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Il pelo del gatto nei colori Pantone: l'idea di un giovane designer palermitano

Accostare il pelo di diverse razze di gatti ai colori Pantone: una palette di dieci tonalità nate dall'idea stravagante del giovane visual designer palermitano Alessio D'Amico

Mariantonia Ciprì
Responsabile sezioni Informagiovani, Formazione e Mostre di Balarm
  • 15 maggio 2017

Ci sono idee che vengono fuori dal talento di giovani che intravedono in uno stile innovativo e a volte provocatorio la chiave di lettura giusta per attrarre e impressionare i curiosi e gli amanti dell'arte.

Alessio D'Amico, nato a Villafrati in provincia di Palermo, è un visual designer di 28 anni che nel giro di pochi anni dopo la laurea in "Graphic design e comunicazione d'impresa" all'Accademia di Belle Arti di Palermo e un master in "Visual communication focused on New Media" (in cui era l'unico italiano presente) a Firenze, assume un ruolo come visual designer presso la startup Viralize.

Per il suo ultimo progetto, D'Amico si è basato sul sistema Pantone, messo a punto negli anni cinquanta per poter classificare i colori e tradurli nel sistema di stampa a quadricromia CMYK semplicemente grazie a un codice, che permette di avere la stessa resa su ogni superfice.

L'idea è stata quella di associare il pelo del gatto ai colori del sistema in questione: un originale progetto che dimostra quanto sia stravagante e creativo il giovane designer siciliano, che ha creato colori unici per tonalità bizzarre.

Un progetto nato mentre fissava la sua gatta «Con cui condivido una storia d'amore da oltre 13 anni», che lo ha portato a pensare al fatto che i bellissimi colori dei vari manti potessero essere associati a delle tinte universalizzate: le razze sono difatti uguali in tutto il mondo, fatta eccezione per piccole sfumature, quindi perchè non immaginarli dentro i colori?

«I colori che sono sullo sfondo sono campionati dal pelo stesso - spiega Alessio D'Amico - ma c'è ovviamente l'equivalente del sistema di identificazione Pantone».

Per la catalogazione dei colori ha utilizzato un programma di modellazione 3D creando ombre legate al tipo di pelo differente diverso da razza a razza: un lavoro di un paio di settimane che lo vedrà impegnato in futuro anche nella realizzazione di un progetto legato al pelo dei cani.

L'arte digitale, generata dai computer o presa da altre sorgenti, deve ancora guadagnarsi l'accettazione e il riguardo concessi a forme d'arte storicamente consolidate come scultura, pittura e disegno.

A ogni modo a poco a poco ha fatto progressi e ha tentato di cercare una sua collocazione anche a Palermo con la diffusione di video mapping e numerose mostre proprio con lo scopo di sensibilizzare verso questo nuovo tipo di arte.

«Un buon segnale che indica che qualcosa di buono si sta muovendo - sostiene D'Amico - Sono abituato a guardare le cose con gli occhi di un bambino con la capacità e le risorse di una persona adulta e quindi mi piacerebbe che le persone vedessero le cose dal punto di vista più artistico o diverso da come si presenta».

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