C'è un po' di Sicilia agli 80 anni del Premio Strega: le penne di Salvo raccontano l'Isola
C'è la linea dedicata a Pirandello e quella a Camilleri:da un piccolo laboratorio domestico di Ragusa, ognuna di queste porta con sé un pizzico di Trinacria
L'imprenditore Salvatore Fazzino
Laureato nel 2000 in Scienze e Tecnologie alimentari, Fazzino svolge mestieri diversi prima di trovare la sua vera strada. Nel 2009 diventa informatore scientifico: un’occupazione stabile, utile a mantenere la famiglia, ma molto lontana dalle sue reali aspirazioni. Non è felice. Intanto, nelle ore libere, coltivava diverse passioni. Ha acquistato anche un tornio, per lavorare il legno; non c’è ancora un progetto, solo il piacere di creare. «Volevo fare degli oggetti che mi servissero nel mio lavoro di informatore scientifico - racconta Salvo -. Utilizzando il tornio, scopro che si possono realizzare anche delle penne: oggetto perfetto da regalare ai medici, per non presentarmi allo studio a mani vuote».
È quasi per gioco che quindi nascono nel 2010 le prime penne, imperfette, acerbe, ma già portatrici di un’idea. Salvo le regala ai medici, ai farmacisti; osserva le reazioni, raccoglie le impressioni, riceve dei complimenti. Si confronta con Enzo Criscione, proprietario di una nota cartoleria di Ragusa. Il riscontro iniziale è incerto: le penne presentano dei difetti, non si possono esporre in vetrina… .
È uno di quei momenti che segnano un bivio: Salvo sceglie di restare, continua a sperimentare, perfezionando tecnica e materiali. Lavora, prova, sbaglia, ricomincia… finché il legno non risponde alle mani e la forma trova la sua precisione. A quel punto, anche lo sguardo degli altri cambia e lo stesso Criscione riconosce la qualità del prodotto: “Questa penna è bella, Salvo!” esclama il cartolaio “Con un vestito, una bella confezione, si potrebbe anche vendere in negozio”.
Nel 2015 Fazzino comincia a commercializzare la sua penna. Ne dona una anche all’amico chef Ciccio Sultano, che lo spinge per la prima volta a fare sul serio, a dare un nome e una direzione al progetto, a creare un marchio. La svolta arriva quando nel 2017 Salvo decide da un giorno all’altro di lasciare il lavoro di rappresentante farmaceutico, per dedicarsi interamente alla produzione artigianale. È una scelta netta, rischiosa, che molti giudicano imprudente. Accanto a lui, però, a sostenerlo c’è la moglie Gabriella.
«Venendo dal commercio sapevo di dover fare qualcosa di serio, per stare sul mercato, altrimenti sarei stato perdente», racconta Fazzino. L’idea alla base delle sue creazioni è quella di portare sul mercato un prodotto capace di raccontare la sua storia e al contempo“ di portare alle persone un pezzo di Sicilia”, attraverso un materiale prezioso: il legno. «Io lavoro il mandorlo e il limone, perchè erano gli alberi che coltivava mio papà; l’ulivo perché identifica tutto il Mediterraneo; il carrubo perché è la pianta principale e distintiva di Ragusa (N.d.R. A Ragusa c’è il carrubo più antico d’Europa) e poi gelso, noce, melicucco… ciascuno con una propria storia».
Salvo comincia ad affermarsi e ad avere le prime soddisfazioni sul lavoro, ma poi arriva il tempo sospeso della pandemia. Un passaggio difficile tra crisi, difficoltà e incertezze. Lui non cede: continua a lavorare, a credere nella qualità, a costruire relazioni. Le sue penne trovano presto una nuova traiettoria. Nasce in lui un’idea destinata a lasciare il segno: in occasione del 75° anniversario del Premio Strega, perché non fare dono delle penne Sygla a tutti i finalisti? Non solo al vincitore, ma a tutti. Un gesto simbolico, un ricordo speciale, che ribalta la logica della competizione e la trasforma in memoria condivisa.
Oggi, nel 2026, il Premio Strega celebra gli 80 anni e da cinque edizioni le penne Sygla accompagnano i candidati finalisti: così, da un piccolo laboratorio domestico di Ragusa, ogni penna continua a portare con sé un pizzico di Sicilia, finendo tra le mani di chi le storie le scrive o le racconta.
Un legame naturale, alimentato anche dalla passione di Fazzino per la letteratura. Tra le sue creazioni, non mancano omaggi a grandi autori: da una linea dedicata a Luigi Pirandello - con modelli come Liolà, Tuzza, Mita - a una creata in occasione del centenario dalla nascita di Andrea Camilleri. C’è poi il modello "Maria", un tributo a Maria Bellonci, che ha istituito il premio Strega.
Quanto al futuro, Fazzino ha le idee chiare: «Voglio continuare a far quello che mi piace: a lavorare nel mio piccolo laboratorio con passione, senza perdere autenticità». Non è un rifiuto della crescita, ma una scelta di misura. La sua resta una realtà artigianale e familiare: il laboratorio è in casa; al mattino lo affianca un’aiutante, Cristina, mentre nel pomeriggio lo aiutano la moglie e le figlie. In un mercato dominato dalla produzione industriale, realtà come Sygla vivono in una dimensione raccolta, e puntano sulla qualità e sull’unicità del prodotto fatto a mano.
In un mondo in cui tutto tende a uniformarsi, le sue penne seguono un ritmo diverso e richiedono precisione, tempo e attenzione. In tempi confusi come quelli che viviamo storie come quella di Salvatore Fazzino, rappresentano un segnale di speranza e sono al contempo la dimostrazione che, con spirito di sacrificio e tenacia, è ancora possibile anche oggi essere artefici del proprio destino.
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