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Palermo a luglio è nel segno del Festino: cosa devi sapere se sei in città in vacanza

Il festino di Santa Rosalia si avvicina ed ecco risvegliarsi tutti i e cinque i nostri sensi: non so che darei per essere una turista e trovarmi a Palermo la sera del 14 luglio

  • 8 luglio 2019

Il carro trionfale di Santa Rosalia mentre passa dai Quattro Canti

Il festino di Santa Rosalia – "Rusulia" per gli amici – è uno dei giorni più importanti dell’anno per ogni palermitano che si rispetti, al di là di ogni credo religioso.

Santa Rosalia ha liberato Palermo dalla peste nel 1625, o almeno così si narra, ed è per questo che i palermitani gli saranno per sempre grati e fedeli e la festeggeranno per il resto della loro vita. In che modo? Ovviamente rispettando le tradizioni.

Non so che darei per essere una turista e trovarmi inaspettatamente a Palermo la sera del 14 luglio (se non ti importa del Festino ecco una lista di cose alternative che puoi fare a Palermo in questi giorni).

Ma bando alle ciance. Pensando al tanto atteso festino di Santa Rosalia, immediatamente in me si risvegliano tutti i sensi: udito, tatto, vista, olfatto e – soprattutto – gusto.

Ho provato ad analizzare tutti i sensi separatamente, ma non ci sono riuscita. È tale e tanta la miscellanea di suoni, odori, gusti e profumi che si intrecciano tra loro che un’analisi separata risulta impossibile, conseguentemente li racconterò così, come vengono, lasciando a voi la percezione sensoriale.

Immediatamente sento il brusio della gente già in lontananza, nel tardo pomeriggio, mentre mi avvio per le strade del centro storico.

Lì, proprio vicino alla Cattedrale, una folla di palermitani – e di turisti inconsapevoli - inizia ad agitarsi tra le strade del centro. Uomini, donne e bambini sono tutti in festa per celebrare la Santa. Chiacchiericcio intenso, bancarelle stracolme di dolciumi e delizie, bambini sopra le spalle dei propri papà.

Mentre sei lì in mezzo alla folla ti volti e vedi sicuramente qualcuno che con il tipico "coppo" sgranocchia lo “"scaccio" (tipica frutta secca composta principalmente da "calia e semenza": ceci e semi di zucca).

Che sia tu a mangiarlo o altri a farlo quel suono croccante rimane impresso nella mente, insieme alla scia di scorce, le bucce, come se i palermitani fossero tanti Pollicino per le vie del Cassaro.

E mentre ti dimeni tra la gente, sudaticcia il più delle volte per via della tipica calura (caldo) del mese di luglio, (ma tranquilli perché la Santa ci ha liberato dalla peste) arriva sempre l’amico temerario che, all’ora di cena, ti dice "ma che fa, i babbaluci non li dobbiamo mangiare per il festino?" ed ecco che inizia un’altra tradizione intramontabile.

Per chi non lo sapesse i babbaluci sono delle lumache pulite e cotte, condite con abbondante olio, prezzemolo, pepe e aglio.

I babbaluci sono l’emblema del festino. È qui che tutti i sensi trovano pace in un solo gesto. L’odore intenso e deciso dell’aglio, si fonde con un gusto altrettanto intenso e coraggioso, accompagnato dal tipico suono di chi, ovvero tutti, non usa lo stuzzicadenti per tirar fuori il mollusco bensì la bocca.

Le dita si cospargono d’olio ed il palermitano temerario risucchia letteralmente il mollusco dalla sua casa. Insomma quando si mangiano i babbaluci si fa scruscio. Per non parlare di chi, di norma i più esperti, bucano con il canino il guscio della lumaca al fine di creare un canale d’aria dal quale il mollusco sarà risucchiato: anche per mangiare i babbaluci ci vuole una certa maestria.

Per chi festeggia il festino in casa ai babbaluci si aggiunge l'anguria, anch’essa ghiacciata (che con le lumache sono la morte sua. Si fa per dire).

Per chi partecipa alla processione, si continua a camminare tra una birra "agghiacciata" e una semenza, e si arriva ai Quattro Canti.

È lì che si aspetta il carro – del quale ogni anno rigorosamente ci si lamenta, anche un po’ per tradizione – e tra spettacoli danzati e discorsi istituzionali non si aspetta altro che il momento saliente della serata per poter urlare "Viva Palermo e Santa Rusulia!".

Un vicolo cambia volto ed è imperdibile da visitare, davanti la cattedrale di Palermo la devozione spontanea dei residenti da sessant'anni rivive nei giorni del Festino tra luci, foto e addobbi (ne abbiamo parlato qui).

La sfilata del carro prosegue ancora dalle vie del Cassaro ed è diretta verso il mare, al foro italico, luogo in cui tutta la gente starà lì radunata ad aspettare il momento più importante di tutti: i giochi d’artificio.

È risaputo che i buotti di Santa Rosalia sono i più belli dell’anno. Ma non è solo per la loro grandezza e la loro magnificenza, ma soprattutto perché sono un momento di estrema ed assoluta condivisione per la collettività. Il festino è capace di radunare proprio tutti.

Un altro appuntamento imperdibile in quei giorni di luglio sono gli spettacoli in giro per la città sul "Trionfo di Santa Rosalia", su vari palchi montati per l'occasione un tripudio di arte e tradizione danno vita alla storia della Santa che risollevò Palermo dalla peste.

La città si trova a condividere insieme un momento, una giornata, una festa. Questo è sicuramente il senso e la forza del festino: riuscire a fare stare un’intera comunità con lo sguardo all’insù.

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