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Come cambia Segesta: diventa Parco Archeologico, come la Valle dei Templi

Sono dovuti passare 18 anni dalla Legge Regionale per vedere l'istituzione di un altro Parco archeologico in Sicilia e adesso è il turno di Segesta: sarà un Parco autonomo

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 7 agosto 2018

Teatro Antico di Segesta

Sono dovuti passare ben 18 anni dalla Legge Regionale 20/2000 per vedere un altro piccolo ma concreto passo avanti nella creazione della rete di parchi archeologici siciliani.

Dopo l’istituzione dei parchi di Agrigento (2000), Naxos (2007) e Selinunte (2013), adesso è il turno di Segesta, che diventerà ufficialmente parco archeologico entro metà mese.

«La nuova gestione dei beni culturali inizia da qui – fa sapere il Presidente della Regione Nello Musumeci – Tre soli parchi in diciotto anni rappresentano uno dei paradossi della nostra Regione, che non ha dato attuazione a una buona legge che in molti ci invidiano. Il patrimonio della nostra isola merita di essere valorizzato e restituito ai siciliani».

Il Parco Archeologico di Segesta sarà un ente con una propria autonomia scientifica e di ricerca, gestionale, amministrativa e finanziaria, sul modello del Parco Archeologico di Agrigento (ecco dove ne parliamo).

Esempio che il governo regionale vuole seguire anche per gli altri due parchi già istituiti ma mai entrati "a pieno regime" dal punto di vista proprio gestionale, come fa sapere il Presidente Musumeci.

«Bisogna seguire il modello di Agrigento - continua - una buona pratica che ha dato risultati eccellenti. Naxos e Selinunte sono stati istituiti formalmente e assieme agli altri, a breve, avranno la stessa dignità».

L’autonomia finanziaria permetterà di investire direttamente gli incassi dei biglietti per azioni immediate di manutenzione e valorizzazione del parco, promuovendo inoltre attività di ricerca scientifica come scavi, pubblicazioni, partecipazioni a congressi.

Segesta è quindi il quarto parco archeologico ad essere istituito in Sicilia, seguiranno quello di Pantelleria (leggi qui se vuoi saperne di più) e poi, non in ordine di priorità: parco archeologico di Gela, parco archeologico greco romano di Catania, parco archeologico e paesaggistico della Valle dell’Aci.

E ancora: parco archeologico di Morgantina, parco archeologico della Villa Romana del Casale, parco archeologico delle isole Eolie, parco archeologico di Tindari, parco archeologico di Himera, parco archeologico di Monte Iato, parco archeologico di Solunto, parco archeologico di Kamarina, parco archeologico di Cava d’Ispica, parco archeologico di Lentini, parco archeologico di Eloro e Villa del Tellaro, parco archeologico di Siracusa, parco archeologico di Lilibeo.

«Vincere questa sfida insieme al presidente Musumeci – dichiara l’Assessore dei Beni culturali, Sebastiano Tusa – è lo stimolo per continuare il processo di cambiamento avviato».

«La Sicilia deve avere tutti i Parchi previsti e in breve tempo - continua - È un impegno che sento di dovere onorare nella convinzione che la rinascita dei Beni culturali siciliani non può che passare per un sistema di gestione moderno e snello».

«Questo quello che la Sicilia e i siciliani meritano - conclude Tusa - dopo anni di gestione non all’altezza del valore storico culturale di siti straordinari per bellezze archeologiche e paesaggistiche».

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