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Era il più "masculazzo" di Palermo, Rosolino Pilo: il capo ultrà della tifoseria da teatro

Dopo aver letto questa storia, quando passerete dalla via a lui intitolata a Palermo, saprete con chi avete a che fare. Un malo carattere come ce n'erano davvero pochi

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 16 aprile 2021

Ritratto di Rosolino Pilo

Di masculazzi (maschioni) a Palermo ne abbiamo avuti tanti, ma sicuramente quello che ha superato tutti i fimminari della Città è ricordato per il suo cognome che è tutto un programma: Rosolino (o Rosalino, come piaceva firmarsi) Pilo.

Non pensate male e non fate i soliti, questo nostro caro concittadino Palermitano è conosciuto soprattutto per le sue battaglie contro i Borboni poiché da patriota con malo carattere si diede alla lotta armata per favorire l'Unità d’Italia che, diciamoci la verità, se la poteva risparmiare visti i risultati odierni e soprattutto per lo spreco di energie invece di concentrarle sulla sua naturale inclinazione: ammiratore delle attrici di Teatro.

Il nostro caro Rosalino era figlio di Gerolamo Pilo conte di Capaci e Antonia Gioeni dei principi di Bologna e di Petrulla, un titolato praticamente, nacque il 15 luglio del 1820 e insieme all'altro nostro caro compatriota Giuseppe La Masa organizzò la rivolta del 1848 a Palermo.



Tralasciamo tutta la parte decorativa delle battaglie e azioni eroiche che lo hanno contraddistinto e che gli valsero (da morto ovviamente) una dedica toponomastica e la traslazione della salma dall'abbazia di San Martino delle Scale alla Chiesa di San Domenico con tanto di monumento eseguito da Rosario Bagnasco e cippo a Villa Garibaldi, senza ovviamente scordarci che Rosolino apparteneva alla Massoneria, come emerge dal discorso di Ernesto Nathan, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, fatto il 21 aprile del 1918 a Roma.

Detto dei meriti patriottici del picciottazzo passiamo alla parte meno conosciuta del nostro eroe. Siamo nel 1838, come ci racconta lo scrittore Giulio Pagano su un suo testo riguardante i teatri di Palermo, ed era passato un anno circa (1836? - 1837) il periodo del Cov…, ehm scusate, Colera (cioè nell'ottocento sono riusciti a superare il Colera senza antibiotici e noi siamo qui ancora a contare, misteri della fede!), ed i teatri ripartono con gli spettacoli, visto il periodo obbligatorio di chiusura, mascherine e bonus (c'erano, penso).

Don Andrea Brignone riacquisì la proprietà del teatro "Carolino" dai Marchesi di Santa Lucia (ceduta all'epoca da Gaetano Brignone, morto di colera – chissà se è stato conteggiato) e nel 1838 riorganizzò gli spettacoli scritturando grossi artisti con l'aiuto del duca di Terranova, il principe di Sant'Elia, Vincenzo Florio (vecchia volpe) e Lo Jacono (prestanome di Vincenzo Jocona);

Tra le attrici famose dell'epoca vi erano Francilla del Castillo Pixis Göhringer (tri uri pi scrivillu), figlia adottiva del pianista danese Johann Peter Pixis (che se la voleva sposare pure per rimanere in "famiglia") che amava, in tutti i sensi, Chopin e la Parigina (non il pane) Emilie Hallez.

Dunque, dovete sapere miei cari che i teatri furono i primi prototipi dei fanatici dello stadio e dei club di tifosi, infatti, con la scusa di "ammirare" le attrici si creavano schieramenti per le protagoniste che portavano ad arresti tra i giovani irrequieti che, per passare il tempo, si aggaddavano tra di loro per affermare la loro attrice preferita.

Diciamo che la polizia a quell'epoca aveva proprio molto da fare e per ovviare a questi inconvenienti decise di proibire i bis degli artisti (vu immaginati?); addirittura le fazioni accompagnavano le artiste in processione seguendo le loro carrozze sino a casa, di notte, creando un "festoso macello" tanto che la gente non riusciva a dormire e, secondo me, magari gli tirava le graste dai balconi (a finire buono); in tutto ciò un aneddoto curioso, per esempio, per far capire la rivalità tra i club, fu sicuramente la realizzazione di una corona d'oro per la Pixis da parte del suo fan club e, per ripicca, la corona da 60 onze creata da Giovanni Fecarotta per la Hallez (praticamente a fuddìa totale!).

Dopo queste premesse, eccoci al nostro Rosolino che del 1843, ad appena 23 anni, era già capo ultrà e si rese protagonista durante un altro scontro tra attrici: Gertrude Bartolotti e Rita Gabussi!

Il Pilo (Rosolino intendo) fiancheggiava proprio la Gabussi e per sostenerla ne fece di cotte e di crude, come la sera del 25 marzo durante uno spettacolo della rivale Bartolotti quando, all'improvviso, tirò dal palco (fila IV al n. 19 – staccavo i biglietti all’epoca) un "serto di libano con legata una civetta viva" che ovviamente faceva come una pazza; ovviamente fu un chiaro intento di derisione dell'attrice a cui aderì anche il pubblico.

La polizia intervenne per cercare Rosolino, ma arrestò i figli del barone D'Ondes ed Enrico Vaginelli, mentre il furbacchione di Rosolino se l'era squagliata capendo l'antifona! Ma, come fu come non fu, si venne a sapere che il lancio era stato organizzato da Rosolino Pilo che fu arrestato e, guarda un po', il Ministero di Napoli chiese alla polizia di punire questi elementi severamente.

La polizia rispose al Ministero che Rosolino Pilo è un "soggetto ben noto per lo di lui irrequieto carattere" (vabbè, so’ giovani), pertanto, decisero di spedire questi picciottazzi al confine, Rosolino scelse Termini Imerese per rimanerci fino a luglio.

Ovviamente l'incontro tra la Polizia e Rosolino fu solo rimandato di qualche anno, visto quello che accadrà nel 1848.
Insomma cari amici, hai capito a Rosolino Pilo?

Ora quando ci passeggiate per questa via sapete con chi avete a che fare, occhio alle Civette!
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