Dimmi che cantante ti piace e ti dirò chi sei: una guida (siciliana) per Sanremo 2026
La Sicilia pur distantedalla Riviera ligure, riesce ogni anno a sentirsi sorprendentemente vicina. Non solo perché lo guardano tutti, ma perché dentro i brani c’è un pezzo di Isola
Teatro Ariston
E la Sicilia, pur distante geograficamente dalla Riviera ligure, riesce ogni anno a sentirsi sorprendentemente vicina. Non solo perché lo guarda tutta insieme, ma perché dentro quelle canzoni - spesso - c’è un pezzo di Isola. Quest’anno il legame passa da voci e radici che parlano siciliano anche quando cantano in italiano.
Levante, nata a Caltagirone, torna con quella sua capacità quasi chirurgica di entrare nelle crepe emotive. Non è l’artista che cerchi per canticchiare distrattamente mentre friggi le panelle. È quella che ti fa abbassare il volume delle chiacchiere e dire: “Aspettate, questa la voglio sentire bene”. La sua musica è per chi vive Sanremo come un diario collettivo. Per chi ascolta le parole prima ancora della melodia. Per chi si emoziona senza vergognarsene. Se durante la sua esibizione smetti di commentare e ti ritrovi a pensare a qualcuno che non senti più, allora appartieni al suo pubblico. Sei della categoria “romantici analitici”: quelli che il giorno dopo citano un verso su Instagram con l’aria di chi ha capito tutto.
Poi c’è Dargen D’Amico. Milanese di nascita ma con radici a Filicudi, e quindi con quella invisibile corrente eoliana che ogni tanto si insinua nella sua scrittura. Dargen è l’artista che rende Sanremo contemporaneo. Ritmo, ironia, riflessione. Sembra leggero, ma non lo è mai del tutto. Il suo pubblico? Quelli con il telefono in mano. Non per distrarsi, ma per commentare in tempo reale. I velocissimi. Quelli che colgono la battuta prima che arrivi il ritornello. Se guardi il Festival come fosse un grande laboratorio pop dove musica e società si mescolano, sei nel suo campo. Sei tra gli "ironici consapevoli": quelli che ridono, ma con metodo.
E poi c’è Francesco Renga, legato a Palermo per storia familiare. Renga rappresenta l’altra faccia del Festival: la grande voce, la tradizione melodica, l’interpretazione che riempie il teatro. È l’artista che mette d’accordo le generazioni, quello che la mamma approva e che il padre ascolta in silenzio. Se durante la sua esibizione dici “Questa sì che è una voce”, appartieni ai “nostalgici fieri”. Quelli che cercano l’intensità, l’emozione piena, la canzone che si canta a finestrini abbassati tornando dal mare. Il pubblico che vuole ancora credere che la voce possa bastare.
Ma Sanremo, visto dalla Sicilia, non è solo chi canta. È anche chi scrive. Autori siciliani come Giuseppe Anastasi o Giovanni Caccamo rappresentano quella parte dell’Isola che lavora dietro le quinte, che mette le parole in bocca agli altri, che costruisce ponti invisibili tra palco e platea. Se sei uno di quelli che cerca il nome dell’autore prima ancora di votare, allora sei nella categoria dei “cacciatori di penne”: raffinati, curiosi, quasi investigativi. Alla fine la vera segmentazione dell’Ariston non è tra Big e Nuove Proposte. È tra chi cerca emozione pura, chi cerca contemporaneità, chi cerca tradizione, chi cerca scrittura.
E intanto, mentre in Liguria si decreta un vincitore, in Sicilia vincono tutti: i bar che fanno il pienone per la finale, le famiglie che litigano sulla classifica, i meme che esplodono su Facebook, le più attente alle mode che commentano i vestiti, i ventenni che analizzano i testi. Sanremo potrebbe divide sui gusti, certo. Ma unisce sempre nella visione. È un rito collettivo che attraversa il mare e arriva sull’Isola trasformandosi in collante sociale. È un modo per sentirsi dentro una storia comune che continua da 76 anni. È un pezzo d’Italia che, per una settimana, parla la stessa lingua.
E allora la domanda non è chi vincerà. La domanda è: tu chi sei guardando lo spettacolo dell’Ariston? Il romantico che ascolta. L’ironico che commenta.Il nostalgico che applaude. O il raffinato che legge i testi? In Sicilia,il bello è proprio questo: alla fine, siamo un po’ tutte queste cose insieme. Ed è forse per questo che Sanremo, anche a mille chilometri di distanza, ci riguarda e ci coinvolge ed emoziona sempre così tanto.
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