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È palermitano e a 13 anni è già campione d'Italia: Giuseppe ora sogna le Olimpiadi

Tredicenne di Bagheria, è appena diventato campione italiano cadetti di Taekwondo. Ha iniziato a 5 anni e da allora non si è più fermato

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • 4 aprile 2026

Giuseppe Rubino

Perseguire un obiettivo non è certo una cosa facile. Costa sacrifici, sforzi e tanta volontà e questo Giuseppe Rubino lo sa bene. Il giovane tredicenne bagherese è infatti appena diventato campione d'Italia cadetti di Taekwondo nella categoria -53 kg cinture rosse.

Giuseppe il Taekwondo ce l’ha nel sangue. Sua madre è un’ex agonista, i suoi zii sono stati campioni a livello nazionale e internazionale, è una passione di famiglia.«Ha iniziato quando era nella pancia, perché prima di scoprire di essere incinta avevo continuato ad allenarmi» racconta a Balarm scherzando la madre Marianna Lo Jacono.

Poi, da quando il giovane atleta ha compiuto cinque anni ha iniziato ad allenarsi senza sosta, rendendo il tatami la sua seconda casa. Anche la dedizione con cui ha preparato la gara, racconta tutta la passione del ragazzo: sveglia alle 6.00 di ogni mattina, allenamento sotto casa, scuola, dieta ferrea e nel frattempo la preparazione per gli esami di terza media.

«Il mio sogno è andare alle Olimpiadi - racconta Giuseppe - Mi accompagna una forte volontà, perché io amo questo sport e come ogni persona che ama qualcosa, cerco di farlo al meglio, mettendoci anima e corpo».

È stato complesso per lui conciliare la sua passione con il resto delle cose, ma il tatami lo riempie giornalmente di valori forti. «Con questo sport ho imparato a credere di più in me stesso, sulle cose che faccio anche fuori dalla palestra. È stato complicato organizzarmi anche con lo studio, ma appena è finito tutto mi sono tolto un peso. Come dire: ce l’ho fatta».

Giuseppe, nella sua semplicità, vuole essere un esempio per i suoi coetanei, spronandoli a fare sempre meglio, a coltivare interessi, a
incuriosirsi e ad essere consapevoli delle proprie capacità. «Per me la cosa importante per chi ha un sogno è superare le proprie difficoltà, i propri limiti, non arrendersi e credere sempre in sé stessi».

Per sua madre Marianna, storie come quella di Giuseppe possono essere importanti modelli educativi in un sistema che ostenta ricchezza, potere e violenza: «Dobbiamo dare modelli positivi. Io insegno in un istituto professionale a Bagheria e mi rendo conto che i ragazzi oggi hanno delle mancanze. Servono punti di riferimento che li spronino a percorrere la retta via».

«Nella creazione di valori lo sport aiuta tanto - continua Marianna - Esso è un tramite per mettere alla prova loro stessi e per confrontarsi in modo sano con gli altri. Quello che si deve sviluppare è la consapevolezza del valore di essere umani. I nostri ragazzi però non possono farlo da soli. Serve una rete che li supporti sempre e che li aiuti a crescere».

Giuseppe Rubino ha tredici anni, vive a Bagheria e ha appena dimostrato che esiste un’altra storia possibile. Non quella del telefono acceso fino a mezzanotte, non quella della solitudine o al contrario del branco che diventa forza e potere degenerato. Bensì quella di un ragazzo che alle sei del mattino si mette le scarpe da ginnastica e scende a correre perché ha qualcosa di importante e positivo per cui vale la pena alzarsi.
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