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Erano (veri) santuari a cielo aperto: i sacrifici umani in Sicilia nell'era dei "Tofet"

Proprio per la presenza dei punici in Sicilia, in provincia di Trapani e di Palermo è possibile trovare diversi reperti appartenenti alla loro cultura. Di che si tratta

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 29 agosto 2025

Tofet in Sicilia

La Sicilia è stata contesa per migliaia di anni da diverse popolazioni, ma probabilmente lo scontro più lungo che è avvenuto all’interno dell’isola è stato quello che ha visto greci e punici contendersi il predominio del territorio.

Proprio per via della presenza dei punici in Sicilia, in provincia di Trapani e di Palermo è possibile trovare diversi reperti appartenenti alla loro cultura, come i Tofet, dei santuari che venivano realizzati a cielo aperto e che ricordano i nostri classici cimiteri con le lapidi.

I Tofet erano presenti nelle città fenicie ad esclusione di quelle che vennero realizzate nella penisola iberica e nei pressi di Cartagine, costruita sulla costa della moderna Tunisia, e contenevano le urne dei bambini morti prematuramente o dei feti nati morti.

I punici, avendo assimilato la cultura fenicia, credevano infatti che tali infanti meritassero un cimitero a sé stante ed erano abituati a compiere delle offerte rituali ai loro spiriti.

In Sicilia i tofet più importanti si trovano a Solunto, in provincia di Palermo, e a Mozia, ma è probabile che altri tofet si trovassero anche ad Erice e in altre città, in cui i punici erano riusciti a penetrare.

Il termine “tofet” viene citato nella Bibbia nel libro del profeta Isaia e del profeta Geremia, come il luogo le famiglie posavano le “polveri” dei propri bimbi e i fanciulli erano «passati per il fuoco».

Secondo la Bibbia, i tofet erano eretti in onore del dio Moloch o Melqart, storicamente associati al fuoco e noti alla massa per desiderare sacrifici umani.

Non è certo però che i punici, a differenza dei fenici, sacrificassero spesso i propri bambini in onore di questi dei ed è molto più probabile che gli infanti presenti nei tofet fossero morti di morte naturale.

I sacrifici umani, presenti nella cultura punica, non erano infatti così comuni come scritto da molti autori greci e romani, che avevano tutto l’interesse di far sembrare i loro avversari dei mostri.

I sacrifici venivano sì compiuti in Sicilia, ma a ulteriore dimostrazione che non sacrificavano spesso dei bambini, nei tofet siciliani si trovavano ossa di infanti malati.

A confermare questa teoria è Erodoto, che racconta come a seguito della battaglia di Himera, avvenuta nel 480 a.C., i punici dovettero abbandonare i sacrifici umani per colpa della loro sconfitta.

In questa battaglia, infatti, Gelone di Siracusa, alleato con Terone di Agrigento, ottenne una storica vittoria contro i cartaginesi, chiedendo loro di versare un’ingente indennità e di abolire i sacrifici umani sull’isola, in particolare l’uccisione dei primogeniti nei tofet.

Dal modo in cui i punici presenti in Sicilia abbandonarono velocemente questa pratica è palese che era già caduta in disuso e non era apprezzata dalla stessa popolazione di origine cartaginese.

Fonti meno certe affermano invece che durante questi riti ai bambini destinati al sacrificio venissero fatte indossare maschere con sembianze sorridenti, nel tentativo di far credere che affrontassero la morte con gioia e serenità.

Anche in questo caso, però, è molto probabile che l’uso di queste maschere fosse una leggenda.
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