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Di giorno avvocati e imprenditori, di notte suonano in Sicilia: chi sono gli "Atelier"

Una band che alla stregua di molti altri artisti aretusei Marco Castello, Tony Pitony, Ernesto Marciante, Lina Gervasi, sono in ascesa nel panorama musicale. La storia

Francesca Garofalo
Giornalista pubblicista e copywriter
  • 30 marzo 2026

La band degli "Atelier"

Il padre dell’astrattismo russo Kandinskij abbinava a ogni suono un colore che vibrava sull’anima; in Sicilia esiste un gruppo musicale, figli dell’Isola, che invece delega ad orchestra, strumenti e voce la creazione di immagini; loro sono gli Atelier. Band che alla stregua di molti altri artisti aretusei (Marco Castello, Tony Pitony, Ernesto Marciante, Lina Gervasi…) in ascesa nel panorama musicale, nasce nel 2012 a Siracusa; ed è composta da Fabio Moschella (autore, arrangiamenti, chitarre), Antonio Randazzo (autore, arrangiamenti, tastiere), Salvo Adorno (produttore), Agata Bolognesi (voce), Raffaele Randazzo (batteria) che a Febbraio ha pubblicato CINEMATIC.

Cresciuti insieme, il loro è un incontro di personalità e professioni poliedriche - da avvocati, a imprenditori - che compone singolarmente la notte, il momento di maggior creatività e sgombero dai pensieri. E quando arriva l’idea si riuniscono, come nelle migliori comitive, per lavorare alla definizione dei brani nello studio di registrazione del produttore Salvatore Adorno. E così è stato anche per CINEMATIC, album di 11 tracce che contiene una suite composta da Antonio Randazzo, brani di Fabio Moschella con la produzione di Salvatore Adorno, i sassofoni di Luca Biggio e gli archi del CAM Quartet.

Non un semplice album, ma traversata - quasi road movie - da fare rigorosamente in silenzio con gli occhi chiusi, che guida l’ascoltatore in mondi scenografici simili a quelli dei registi Chazelle, Tornatore o Radford. Questa tappa musicale arriva dopo gli album “State of Grace” (2013), “Madeleine” (2017), il singolo “Perfect Match” (2019) e collaborazioni illustri come quella con il sassofonista Luca Biggio e Michele Ascolese, chitarrista storico di De André conosciuto agli inizi di carriera e ritrovato nella factory dei Kings of Convenience. Con lui realizzano “Ukraine”, brano strumentale nato agli inizi dell’invasione russa del 2022.

Quello che contraddistingue gli Atelier è un linguaggio musicale che non guarda a un punto fermo, ma è un percorso mutevole e di ricerca che abbraccia influenze differenti: “Crossover, ibrida - dice il fondatore Fabio Moschella - e stili diversi come pop, classica, jazz ed elettronica, frutto delle contaminazioni di ciascuno di noi, proveniente da esperienze musicali diverse”. Contaminazioni per un percorso unico che nel 2015 è valso alla band il riconoscimento al concorso nazionale “The soul must go on“, premiati al Blue Note di Milano da Joe Bastianich e Nick The Nightfly e il premio alla quarantacinquesima edizione del Premio Internazionale “Sicilia Il Paladino“.

Una lavoro di ricerca, dunque, che ha raggiunto nel 2026 l’apice con il nuovo album, una suite cinematografica nella prima parte e un omaggio al “bel canto pop” nella seconda parte. Le tracce: da Mater dulcissima, a Rain fino a Last Corner rendono l’arte musicale medium di scuotimento sociale: “La musica - continua Fabio - è un linguaggio universale, oggi può essere anche uno strumento di contrasto a questo tempo dell’odio. Cinematic è un piccolo contributo”.

Al momento, si godono questa nuova creatura frutto di “immaginazione, creatività e bisogno necessario” fino al prossimo obiettivo e uno dei valori più grandi di questa band: la condivisione tra musicisti e pubblico, magari nei teatri storici e più rappresentativi della Sicilia.
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