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Il matrimonio americano tra le campagne dimenticate di Sicilia: la bellezza ha vinto

Due newyorchesi scelgono di sposarsi tra monti Sicani: è una storia che inorgoglirà voi, spero quanto ha inorgoglito, da siciliano, me e che parla di promesse mantenute

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 31 agosto 2018

Una foto del matrimonio

È la Sicilia che può farcela. E può farcela promettendo e garantendo ciò che ha e che nessuno, per il momento, è ancora riuscito a toglierle: la sua magia, la sua lentezza, la sua bellezza.

La storia, in due parole, è quella che avviene ogni giorno migliaia di volte nel mondo. Quella di un matrimonio.

Il matrimonio di due newyorchesi di mezza età, che, dopo avere frequentato e visitato varie volte la Sicilia, hanno deciso di celebrare qui le loro nozze.

L’episodio ha varie eccezionalità, si tratta di un matrimonio con oltre 120 invitati, dagli Stati Uniti, Israele, Australia.

Il luogo scelto non è nessuna delle località celebrate a cui potreste pensare immaginando un evento per l’alta borghesia newyorchese: Taormina, Cefalù, Siracusa. Il luogo scelto è nell’entroterra del palermitano: nel parco dei Monti Sicani, a Bisacquino.

I Monti Sicani - lo scrivo in favore di chi non li conoscesse - sono luoghi nei quali incredibilmente il paesaggio rurale è ancora integro, il territorio ha una quantità di luoghi spettacolari che sarebbe impossibile elencare interamente e nei quali è ancora vivo il gusto di sapori antichi altrove perduti per sempre.

Ma soprattutto, è il posto della lentezza e della riflessione. Così rara e così importante.

L’area è in flessione demografica, i giovani vanno via, gli asili chiudono. Resta una bellezza che sembrerebbe non essere abbastanza.

La scelta di celebrare questo matrimonio in questi luoghi offre, a mio avviso, l’occasione per riflettere quanto questa bellezza sia invece tanto. A comprenderla e a saperla rendere fruibile agli altri.

Non voglio neanche fare un po’ di conti di quanto possa valere un indotto di 120 persone che spendono, per diversi giorni, nell’entroterra, decidendo anche di girare altre parti della Sicilia, né voglio provare a quotare quanto possa valere in termini di marketing la narrazione che queste persone faranno, una volta tornate a casa, e ancora le foto condivise su decine di profili per raccontare l’emozione dell’esperienza vissuta.

Il dato più significativo è il cambio di prospettiva che questa vicenda offre. Una terra, che noi vediamo desolata al punto da essere sempre più abbandonata, ha un immenso potenziale, non a valle di investimenti futuri, ma adesso, semplicemente così come è. A comprenderlo e a saperlo cogliere.

Una incredibile metafora per la nostra terra. Credo che la Sicilia abbia ancora una speranza. Ed è, come è giusto che sia, custodita nelle campagne dimenticate, nella fatica di coltivare ulivo e vite, e, così facendo, mantenere quel paesaggio così prezioso e unico: il nostro cuore antico.

Per una volta non voglio scrivere quello che dovremmo fare per una Sicilia migliore, sono contento di scrivere quello che il mio amico Francesco ha fatto: "azioni non parole, per le quali gli sono, per la mia terra, veramente grato".

Per maggiori dettagli su questa storia e le altre foto, ecco il post di Francesco Tulone.

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