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Chiamateli Fiori d'arancio o Zagare: perché i fiori siciliani sono il simbolo delle nozze

Ogni sposa dovrebbe avere tra i capelli il suo ramoscello di fiori d'arancio, Tra mitologia greca e leggende, scopriamo perché i fiori d'arancio sono legati alle nozze

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 23 giugno 2021

La Zagara di Sicilia o Fiore d'arancio

Ogni sposa dovrebbe avere tra i capelli il suo ramoscello di fiori d'arancio, non solo perché bellissimi e profumatissimi, ma anche perchè hanno un significato speciale.

Conosciuti come Zagare, sono legati all'evento delle nozze, tant'è che ''fiori d'arancio'' è un'espressione utilizzata come sinonimo di matrimonio.

A questo punto, se la conoscete, siamo sicuri che starete canticchiando ''Fiori d'arancio'' di Carmen Consoli: «Ricordo il giorno del mio matrimonio/L'abito bianco di seta ed organza/Fiori d'arancio intorno all'altare», e poi continua con «Aspettavo il mio sposo con devozione». Ecco, lo sposo non arriverà mai, quindi per scongiurare un simile epilogo, raccontiamo la storia dei fiori d'arancio.

Ci sono diverse ipotesi e leggende sul legame tra i fiori d'arancio e le nozze, ma prima di tutto proviamo a tracciare a grandi linee le origini dell'arancio. Il termine ''arancio'' deriva dal persiano ''nāranǵ, e dal sanscrito ''nāgaranja'', ''gusto degli elefanti''; è il nome comune di alcune specie di piante che appartengono alla famiglia delle Rutacee.



La grande famiglia è quella del Citrus, i fiori hanno petali bianchi e numerosi stami e il frutto è un esperidio - ricordate bene questo termine -, ovvero quel frutto carnoso tipico degli agrumi. Cosa c'entrano gli elefanti con i fiori d'arancio? Ebbene, la pianta è originaria della Cina e dell'India, ecco perché si parla di elefanti, ma viene coltivata nelle regioni mediterranee da molto tempo.

Si conoscono diverse varietà tra cui il Citrus sinensis, l'arancio propriamente detto, coltivato in più forme (moro, tarocco, sanguigno, ecc), Citrus bigaradia o arancio amaro, noto anche come chinotto, la cui buccia è utilizzata per preparare liquori (curaçao) e bevande. Al genere Citrus appartengono inoltre il cedro, il bergamotto, il mandarino, il limone, il pompelmo,
ecc. Questo excursus è necessario per comprendere le leggende sulle nozze e i fiori d'arancio.

Abbiamo detto, infatti, che il nome botanico del frutto è ''esperidio'', e una delle leggende si ispira proprio alla figura mitologica delle Esperidi. Le Esperidi, nella mitologia greca, sono delle ninfe che abitano un'isola nell'estremo occidente, oltre le Colonne d'Ercole, e custodiscono il giardino dai frutti dorati caro ad Era. I frutti erano probabilmente delle mele, le mele d'oro, ma il termine ''esperidio'' deriva proprio dal nome delle Esperidi. I frutti sarebbero di buon auspicio e quindi per questo associati alle nozze.

Un'altra leggenda invece è ambientata in Spagna. Un re riceve da una fanciulla un albero di arancio. Si innamora talmente dell'albero, che ordina di piantarlo nel giardino del suo castello e diviene molto geloso. Un ambasciatore in visita presso il castello del re, estremamente colpito dalla bellezza dell'arancio, ne chiede un ramo in regalo, ma il re rifiuta, fiero e geloso del suo albero.

L'ambasciatore non si scoraggia e prova a corrompere il giardiniere del castello con 50 monete. Il giardiniere accetta, assicurando in tal modo a sua figlia una buona dote. La figlia di quel giardiniere, nel giorno delle sue nozze, decide di acconciare i capelli con un ramo di fiori d'arancio, considerandolo di buon auspicio.

I Greci e i Romani non conoscevano la varietà degli agrumi che conosciamo noi oggi, infatti con grande probabilità furono introdotti gradualmente dagli Arabi nel Medioevo e da altri popoli nei secoli successivi, nelle zone mediterranee, in Spagna e anche in Sicilia. Il termine zagara deriva infatti dall'arabo ''zahr'', ''fiore''. È probabile che inizialmente gli agrumi fossero utilizzati solo come piante ornamentali.

Di certo la Sicilia è la terra degli agrumi e dunque la liaison tra i fiori d'arancio, le nozze e l'Isola è bella che fatta. E anche se lo sposo della sfortunata - o fortunata, chi lo sa - protagonista della canzone di Carmen Consoli non è mai arrivato all'altare, il profumo delle zagare, tra mitologia greca e leggende, accompagna da sempre le spose del sud e ne adorna i capelli.
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