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Era un inno alla vita: cancellata la preghiera artistica all'Ospedale Civico di Palermo

L'opera era inserita all'interno di una mostra che non è stato più possibile realizzare a causa del Coronavirus, per questo è stata cancellata: ma l'artista non vuole riproporla

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 1 marzo 2020

La poesia-preghiera di Giuseppina Torregrossa e opera d'arte di Stefania Galegati, cancellata

La bellissima e commovente poesia-preghiera di Giuseppina Torregrossa diventata un'opera d'arte per mano dell'artista Stefania Galegati, che l'ha trascritta davanti al padiglione di chirurgia oncologica dell'ospedale Civico di Palermo (ne abbiamo parlato qui), è stata cancellata a distanza di pochissime ore dalla sua realizzazione.

Al suo posto adesso c'è una striscia nera. Era lunga cento metri e partiva da dentro il reparto per arrivare fuori, lungo la strada che metaforicamente rappresentava la tortuosa e dolorosa strada verso la guarigione. La poesia-preghiera era un inno alla vita, che attraversava a tappe il calvario che attraversa una donna che ha il cancro.

Dall'ospedale fanno sapere che l'installazione era inserita all'interno di una mostra che prevedeva l'intervento anche di altre tre artiste che sarebbero dovute arrivare in città da altre regioni d'Italia: a causa del Coronavirus le donne hanno preferito non venire a Palermo, per questa ragione la mostra è stata posticipata e contestualmente la scritta cancellata. «Si rifarà quando si rifarà la mostra» fanno sapere dall'ospedale.



Ma quella bellissima preghiera non sarà mai più scritta. La scrittrice Torregrossa e l'artista Galegati, non capiscono il gesto di coprire la scritta.

«Magari la rifaremo ma di certo non all'ospedale Civico, - dice Stefania Galegati - Giuseppina Torregrossa ha mandato una diffida all'ospedale ad utilizzare la sua poesia. Io sono stata ore piegata a scrivere per terra, e ho 46 anni e sono stata anche una paziente oncologica. È una mancanza di rispetto per il lavoro che abbiamo fatto, tra l'altro completamente gratuito».

«Avrei anche dovuto fare la curatela della mostra - continua l'artista - ma non ho più intenzione di proporla in quegli spazi. Di certo la faremo ma da qualche altra parte. Quando ho visto la preghiera tutta coperta di nero mi sono sentita violentata, che senso ha coprire una preghiera che poteva portare un po' di sollievo a chi vive una condizione difficile com'è quella del cancro?».
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