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Dalle atmosfere tenui di Milano ai colori accesi della Sicilia: l'arte di Angela Trapani

A vent’anni si trasferisce a Milano ma nel 2018 torna qui e resta colpita dall'Isola, dalla cupole rosse di Palermo, dal "Blu salina" a Trapani. Ecco la sua storia

Jana Cardinale
Giornalista
  • 25 aprile 2026

L'artista Angela Trapani (foto di Alvin Nizza)

Dalle atmosfere rarefatte di Milano ai colori assoluti della Sicilia, il percorso artistico di Angela Trapani si muove lungo una geografia interiore fatta di memoria, luce e appartenenza. Concepita a Venezia, in occasione di un viaggio dei genitori allora invitati a un matrimonio, racconta di essere nata dentro una dimensione in cui l’arte era già destino.

«Era nel mio DNA», dice. E non è una semplice metafora. Figlia di un insegnante di storia dell’arte e pittura, autore di mostre e appassionato collezionista di macchine fotografiche, e di una insegnante di musica e canto lirico, cresce in una casa dove la bellezza era parte della quotidianità. Da bambina trascorreva interi pomeriggi nella camera oscura con il padre, assistendo al miracolo silenzioso dello sviluppo fotografico. Fuori, i teatri, i templi greci, i viaggi; dentro, la solitudine fertile dello studio, il luogo in cui dipingere diventava il tempo più felice.

A vent’anni si trasferisce a Milano per proseguire gli studi di pianoforte e canto lirico, dopo il diploma in Tecnico della Grafica. Qui vive pienamente la stagione della “Milano da bere”, un periodo che definisce una grande scuola di vita e di formazione culturale. «Ho conosciuto persone colte che ho sempre osservato per imparare». Fiere, mostre, viaggi a Basilea e Parigi, incontri con galleristi e critici: quarant’anni di esperienze che hanno nutrito la sua ricerca. Eppure il legame con la Sicilia non si è mai spezzato, anzi, è rimasto un richiamo costante. Alla fine del 2018 sceglie di tornare, spinta dall’amore per la figlia che, profondamente innamorata di Marsala, chiedeva di rientrare. Un ritorno non semplice, reso ancora più duro dalla pandemia, ma addolcito dalla vista dell’orizzonte e delle isole Egadi, diventate per lei una forma di quiete e di radicamento.

Nella sua poetica il colore è protagonista assoluto. Se per lungo tempo il suo mondo è stato dominato dal blu, il ritorno in Sicilia apre nuove visioni. Le cupole rosse di Palermo, osservate con occhi maturi, diventano una rivelazione cromatica: rosso, viola, rosa, arancione, a seconda della luce. «Sembrano ciliegie candite», racconta, e da questa immagine nasce una nuova fase del suo lavoro, fatta di atmosfere intense e sensuali. Un altro momento fondamentale per la sua formazione, è stato il viaggio in Tunisia, a Sidi Bou Said, vissuto inizialmente da giovanissima e poi approfondito in soggiorni più lunghi. Il bianco assoluto delle cupole e la forza dei colori nordafricani danno vita a un periodo di ricerca neo-orientalista che ancora oggi riaffiora nella sua produzione.

Tra le sue esperienze artistiche più suggestive anche un intervento di land art nelle Saline marsalesi, realizzato con il coinvolgimento diretto dei salinari. Un’opera performativa costruita in tempo reale e raccontata sui social, culminata nell’illuminazione del grande cumulo di sale con luce blu, rossa e bianca: una visione potente, capace di fondere lavoro, paesaggio e arte contemporanea. Un’opera nata dal dialogo con il territorio, seguendo tutte le fasi della raccolta del sale: "Volumi di sale" è, infatti, un'installazione realizzata con il sale marino delle Saline Ettore Infersa della Laguna di Marsala. Altre opere inerenti al sale sono già presenti nel lavoro dell'artista tra cui la scultura "Blu salina" lunare e notturna con sale e pigmento, esposta nella collettiva "Sicilitudine" del 2004, l'installazione "Sale" del 2006 a Milano dedicata proprio alle saline di Marsala con interventi sul paesaggio e la scultura luminosa "Sale sotto" realizzata con le schegge di sale di miniera alla Biennale di Salgemma 2015 di Petralia Soprana.

Quel grande cumulo trapezoidale, a Marsala, una volta completato e arrotondato, era fortemente scenico, illuminato di blu, rosso e bianco nella performance di grande impatto visivo, capace di fondere lavoro, paesaggio e arte contemporanea. Nel suo percorso è stato importante anche l’incontro con Getulio Alviani, colpito dalle sue fotografie. Da quella stima è nata un’amicizia fatta di scambio continuo di idee sull’arte e sulla vita. «È stata una lezione quotidiana meglio di un master », dice Angela.

Ai giovani che vogliono intraprendere una strada artistica lascia un messaggio chiaro: il talento e lo studio non bastano senza una curiosità incessante. Bisogna leggere, osservare, viaggiare, capire cosa accade nel mondo. Non fermarsi mai. Arrivare dalla Sicilia per lei non è stato semplice, ma Milano è diventato subito il luogo della formazione e dell’apertura al mondo, dove ha, appunto, incontrato galleristi, critici d’arte, figure che ha osservato con attenzione per imparare, frequentando mostre e fiere, e viaggiando per conoscere da vicino il panorama artistico internazionale. In questi giorni presenta una mostra preparata da oltre un anno, sintesi di un percorso lungo, stratificato, profondamente autobiografico: la grande mostra antologica curata da Ivan Quaroni, che riunisce circa cinquanta opere dagli anni Ottanta a oggi, offrendo un’ampia ricognizione della sua ricerca tra pittura, fotografia, scultura e installazione.

Un percorso espositivo che mette in luce la progressiva trasformazione della cupola da elemento architettonico a segno autonomo e principio costruttivo, capace di organizzare luce, materia e spazio. Una riflessione coerente e stratificata che attraversa superfici pittoriche, fotografie, opere plastiche e ambientali, fino ai lavori realizzati con gesso, plexiglass e salgemma, in cui la forma emisferica dialoga con il tempo, la luce e le trasformazioni fisiche della materia.

La mostra, visitabile al Chiostro di San Domenico a Trapani, si può visitare gratuitamente fino al 3 maggio. Se c’è una lezione che attraversa tutta la storia di Angela Trapani, è possibile sintetizzarla così: l’arte come viaggio continuo, sguardo aperto sul mondo e ritorno costante alle proprie radici.
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