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Anche la Sicilia tra le foto del fantomatico "Cufter": il suo archivio dimenticato per 90 anni

Non sappiamo (ancora) quale sia il suo vero nome né che viso abbia, ma sappiamo che è esistito attraverso le migliaia di negativi e foto inedite ritrovate dopo quasi un secolo

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista
  • 6 maggio 2021

A sx le cupole di San Giovanni degli Eremiti, a dx uno scorcio di Villa Deliella a Palermo (foto proprietà riservata dell'archivio Cufter)

«Si può considerare l'arte come somma di tutto ciò che resta, e che in determinati periodi sembra essere comune a tutte le opere di espressione». Sono le parole che Julius Von Schlosser, tra i maggiori storici dell'arte della Scuola di Vienna, scrive al volgere dei fasti gloriosi della belle époque, proprio negli stessi anni in cui un "ancora" misterioso fotografo del profondissimo Nord-Est italiano, giunge a più riprese per il suo viaggio fotografico nella Sicilia fascinosa, rurale e non ancora decadente.

Non sappiamo ancora quale sia il suo vero nome né che viso abbia, ma sappiamo che è esistito attraverso le migliaia di negativi e foto inedite su lastra di vetro stereoscopiche che rappresentano oggi il suo schlosseriano "ciò che resta".

"Chi è Cufter?" è lo pseudonimo che tre giovani scopritori romani hanno incollato temporaneamente al singolare personaggio che da oltre un anno sbalordisce letteralmente i frequentatori assidui dei social media che hanno imparato ad apprezzare quelle fotografie - sapientemente centellinate in bianco e nero - dei propri caratteristici luoghi del cuore che spesso purtroppo non esistono più o sono stati comunque alterati.



Migliaia di immagini di bellezza urbana italiana che Cufter realizza spesso per venderle ai musei italiani, tasselli di una narrazione ricostruita pazientemente in cinque lunghi anni dai tre studiosi che dopo aver acquistato in un vecchio negozio di fotografia della capitale il vetusto baule impolverato pieno zeppo delle tracce del vissuto artistico di questo dimenticato figlio di Kronos, sono partiti alla volta della non facile ricostruzione delle relative coordinate storiografiche.

Una storia positiva che mette l'accento sull'importanza del ruolo cruciale di quel "saper far luce" tipico degli studiosi appassionati. "Una storia d'talia a puntate" l'ha definita M. Smargiassi in articolo pubblicato su La Repubblica il 25 novembre 2020, centrando in pieno la natura etno-antropologica del bottino culturale che Cufter regala settimanalmente attraverso inedite finestre temporali ad un secolo di distanza all'esecuzione dei suoi scatti suggestivi e luminosi.

Cufter guida di fatto una macchina del tempo in bianco e nero, in cui la tecnologia stereoscopica della macchina fotografica Verascope Richard tesse la narrazione poetica avvolta dalla bellezza travolgente di un intero paese non ancora ferito dai bombardieri alleati, magistralmente qui composta dalla regia dell'autore misterioso.

Quel che si sa al momento, è che il "liberale irredentista triestino Cufter", per sfuggire agli austriaci, ripara a Roma a principio del secolo scorso divenendo un "paparazzo monumentale" girando l'Italia intera approdando anche in Sicilia.

Sono circa 700 le fotografie inedite che riguardano la sola Sicilia, suddivise in tre periodi: Messina precedente al terremoto del 1908; Marsala 1922; Viaggio da Messina a Palermo del 1925.

In quest'ultimo segmento temporale, un Cufter pressoché cinquantenne (?), corre in giro per l'isola alla ricerca dell'anima stessa dei suoi tesori vaganti. Partendo dalla città dello stretto ancora in piedi, passa da Catania, Siracusa, visita Taormina (città, siti archeologici e Grotta dei cordari), si reca alle Eolie fotografando Vulcano, Lipari e Stromboli, ripartendo da Porto Empedocle alla volta della bellezza greca di Girgenti e Valle dei Templi, Cave di Cusa, Segesta e Selinunte.

Poi finalmente nel palermitano davanti i suoi occhi e le sue lenti, si stagliano le ville bagheresi immerse nel mare verde dei rigogliosi agrumeti di Guttuso, lo splendore Siculo-Normanno del Duomo Monrealese e la belle époque del capoluogo siciliano dove impera ancora la bellezza sociale dell'arte costruita dalla Scuola di Palermo guidata da Ernesto Basile.

Tutti i villini Liberty ed Eclettici delle vie Libertà e Notarbartolo sono ancora in piedi insieme a quei colori e quei profumi che il fotografo dovette ammirare e chissà quali e quanti di questi preziosi edifici di respiro europeo avrà sentito di dover fotografare.

Sappiamo però già che Cufter sentì l'esigenza di immortalare i Quattro Canti nell'insolita prospettiva in direzione di piazza Pretoria e ancora Villa Lanza-Deliella in uno degli scatti più suggestivi della storia iconografica della villa basiliana, che sembra quasi uno scatto di Cartier Bresson, in cui la presenza singolare del personaggio elegante sulla destra
restituisce il raffinato equilibrio monumentale perduto della piazza Crispi.

Ecco, se la fotografia storica è capace ancora di generare commozione ed empatia, ancora di più quando inedita, non vi è dubbio alcuno che l’altro pilastro con cui si costruisce identità e conoscenza sia la "Ricerca" con la R maiuscola, questa sconosciuta abbandonata e vilipesa, centro altresì del lavoro puntuale e necessario condotto dai tre giovani studiosi, testimonianza diretta della centralità del ruolo della valorizzazione del nostro strepitoso patrimonio culturale materiale e immateriale a cui troppo spesso la politica trova scuse per sottrarvisi.

A breve - è notizia che i tre studiosi regalano ai lettori di Balarm - il mistero dell'identità del mitico Cufter potrebbe essere svelato nella piena volontà di condivisione che accompagna il faticoso lavoro fin qui condotto.

Credo, ma non sono l'unico, che la Regione Siciliana non possa farsi scappare l'occasione attraverso magari l'interesse diretto dell'ottimo C.R.I.C.D. (centro regionale per l'inventario, la catalogazione e documentazione) di attivare un canale privilegiato di collaborazione con gli studiosi romani, affinché, tramite una mostra e un apposito catalogo da realizzare nel
capoluogo siciliano, si possa ripartire alla riscoperta della nostra identità perduta e riflettere ancora una volta sul valore salvifico di quella bellezza fragile e identitaria casualmente restituita oggi dallo scorrere inquieto delle sabbie del tempo.

Una storia affascinante quella della "Sicilia Bedda" narrata da Cufter, che non possiamo non ospitare ancora una volta a distanza di un secolo da quella prima accoglienza che il fotografo registrò nei suoi giri in nave e automobile e che oggi è capace di ri-costruzioni preziose e importanti.

L'immagine assolutamente inedita a corredo del presente articolo (proprietà riservata dell'archivio Cufter), che ritrae le cupole eterne del nostro San Giovanni degli Eremiti a fondale del via vai dei carretti e calessi ippotrainati, è l'ennesimo
omaggio che Cufter regala a Balarm, a Palermo, alla Sicilia.

E questo è solo l'inizio.
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