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Cavuliceddi, spicunedda, sulla e "spacca roccia": le erbe spontanee che trovi in Sicilia

Sostentamento in cucina o come recitano antiche tradizioni culturali, sono anche “farmaci” in caso di malattia. Ma attenzione bisogna affidarsi agli esperti

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 24 maggio 2026

Un prato di Sulla

“"Per le trazzere gli occhi s’inchinano davanti a questo fuoco che non fa danni", sono i versi tradotti dal siciliano dedicati alla Sulla. “Fiera e russa è manciari (foraggio) per tutti armali” ma anche miele prelibato. Le api s’ubriacano della dolcezza di questi fiori rossi, trasformandoli in virtù terapeutiche, carminative e curative per tosse e mal di gola.

Continuando, ricordate Rosa Nicolosi la vedova che raccoglieva i Cavuliceddi, nella trasposizione cinematografica del “Giorno della Civetta”? Questa è altra erba considerata la Regina tra le verdure dei prati, sbollentata e ripassata con aglio e peperoncino è un contorno speciale con le salsicce. A Catania, chiamati Caliceddi, non possono mancare il giorno di San Martino. Queste come altre, di cui parlerò, sono erbe che la natura regala, la cui conoscenza rientra in un sapere antico tramandato di generazione in generazione.

Sostentamento in cucina nei periodi di carestia o per rispettare antiche tradizioni culturali, sono anche “farmaci” in caso di malattia. Parlerò di questo argomento con un ”esperto”, sulla conoscenza e sapienza di chi era abituato a vivere a contatto con la natura, rispettando il calendario dettato dalle stagioni. È quello che oggi chiamano Foraging (ovvero la raccolta delle erbe spontanee e selvatiche) nome che sembra una novità rispetto a quello che per secoli era sapere comune.

Foraging o Fitoalimurgia, (la conoscenza e l’uso delle piante a scopo salutistico, è diventato una forma di turismo e di conoscenza culinaria orientato verso il recupero di quell’equilibrio naturale a lungo dimenticato. Bisogna però fare molta attenzione e non procedere alla raccolta senza un esperto, molte erbe si somigliano, bisogna rivolgersi a chi sa’, non sono stati pochi i casi in cui ricercatori improvvisati, sono finiti all’ospedale. Io mi sono affidata a Enzo 75 anni, bracciante e operaio forestale, con salme di terre ed animali.

Difficili stare dietro quando racconta, sembra di entrare nel mondo antico dei Druidi, e lui li ricorda con la sua capigliatura argentea, Enzo rientra in quella sempre più esigua fascia di conoscitori sopraffini dei poteri e virtù delle piante selvatiche. Nel suo racconto le declina nella lingua siciliana, creandomi qualche problema, non tutte hanno una corrispondenza con l’Italiano. Costretto a letto, reduce da un intervento, mi trasporta con le sue parole i tra i campi di Sulla, trazzere, fontane, picchi montagnosi, vallate a perdita d’occhio colorate d’oro, verde, rosso, sotto il blu cobalto del cielo. Nel suo racconto divide le piante secondo le stagioni, riportandomi ad una concezione del tempo ciclica e non lineare.

Inizia con i Giri o Aggiri, la bietola selvatica. Una verdura che va lessata e gustata così o ripassata con aglio pomodoro e mollica, può essere condimento anche per la pasta. Nel Ragusano fa parte del ripieno delle “Scacce”, buonissimi anche con le fave. Continuiamo con la Lucca o Luca; dal gusto un po’ amaro ma piena di virtù, cresce spesso ai piedi dei vigneti, va lessata e si condisce a gusto, ha dei piccoli fiorellini bianchi. La Borragine in Siciliano Burrani, ha fiorellini blu violacei, si trova nei terreni incolti da non confondere con la Mandragola, il suo decotto aiuta durante l’influenza.

Il Finocchietto selvatico o di montagna indispensabile per la pasta con le sarde, e non solo, cresce in zone assolate, ma non di pascolo. È il turno dei Proccchi, verdure simili ai cardi buonissime come polpette. La Cicoria la conosciamo tutti, ma la sua varietà selvatica è qualcosa di unico, aiuta la digestione ed è “a locu”, si trova sempre nella stessa zona di terreno.

Lessata o ripassata è un classico. I Carduna sono dei carciofi spinosi, vanno puliti e privati delle spine, si usa il cuore, una volta bolliti possono essere gustati in pastella, sono una bontà dice Enzo. C’è poi “U Scordiu a occhio, di intenditore” non va mangiato, si raccoglie e si lessa, può essere usato come impacco per i dolori articolari.

I Spicunedda sono di 2 tipi, una più difficile da digerire ed una più dolce e leggero, i, parecchio usati in Sicilia, crescono vicino gli abbeveratoi e fontanili, sono in zone umide, buoni in insalata, ricchi di vitamina C. Particolari sono i Garufi, erba che non si trova ovunque, sono gli Asfodeli gialli.
A lui è capitato di vedere presso i suoi terreni persone intente a cercarli. Corleone è una dei quelle zone dove è possibile trovarli, ottimi nella frittata come gli Asparagi, vanno però prima sbollentati. Non possono mancare sulla tavola per la festa di San Giuseppe. L’Origano il Rianu spezia principe nella cucina siciliana, cresce a maggio e si raccoglie a giugno, si trova in montagna e una volta raccolto e messo in mazzetti deve seccare “a testa in giù”.

Ultima ma solo perché non posso far diventare questo piccolo contributo un trattato botanico, c’ è un’erba che conoscono veramente in pochi è la “Spacca Roccia”. Questa nasce tra le fenditure dei muri, la sua tisana è un toccasana per i calcoli e per la prostata. Enzo ricorda che arrivavano fino a casa per chiedergli di raccoglierla, è uno dei pochi a conoscerla. Chiedo in fine alla mia “fonte” cosa pensa dei questo ritrovato amore verso le erbe spontanee, lui non sembra molto convinto sulla preparazione e reale conoscenza.

Inoltre questa pratica sta sempre più diventando una “caccia libera” senza alcun criterio. È chiaro che diventerà sempre più raro vedere persone anziane, come Enzo, piegate a raccogliere erbe, mentre troveremo sempre di più, guide, o cuochi giovani ed arrembanti, il punto è che non bisogna mai dimenticare che la biodiversità ha bisogno di rispetto, evitando di alterare in maniera poco etica un territorio o una pianta, avendo ben in mente, che molte di queste sono ormai a rischio di estinzione. Fonti : “Sudda” poesia di Angela Riina; “Guida Botanica d’Italia” Eugenio Baroni; “ il nuovo Pokorny” Arturo Ceruti. Un grazie particolare a Enzo Riina.
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