CINEMA E TV
Addio a Giovanni Martorana: il palermitano che ruppe gli schemi per diventare attore
Si è spento all'età di 56 anni l'attore palermitano detto "U Saracino", è stato trovato morto nella sua abitazione di contrada Pezzingoli nei pressi di Monreale
L'attore Giovanni Martorana
Ha fatto parte di numerosi cast cinematografici, ha recitato nei film: "I cento passi" di Marco Tullio Giordana, "Malèna" di Giuseppe Tornatore, "La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana, "Quando sei nato non puoi più nasconderti", regia di Marco Tullio Giordana, "Io, l'altro" di Mohsen Melliti, "La matassa" di Giambattista Avellino e Ficarra e Picone, Baarìa, regia di Giuseppe Tornatore (2009), Vento di Sicilia, regia di Carlo Fusco (2012). Per citarne solo alcuni.
Liborio Martorana, suo amico da tantissimi anni lo ricorda così: «Mi piaceva incontrarti nelle strade del nostro quartiere, in quelle poche stradine che ne tracciavano il percorso di una andata e di un ritorno, seduti al bar, l’unico che c’era, io stavo ad ascoltare i tuoi progetti sulla difesa della cultura e della lingua siciliana e di come avresti voluto mettere su pellicola quei tuoi pensieri. Saracì, la tua è una storia di una forza sovrumana, iniziata con la rottura degli schemi convenzionali. La scoperta da ragazzo di ciò che c’era al di fuori del quartiere, quel quartiere che ti opprimeva come se fossi chiuso dentro una scatoletta».
«Io ti capivo e ti giustificavo per quel tuo essere ribelle, - continua l'amico - in fondo qualche anno prima anche io avevo rotto quegli schemi, e tu come me avevi scoperto che al di la della spensieratezza giovanile, c’era un altro mondo, un’altra realtà. Oggi possiamo definire la tua storia come una storia spezzata troppo presto, con una fine che non doveva essere questa, ed infatti noi che ti abbiamo conosciuto dagli anni puerili fino ai giorni nostri ci reputiamo orfani di una storia che doveva avere una grande evoluzione. Una storia che doveva continuare per farci sentire orgogliosi di te, di Giovanni u Saracinu, l’attore. Oggi ci sentiamo più deboli oppure anche più forti, oggi noi ci sentiamo di essere tutti come te. Che la terra ti sia lieve Saracì».
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