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Ci passi tutti i giorni ma forse non sai perché si chiama così: il parco "della Favorita"

Passioni e conquiste legano da sempre i nomi dei luoghi simbolo della città alle sue molte dominazioni. E il polmone verde di Palermo sembra che non faccia eccezione

Stefania Brusca
Giornalista
  • 10 dicembre 2021

Il Parco della Favorita a Palermo

Passioni e conquiste spesso legano i nomi dei luoghi simbolo di Palermo alle sue molte dominazioni, ma sono posti che siamo abituati a vedere tutti i giorni, al punto da non rendersi conto che possono celare storie nascoste, intrighi e intrecci amorosi.

Sembra che sia il caso anche della Real tenuta della Favorita, il cui nome si lega con la passione per la caccia e la nostalgia di Napoli del re Ferdinando III di Borbone. Allo stesso tempo la sua storia si incrocia con quella di una donna in particolare, una aristocratica palermitana.

Il suo fascino, di cui scrisse anche un celebre poeta, si narra che travolse il re al punto da ribattezzare il polmone verde della città “Real tenuta Favorita”. E chissà in quanti immaginano quella antica storia che racconta un amore nascosto e poi venuto alla luce, percorrendo oggi quei lunghi viali immersi nel verde.

La storia prende forma nel 1799 quando Ferdinando III si trova a Palermo dopo l’esilio da Napoli. Insieme alla moglie, Maria Carolina D’Austria, si stabilisce al Palazzo Reale, un luogo che la regina definisce da subito «inabitabile».
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A Ferdinando III di Borbone si deve anche la costruzione, sempre alla Favorita, della Palazzina Cinese come sua residenza, realizzata secondo la moda e il gusto di quel tempo, in stile orientale, dall’architetto Venanzio Marvuglia.

Il “Real parco della Favorita” nasce, si diceva, dalla nostalgia del re Ferdinando per la tenuta che aveva fatto istituire a Napoli, la reggia dei Portici. Ma come divenne “la Favorita” è tutta un’altra storia. Il filo conduttore è sempre la passione, che il tempo ci restituisce in diverse forme e che si rivela dalle pagine dei libri degli storici, dalle penne degli scrittori e dei poeti.

Ucchiuzzi niuri, si taliati, faciti cadiri casi e citati” scriveva Giovanni Meli di donna Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia e di Partanna, che il re Ferdinando sposò appena ottanta giorni dopo la morte della regina. E proprio quegli “occhietti neri” che “se guardate, fate cadere case e città” avrebbero ispirato il nome che ancora oggi portano i 400 ettari di verde della Favorita.

Una ricostruzione contenuta anche nel testo “I Borbone in Sicilia, Palermo, Ficuzza e dintorni” di Vittorio Lo Jacono e Carmen Zanda. Lucia Migliaccio era una aristocratica, figlia del duca di Floridia e San Donato, e della nobildonna spagnola Donna Dorotea Borgia e Rau.

Il re la conobbe forse già in occasione del suo primo esilio, appunto tra il 1799 e il 1801. Il loro amore si consolida però durante i nove lunghi anni del suo secondo esilio a Palermo, dal 1805 in poi.

Anche la nobildonna, oltre che Ferdinando stesso, era sposata e il matrimonio tra i due avvenne solo alla morte dei rispettivi coniugi. Ma sembra che mentre la regina era in vita, e proprio per non avere altri guai, Ferdinando decise di dedicarle, in modo che non fosse immediatamente riconoscibile, la Real tenuta Favorita.
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