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Cambiare gli spazi con budget ridotti, dalla Spagna a Palermo: "Così rinascono 60 aree"

Presentato all'Ordine degli architetti di Palermo Il progetto realizzato a Saragozza che insegna come si può cambiare in meglio una città anche senza grosse somme

Federica Dolce
Giornalista, avvocato e scrittrice
  • 6 luglio 2026

L'intervento dell'architetto Patrizia Di Monte a Palermo

Le città sono piene di spazi dimenticati: terreni incolti, aree vuote, luoghi che sembrano destinati al degrado. Ma basta cambiare prospettiva per immaginare piazze, orti urbani, giardini e luoghi d’incontro. È questa l’idea alla base di ©ESTONOESUNSOLAR, il progetto degli architetti spagnoli Patrizia Di Monte e Ignacio Grávalos che, partendo da Saragozza, ha rivoluzionato il concetto di rigenerazione urbana.

Ora arriva ora a Palermo con una mostra e un incontro promossi dalla FOAP – Fondazione dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Palermo, dall’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Palermo e da IN/ARCH Sicilia con il contributo dell’Instituto Cervantes di Palermo e dell’Oficina Cultural dell’Ambasciata di Spagna ed il patrocinio della Consulta degli Architetti PPC di Sicilia.

Dal 3 al 17 luglio la sede dell’Ordine degli Architetti ospita un percorso espositivo dedicato a uno dei più interessanti casi europei di riqualificazione urbana, mentre il 3 luglio i due architetti sono stati protagonisti del talk internazionale “Narrativas de la Incertidumbre – Narrazioni dell’incertezza”, dedicato al ruolo dell’architettura nelle trasformazioni sociali e ambientali. La talk e la mostra rappresentano anche un’occasione di riflessione per Palermo, una città che, tra aree dismesse, vuoti urbani e spazi in cerca di una nuova funzione, si confronta quotidianamente con il tema della rigenerazione.

Per Giuseppina Leone, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Palermo, proprio questo è uno degli aspetti più significativi di questa importante iniziativa. «È importante ricordare che la rigenerazione urbana non dipende necessariamente da grandi investimenti o da interventi monumentali. Spesso basta guardare uno spazio con una prospettiva diversa per immaginarne nuove funzioni e trasformarlo in un luogo capace di generare relazioni, favorire l’incontro e creare nuove opportunità per la comunità. Palermo, da questo punto di vista, è una città che può riconoscersi pienamente in questa esperienza. Il nostro territorio è ricco di spazi che attendono di essere ripensati e restituiti alla collettività e possiede anche un patrimonio straordinario di energie sociali, culturali e professionali. Dall’incontro tra progettazione, istituzioni e partecipazione attiva dei cittadini possono nascere processi di trasformazione concreti, condivisi e duraturi.

Questa giornata rappresenta quindi un’importante occasione di riflessione sul valore dello spazio pubblico e sul ruolo che l’architettura può svolgere nel migliorare la qualità della vita e s’inserisce in un più ampio percorso che stiamo promuovendo per rafforzare il senso di appartenenza ai luoghi, valorizzare gli spazi condivisi e contribuire alla costruzione di una città sempre più inclusiva, vivibile e consapevole».

Ma una mostra può contribuire a cambiare il modo in cui guardiamo la città? Ne è convinta Lucia Pierro, consigliera dell’Ordine degli Architetti di Palermo e co-responsabile del Dipartimento Mostre, Cultura Architettonica e Fotografia: «Il nostro obiettivo è avvicinare le persone all'architettura, aiutandole a comprendere quanto la qualità degli spazi che ci circondano incida sul benessere individuale e collettivo. Vogliamo contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza del bisogno di qualità e bellezza nella città che attraversiamo ogni giorno: piazze, giardini, strade e spazi pubblici che danno forma alla comunità e influenzano concretamente la vita di chi li abita.

Attraverso incontri e mostre come questa desideriamo ribadire che il progetto di architettura non è soltanto un esercizio tecnico o creativo, ma uno strumento concreto per migliorare la qualità della vita, rigenerare i luoghi e favorire la costruzione di comunità più consapevoli, inclusive e partecipi. Vogliamo anche dimostrare che, quando esistono un buon progetto e una visione di lungo periodo, non sono necessariamente i grandi investimenti a fare la differenza: spesso sono la qualità delle idee, la capacità di leggere i bisogni dei luoghi e il coinvolgimento delle persone a rendere possibile una trasformazione urbana significativa. Se, al termine di questa giornata, anche un solo visitatore uscirà da qui osservando con occhi diversi uno spazio abbandonato, riconoscendone le potenzialità o immaginando nuove possibilità per un luogo della propria città, allora avremo compiuto un primo, importante passo verso il nostro obiettivo».

Per Mariagrazia Leonardi, presidente di IN/ARCH Sicilia, la presenza dello studio GravalosDiMonte, coinvolto anche nella giuria del Premio IN/ARCHITETTURA 2026, rappresenta un’occasione di crescita per il territorio: «Se iniziative come questa permettono di creare relazioni e approfondimenti capaci di elevare il livello culturale della progettazione nella nostra Regione, allora abbiamo raggiunto l’obiettivo del nostro Istituto». Anche Juan Carlos Reche, direttore dell’Instituto Cervantes di Palermo, sottolinea l’importanza della sinergia tra gli enti coinvolti che ha reso possibile la realizzazione di questa iniziativa e delle altre in cantiere a partire da settembre. La forza di ©ESTONOESUNSOLAR sta nella sua semplicità.

Con un investimento di circa 30 euro al metro quadrato il progetto ha restituito ai cittadini sessanta aree urbane, recuperando oltre centomila metri quadrati di spazi inutilizzati e trasformandoli in piazze, giardini, orti urbani, campi sportivi e aree gioco. Per Patrizia Di Monte il vero punto di partenza non è però il progetto, ma l’ascolto delle persone. «L’architetto è al servizio della società. Il nostro compito non è imporre una forma, ma comprendere i bisogni di chi vivrà quegli spazi. Solo così nasce un autentico senso di appartenenza, che garantisce anche la cura futura dei luoghi». Da questa filosofia nascono interventi progettati insieme ai cittadini, con particolare attenzione all’aumento delle superfici verdi e permeabili per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Il programma ha introdotto anche un’importante innovazione sociale.

Per la prima volta in Spagna un piano per l’occupazione è stato integrato alla rigenerazione urbana, coinvolgendo lavoratori disoccupati nella realizzazione degli interventi e offrendo loro formazione e nuove opportunità professionali. «Ogni ricucitura urbana produce anche una ricucitura sociale», spiega Ignacio Grávalos. «Trasformare uno spazio significa cambiare il rapporto che le persone hanno con quel luogo. Il modello è replicabile, ma ogni progetto deve adattarsi alla cultura, alla storia e alle esigenze della comunità che lo accoglie».

Più che un semplice progetto di architettura, ©ESTONOESUNSOLAR è diventato un metodo, adottato come buona pratica da oltre duecento città nel mondo. L’arrivo della mostra a Palermo invita così a riflettere sul futuro delle città siciliane, ricche di spazi abbandonati e aree in attesa di una nuova funzione. La lezione che arriva da Saragozza è semplice quanto rivoluzionaria: per cambiare una città non servono sempre grandi opere o investimenti milionari.

Servono una visione condivisa, la partecipazione dei cittadini e la capacità di trasformare un vuoto in un luogo di vita. È una prospettiva che parla anche a Palermo, dove il recupero degli spazi urbani può diventare non soltanto un intervento sul paesaggio, ma un investimento sulle relazioni, sull’identità dei quartieri e sulla qualità della vita di chi li abita.

Dunque, la rigenerazione urbana può nascere da interventi temporanei, sostenibili e condivisi, capaci di trasformare un vuoto in un luogo vissuto. Ma principalmente da una grande visione. Perché una città cambia davvero soltanto quando cambia il modo in cui i suoi abitanti la immaginano, la desiderano e la abitano.
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