale diventa forte se si scende a un livello più intimo». E a Palermo il quartiere è intimo molto più che altrove. L’immagine dei bambini che fanno il bagno nella fontana di piazza Garraffello ne è l’emblema (leggi qui se non sai di che parliamo, nel vale la pena).

E così, dopo le t-shirt d’artista dello scorso anno, su cui alle porte di Manifesta leggevamo “Artista fallito” o “La street art fa schifo” per contestare un mondo dell’arte scadente e noioso, ora con le scritte “Zen”, “Libertà”, “Vucciria”, “Cuba”, “ Settecannoli” o “Zisa”, quartieri, mercati o addirittura precise vie di Palermo, il Laboratorio Saccardi torna a dedicarsi al suo amore per le magliette e il pennarello.

Un amore che si ispira alle maglie disegnate a mano e indossate da artisti e rockstar, come quella, con la rana che chiedeva “Hi, How Are You?”, che Daniel Johnston, outsider e leggenda dell’indie rock adorato da Tom Waits e Kurt Cobain, disegnò per quest’ultimo e che Cobain indossò agli Mtv Awards del 1992.

E che rimanda alle maglie di protesta degli anni Settanta, quando gli slogan a pennarello erano usati, per esempio dalle femministe, come modo potente e immediato di far sentire la propria voce.

Con la tecnica scelta, ancora una volta, i due artisti palermitani si scagliano contro il contemporaneo mondo dell’arte sempre più industrializzato e contro la serigrafia, colpevole di avere appiattito ogni cosa, di aver reso, con la riproduzione infinita, tutto uguale e senza anima. «Il segno scritto a mano invece – dice Profeta - ha le sue emozioni, le sue incertezze. La pressione sanguigna, il grado di nervosismo dei nervi e dei tendini modificano il segno, lo rendono umano e sempre originale e irripetibile».

Opere d’arte trasversali – nonostante i due artisti continuino a intenderle solo come gadget - e dell’enorme potenza comunicativa, le maglie, ovviamente manco a dirlo, sono un prodotto unico, vengono realizzate su ordinazione e sono assolutamente personalizzabili con la dichiarazione d’amore al proprio territorio.

Le foto per il web sono di Veronica Marchese. I modelli sono Ibrahim Bha (Ballarò), Eletta Del Castillo (Vucciria) e Chiara Pitti (Zen).

ALTRE GALLERY