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Divorava bambini e venne ucciso: in Vucciria il coccodrillo che dal Nilo arrivò al Papireto

Per anni è stata la mascotte del quartiere nel cuore di Palermo: intere famiglie con bambini e turisti curiosi si recavano nella piccola bottega per poterlo ammirare

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 15 febbraio 2020

Il mercato della Vucciria (foto Alessia Rotolo)

Nel cuore del mercato della Vucciria, esattamente in via Argenteria, all’interno di un negozio di generi alimentari, è appeso nel soffitto un grosso coccodrillo imbalsamato.

L'animale, lungo oltre tre metri e con le enormi fauci spalancate, incuteva timore a chiunque si trovasse di passaggio lì vicino. Per i bambini che per curiosità si recavano sul posto, era una visione che dava gioia e timore allo stesso tempo.

Una leggenda popolare vuole che il coccodrillo abitasse la fontana che si trova nella piazza Caracciolo, alla Vucciria. Un tempo si credeva che questa fontana fosse alimentata dal flusso delle acque del sottostante fiume Papireto. Era opinione del popolo che quell'enorme coccodrillo fosse nativo del lontano Nilo, dopo avere nuotato fino alle nostre coste, riuscì ad arrivare presso la foce del fiume Papireto trovando in quella fontana un comodo rifugio per la sua esistenza.

Questo grosso coccodrillo, però, non si nutriva soltanto d'acqua ma divorava tutti quei bambini che si attardavano a giocare nei dintorni, oltre le ore del tramonto. Nel quartiere, ben presto, si diffuse la paura che la bestia potesse divorare tutti i "picciriddi" (nda. bambini) e così alcuni tra i più coraggiosi giovani della Vucciria un giorno decisero di tendergli una trappola.

Alle ore del tramonto, appena il coccodrillo si affacciò dal bordo della fontana in cerca della sua vittima, in cinque lo agguantarono per la coda. Il possente coccodrillo si dimenava, e mentre in quattro tentavano di tenerlo fermo, il più lesto tra i giovani coraggiosi fece in tempo ad infliggergli un fendente con un grosso coltello fino a trafiggere le dure carni dell'animale finchè dopo averlo penetrato sotto la gola, con tutta la sua forza continuò a spingere il coltello fino ad arrivare all'altezza dello stomaco.

Il feroce animale, squartato, cadde esanime in una pozza di sangue e mentre tutti osservavano la scena, il pianto di una bambina si udì provenire dall'interno del suo stomaco. Il coccodrillo era ormai immobile per terra e fu allora che il giovane infilò le sue forti braccia dentro le carni insanguinate dell'animale afferrando con le sue mani il corpicino di una bimba, ancora viva, che subito fu estratta fuori.

La bambina miracolosamente si salvò e alla Vucciria fu festa. "Musica, balli e ciumi ri vinu" scorrevano per tutta la via dell'Argenteria, dalla fontana fino al mare! Questa storia la raccontava il signor Vincenzo Amodeo, probabilmente l’ultimo proprietario dell'immobile situato per tanti anni in via Argenteria 45. Un terribile coccodrillo era, infatti, appeso nel soffitto dell’immobile e lui giurava fosse quello della storia descritta.

Per tanti anni quel coccodrillo fu una vera e propria mascotte del quartiere, intere famiglie con bambini e turisti curiosi si recavano all’interno della piccola bottega per poterlo ammirare e facevano la fila per fotografarlo. Un tempo era l’unico esemplare che si aggirava a Palermo, oggi invece in città ce ne sono parecchi…

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