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Farsi belle con gli scarti di pesce: l'idea siciliana per creme che rispettano l'ambiente

Un progetto che coinvolge Italia, Malta e l'Università di Palermo mira alla creazione di prezioso collagene dagli scarti provenienti dagli allevamenti ittici del Mediterraneo

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 9 dicembre 2019

Recuperare la ricchezza degli scarti di pesce. È possibile e necessario. È in corso di attuazione nei piani di cooperazione transfrontaliera Italia Malta un progetto di innovazione tecnologica che punta a recuperare le molecole attive presenti negli scarti di pesce.

L’iniziativa, nell’ambito dei programmi Interreg Italia-Malta, è dell’Università di Palermo, in particolare il dipartimento STEBICEF - Scienze e tecnologie biologiche, Chimiche e Farmaceutiche, in collaborazione con l’Università di Malta, il ministero maltese dell’Ambiente, il distretto turistico Pescaturismo, il comune di Lipari ed Aquabiotech, una azienda specializzata in acquacultura. Gli scarti di pesce sono ricchi di molecole attive, i celebri Omega 3, collagene, e decine di altre molecole che hanno usi in farmaceutica.

Il caso del collagene sottintende un altissimo potenziale economico, il collagene oggi è estratto principalmente dagli scarti di macellazione dei maiali. Nel mondo arabo quanto proviene dai maiali è considerato un prodotto impuro. Il collagene è un prodotto molto usato per le creme di bellezza. In ragione di questo esiste un mercato molto ricco che prevede l’uso del collagene estratto dal pesce nell’ambito delle produzioni di creme di bellezza rivolte al mondo arabo.



Giusto per dare una dimensione del valore aggiunto un grammo di collagene estratto dal pesce può valere sul mercato anche 100 euro.
Ma non finisce qui perché quanto resta dopo l’estrazione di Omega 3, collagene e principi attivi può essere agevolmente trasformato in farina di pesce per gli allevamenti ittici. In tal modo riducendo la quantità di conferimenti in discarica.

Va considerato che la quantità di imprese che operano in Sicilia nel comparto di trasformazione ittico, nella ristorazione e nella vendita diretta è enorme, e conseguentemente è notevole anche il volume degli scarti che questi producono. Questo scarto è un prodotto fortemente inquinante che deve essere trattato come rifiuto speciale. Metodiche che consento di estrarre valore dagli scarti e sottrarre volume al rifiuto conferito in discarica diventano pertanto un doppio valore aggiunto per la collettività.

Il partenariato internazionale vede il coinvolgimento diretto ed indiretto oltre che dei laboratori di ricerca anche di imprese specializzate in acquacultura, e soggetti specializzati nella commercializzazione di semilavorati per le industrie di cosmetica.
Uno dei nodi del processo è il laboratorio allestito a Lipari, nel quale saranno svolte le analisi dei campioni di lavorazione provenienti da tutta la Sicilia. Il processo avviato infatti intende individuare per ciascuna tipologia di scarto la tipologia di materia prima maggiormente presente, al fine di standardizzare i prodotti estratti, ed ottimizzare le metodiche in base allo scarto.

Va infatti rilevato che gli scarti di lavorazione sono fortemente segmentati in uscita dagli stabilimenti, si va dagli scarti di acciughe di Balistreri di Aspra, a scarti di tonno, prodotto da Castiglione a Trapani. Ogni tipologia di scarto si presta a specifiche estrazioni. Il progetto è anche l’occasione per mostrare la grande qualità in termini di ricercatori e personale scientifico che sa esprimere la Sicilia. Tutti gli addetti selezionati dall’Università di Palermo e che stanno partecipano al lavoro di ricerca e messa a punto delle procedure si sono infatti formati negli istituti siciliani.

In un’epoca nella quale si discute molto di tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse attività di ricerca ed applicativa come queste hanno il grande merito di intervenire sostanzialmente nella riduzione dei rifiuti conferiti alla filiera, e di ridurre la necessità di produrre materie prime e mangimi secondo sistemi più impattanti.

Va rilevato infatti che la trasformazione in mangime degli scarti di lavorazione ha tra gli impatti diretti la riduzione della necessità di attingere alla risorsa ittica per la produzione di mangimi da destinare agli impianti di acquacultura.

Il progetto si svilupperà nel prossimo biennio, se volete saperne di più ecco il sito del progetto. Attraverso la pagina web i produttori di scarti di lavorazione (siano essi trasformatori industriali, punti vendita, esercizi della ristorazione) potranno prendere contatti con i progettisti che sottoporranno gli scarti ad analisi preventive, finalizzate a comprendere che tipo di materia prima può essere estratta.

Uno degli obiettivi del progetto è infatti una mappatura dello scarto di pesce prodotto in Sicilia, sia qualitativa che quantitativa, a partire dalla quale intervenire operativamente nella filiera per favorire processi che possano sottrarre la quantità maggiore di scarto dalla filiera dei rifiuti per inserirlo nella filiera della produzione di beni ad alto valore aggiunto.
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