Aggiungi un posto a tavola (per i piccioni) a Palermo: "Così non possiamo lavorare"
Sono numerose le segnalazioni di esercenti che lamentano la massiccia presenza nella zona di via Maqueda, via Roma e così pure tra il Politeama e via Ruggero Settimo
Due piccioni sul tavolo in un ristorante all'aperto di Palermo
Il centro storico di Palermo offre – inconsapevolmente – una nuova e inedita esperienza: il bird watching ravvicinato. Per viverla, basta prenotare un tavolo in uno dei tanti locali all’aperto della zona e ordinare da mangiare. Non sarete voi a cercare l’esperienza, ma sarà lei a trovare voi.
Sono ormai numerosissime le segnalazioni di residenti e commercianti che lamentano la massiccia presenza di piccioni nella zona di via Maqueda, via Roma e così pure nel salotto della città, dalla zona del Politeama e lungo via Ruggero Settimo e dintorni. Attirati dal cibo, i volatili si avventano sui tavoli dei clienti, rendendo pressoché impossibile una convivenza già di per sé poco igienica.
Basta ordinare una semplice porzione di patatine o salatini per trasformare l’aperitivo in un incubo. I commercianti cercano di arginare il problema in ogni modo, ma la situazione è diventata quasi ingestibile. A pagarne le conseguenze non sono solo i clienti, costretti spesso a lasciare il locale anzitempo, ma anche gli esercenti, la cui immagine risulta compromessa.
Abbiamo parlato della questione con Federico Mangano, titolare del locale Biga e associato Confesercenti, che ha spiegato: «È un problema che va avanti da diversi anni. Chi ha un’attività nel pieno centro storico si trova quotidianamente a fare i conti con queste colombe. E certamente non è il massimo dell’igiene».
Mangano aggiunge: «Negli ultimi tempi abbiamo notato come molti clienti preferiscano mangiare all’interno o optare per l’asporto. Oltre alla questione igienica, c’è anche la diffusa fobia del contatto ravvicinato con i piccioni».
Ciò che è certo è che il problema non ha una facile risoluzione: «Servirebbe una task force ben attrezzata - ha infatti dichiarato l’esercente -. Ma la verità è che, rispetto al tema, non è facile immaginare delle possibili soluzioni che non sfocino in misure “troppo drastiche».
Ma la domanda da porsi alla base, oltre alle possibili risoluzioni del problema, è: che ci fanno tutti questi piccioni nella città di Palermo? A darci una risposta in merito è Giovanni Cumbo, delegato della Lipu Palermo, che ci ha spiegato come «il problema della massiccia presenza di piccioni è ormai diffuso in tutte le città, anche nelle campagne. La problematica risale ormai a molti decenni fa, e con il passare degli anni, riproducendosi, sono aumentati a dismisura».
Ma perché questi piccioni si avvicinano alle città? «Il piccione – spiega ancora Cumbo - è una specie “opportunista”, che si avvicina alle città in quanto sono un luogo sicuro, dove è più facile trovare zone calde e dove è molto più ridotta la presenza di possibili predatori. Nello specifico, quello che conosciamo noi in città è il cosiddetto piccione “torraiolo”, un ibrido tra il colombo domestico e il piccione selvatico».
Una volta conosciuta l’origine del fenomeno, non ci resta dunque che interrogarci sulle possibili soluzioni: «Ciò che consigliamo noi – continua il delegato Lipu - è sicuramente quello di limitare le risorse trofiche, chiudendo tutti i vasi e i balconi, le strutture e le case abbandonate. Si consiglia anche l’utilizzo di dissuasori, ovviamente non appuntiti, per evitare le nidificazioni. Un altro strumento utile può essere l’utilizzo di reti antintrusione a maglie strette. Un altro punto importante è quello legato al mantenimento della città pulita, favorendo la raccolta differenziata ed evitando cumuli di immondizia che potrebbero risultare un luogo di “banchetto” per i piccioni. Ciò che sconsigliamo fortemente, invece, è il favorire la riproduzione di rapaci di falconeria, per combattere in maniera “drastica” il fenomeno».
Rispetto alla problematica, abbiamo provato a chiedere al Comune di Palermo se la voce fosse arrivata all’orecchio dell’amministrazione comunale, non ottenendo però alcuna risposta. Non ci resta dunque che sperare che prima o poi le adeguate misure vengano prese per il bene dei commercianti e dei cittadini stessi.
Sono ormai numerosissime le segnalazioni di residenti e commercianti che lamentano la massiccia presenza di piccioni nella zona di via Maqueda, via Roma e così pure nel salotto della città, dalla zona del Politeama e lungo via Ruggero Settimo e dintorni. Attirati dal cibo, i volatili si avventano sui tavoli dei clienti, rendendo pressoché impossibile una convivenza già di per sé poco igienica.
Basta ordinare una semplice porzione di patatine o salatini per trasformare l’aperitivo in un incubo. I commercianti cercano di arginare il problema in ogni modo, ma la situazione è diventata quasi ingestibile. A pagarne le conseguenze non sono solo i clienti, costretti spesso a lasciare il locale anzitempo, ma anche gli esercenti, la cui immagine risulta compromessa.
Abbiamo parlato della questione con Federico Mangano, titolare del locale Biga e associato Confesercenti, che ha spiegato: «È un problema che va avanti da diversi anni. Chi ha un’attività nel pieno centro storico si trova quotidianamente a fare i conti con queste colombe. E certamente non è il massimo dell’igiene».
Mangano aggiunge: «Negli ultimi tempi abbiamo notato come molti clienti preferiscano mangiare all’interno o optare per l’asporto. Oltre alla questione igienica, c’è anche la diffusa fobia del contatto ravvicinato con i piccioni».
Ciò che è certo è che il problema non ha una facile risoluzione: «Servirebbe una task force ben attrezzata - ha infatti dichiarato l’esercente -. Ma la verità è che, rispetto al tema, non è facile immaginare delle possibili soluzioni che non sfocino in misure “troppo drastiche».
Ma la domanda da porsi alla base, oltre alle possibili risoluzioni del problema, è: che ci fanno tutti questi piccioni nella città di Palermo? A darci una risposta in merito è Giovanni Cumbo, delegato della Lipu Palermo, che ci ha spiegato come «il problema della massiccia presenza di piccioni è ormai diffuso in tutte le città, anche nelle campagne. La problematica risale ormai a molti decenni fa, e con il passare degli anni, riproducendosi, sono aumentati a dismisura».
Ma perché questi piccioni si avvicinano alle città? «Il piccione – spiega ancora Cumbo - è una specie “opportunista”, che si avvicina alle città in quanto sono un luogo sicuro, dove è più facile trovare zone calde e dove è molto più ridotta la presenza di possibili predatori. Nello specifico, quello che conosciamo noi in città è il cosiddetto piccione “torraiolo”, un ibrido tra il colombo domestico e il piccione selvatico».
Una volta conosciuta l’origine del fenomeno, non ci resta dunque che interrogarci sulle possibili soluzioni: «Ciò che consigliamo noi – continua il delegato Lipu - è sicuramente quello di limitare le risorse trofiche, chiudendo tutti i vasi e i balconi, le strutture e le case abbandonate. Si consiglia anche l’utilizzo di dissuasori, ovviamente non appuntiti, per evitare le nidificazioni. Un altro strumento utile può essere l’utilizzo di reti antintrusione a maglie strette. Un altro punto importante è quello legato al mantenimento della città pulita, favorendo la raccolta differenziata ed evitando cumuli di immondizia che potrebbero risultare un luogo di “banchetto” per i piccioni. Ciò che sconsigliamo fortemente, invece, è il favorire la riproduzione di rapaci di falconeria, per combattere in maniera “drastica” il fenomeno».
Rispetto alla problematica, abbiamo provato a chiedere al Comune di Palermo se la voce fosse arrivata all’orecchio dell’amministrazione comunale, non ottenendo però alcuna risposta. Non ci resta dunque che sperare che prima o poi le adeguate misure vengano prese per il bene dei commercianti e dei cittadini stessi.
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