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Cerco un centro di gravità permanente: l'Etna sta scivolando verso il mare

Un team di ricercatori ha misurato per la prima volta il movimento del fianco sommerso del vulcano siciliano: non solo si muove ma lo fa per la forza di gravità

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 12 ottobre 2018

L'Etna visto dal mare

Il fianco sudorientale dell’Etna sta scivolando lentamente verso il mare. Un team di ricercatori della GEOMAR, dell’Università di Kiel e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania ha misurato per la prima volta il movimento del fianco sommerso del grande vulcano siciliano.

I risultati di questa importantissima ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Science Advances da pochissimi giorni ed hanno già destato grande interesse nella comunità scientifica internazionale.

Ricerche precedenti avevano già messo in luce il movimento del fianco etneo attraverso misure condotte on-shore ovvero sulla porzione emersa del vulcano, grazie a sistemi di misurazione satellitare.

Questi sistemi però non riescono a penetrare la colonna d’acqua, per cui fino ad oggi non si sapeva se il movimento del fianco coinvolgesse anche la porzione sottomarina dell’edificio (cosiddetta appunto off-shore).

Ebbene per la prima volta, nell’ambito di questo studio, è stato possibile misurare il movimento del vulcano nella sua porzione sommersa grazie al sistema di misura geodetico sottomarino GeoSEA, attraverso cui i ricercatori hanno potuto apprezzare il movimento del suolo nelle sue componenti orizzontale e verticale.



I risultati hanno confermato che il fianco dell’Etna si muove anche nella sua porzione sottomarina, e che lo spostamento non solo può arrivare all’ordine dei centimetri, ma è maggiore man mano che ci si allontana dalla zona assiale dell’edificio.

Un controsenso, se consideriamo che il magma, durante la risalita, provoca un rigonfiamento del vulcano (misurabile solo con opportune strumentazioni), per cui sarebbe lecito aspettarsi il maggiore spostamento del suolo proprio in prossimità delle zone eruttive.

E proprio questa è stata l’altra importante scoperta: il movimento del fianco sottmarino, sarebbe infatti guidato principalmente da forze gravitative, sostanzialmente dal peso stesso dell’edificio vulcanico.

Durante il mese di maggio 2017, durante un periodo di relativa stasi dell’attività vulcanica, i sensori della rete GeoSEA hanno misurato uno spostamento di ben 4 cm lungo il tratto sottomarino della Faglia di Acitrezza, struttura tettonica situata nei pressi del canyon sottomarino di Catania, e che fungerebbe da "binario" lungo cui scivolerebbe appunto il fianco del vulcano.

Questa è la prova che il movimento del fianco dell’Etna non è sollecitato direttamente dall’attività magmatica, ma ad una certa distanza dal vulcano è soggetto principalmente alla forza di gravità.

Anche se, ovviamente, l’intrusione di magma nell’edificio vulcanico, un periodo di importante attività magmatica, o i movimenti tellurici possono accelerare e movimentare l’intero fianco.

Queste misure ci dicono dunque che è bene non abbassare la guardia, perché un movimento improvviso e importante del fianco potrebbe creare un collasso catastrofico con la formazione di onde di maremoto in tutto lo Ionio.

Una situazione che accomuna l’Etna ad altri vulcani del nostro pianeta come il Pico de Teide, nelle Canarie, le Hawaii e l’isola de La Réunion, enormi vulcani che scivolano su linee di debolezza disegnate dal loro immenso peso.

Gli autori dello studio ci ricordano come i grandi collassi settoriali di questi vulcani siano avvenuti per motivi gravitativi e non perché innescati da eruzioni vulcaniche.

È necessario dunque continuare ad esplorare i fondali del grande vulcano siciliano per conoscerne le dinamiche ed eventualmente per organizzare una rete di monitoraggio con cui controllare un eventuale accelerazione del movimento che potrebbe mettere a serio rischio la vita di milioni di persone.
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