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"Geometrie abitabili" a Palermo: l'arte che cambia il modo di vedere lo spazio

All'Instituto Cervantes anche il pavimento entra a far parte dell’opera, contribuendo a creare un ambiente immersivo e coerente. ​​​​​Centrale anche il colore

Marta Mangiapane
Dottoranda in pratiche artistiche e storia dell'arte
  • 29 aprile 2026

Un dettaglio dell'installazione "Geometrie abitabili" all'Instituto Cervantes di Palermo

Ci sono installazioni che si guardano. E poi ce ne sono altre — più rare — che modificano profondamente il nostro modo di percepire lo spazio. È il caso di "Geometrie abitabili. Prospettive dalla soglia", intervento site specific di FOD (Francisco Olivares Díaz), curato da Pedro Medina, all’interno della Chiesa di Santa Eulalia dei Catalani, sede dell’Instituto Cervantes di Palermo. Qui l’arte non si limita ad abitare lo spazio: lo ridefinisce. Basta varcare la soglia per accorgersene.

La navata cambia volto e si apre a una nuova lettura visiva. Tra le colonne in marmo, gli stucchi barocchi e il rosso del diaspro, si inserisce una struttura in tubi innocenti: un’impalcatura leggera, apparentemente provvisoria, che sostiene grandi superfici dipinte, simili ad arazzi contemporanei o stendardi astratti, come se lo spazio sacro fosse attraversato da nuove presenze simboliche.

Linee e forme geometriche attraversano queste superfici e sembrano fuoriuscire dalle tele per proseguire nello spazio; il disegno non è più confinato al supporto, ma si espande nell’ambiente circostante. Il risultato è una continuità visiva che dissolve i confini tra pittura e architettura, tra immagine e spazio reale. Il confronto con lo spazio della chiesa risulta costante.

Le linee dell’installazione seguono e, al tempo stesso, alterano quelle della navata, modificando la percezione delle proporzioni e delle distanze. Anche il pavimento entra a far parte dell’opera, estendendo il disegno verso il basso e contribuendo a creare un ambiente immersivo e coerente.

Centrale è inoltre il colore. Le tonalità utilizzate nella struttura dialogano con i materiali presenti nella chiesa, senza mai cercare la mimetizzazione. Si costruisce un’armonia basata su cromie analoghe, capace di integrare l’intervento contemporaneo nello spazio storico senza annullarne le differenze. Il colore diventa così uno strumento di relazione, un ponte tra epoche, linguaggi e materiali. Tra gli elementi che emergono nel lavoro, il triangolo e il quadrato funzionano come matrici visive ricorrenti, capaci di orientare lo sguardo e costruire relazioni spaziali. Come spiega il curatore, si tratta delle stesse figure che compaiono nei primi disegni dell’infanzia: le “casette” tracciate quasi istintivamente, composte da un quadrato — la struttura — e un triangolo — il tetto.

«Quel disegno — osserva Medina — inaugura una relazione precoce tra geometria ed esperienza dello spazio»: uno spazio da abitare, in cui la geometria non è più un’entità astratta, ma diventa esperienza concreta, familiare, vissuta. Uno degli aspetti più significativi è la possibilità di attraversare l’installazione. Non si tratta di un’opera da osservare passivamente, ma di un’esperienza da vivere.

Camminando al suo interno, lo sguardo cambia continuamente: ogni posizione offre una prospettiva diversa, ogni passo genera nuove relazioni tra forme, colori e volumi. Alcuni elementi della struttura sono mobili, in un chiaro omaggio all’architetto Carlo Scarpa, che ha trasformato lo spazio espositivo del Palazzo Abatellis in un sistema dinamico e interattivo. Anche in questo caso, lo spazio non è un semplice contenitore, ma diventa parte integrante e attiva dell’opera. Il progetto è il risultato di un mese di residenza dell’artista a Palermo.

«È stato fondamentale — dichiara l’artista — il lavoro di ricerca svolto in città, che si riflette nella mostra attraverso i “materiali trovati” e nello studio delle caratteristiche della Chiesa di Santa Eulalia dei Catalani». L’opera si nutre quindi del contesto, assorbendone suggestioni visive e materiche. Tutto ciò contribuisce a radicare ulteriormente l’intervento nel contesto specifico. Il risultato è un’esperienza immersiva e immediata, che non richiede conoscenze preliminari: basta entrare e lasciarsi guidare.

Quando si esce dalla chiesa, la sensazione è netta: lo spazio non è più lo stesso — e forse è cambiato anche il nostro modo di guardarlo. La mostra sarà visitabile fino al 27 maggio 2026 negli spazi dell’Instituto Cervantes di Palermo. Ingresso gratuito.
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