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Giovani da Usa e Cina per studiare lo Zen: Unipa in campo per riqualificare il quartiere

Due progetti dell'Università per analizzare e realizzare interventi di riqualificazione nel quartiere. Spazi aggregativi, impianti sportivi, servizi e mobilità i temi su cui puntare

Anna Follari
Giornalista
  • 15 gennaio 2026

Un gruppo di studenti universitari allo Zen

Se pensavate che lo Zen fosse un quartiere dimenticato dai cittadini, vi sbagliate. E lo dimostriamo. San Filippo Neri, meglio conosciuto come Zen, è senza dubbio una delle realtà urbane di Palermo che necessita di interventi di riqualificazione. La carenza di opere di urbanizzazione primaria (strade, parcheggi, marciapiedi, spazi di sosta) rende il quartiere, a oltre cinquant’anni dalla sua realizzazione, ancora incompleto.

È proprio da questa consapevolezza che nasce un percorso condiviso di ricerca, progettazione e ascolto che coinvolge docenti e studenti del dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo, l’Istituto comprensivo Giovanni Falcone del rione e l’associazione Laboratorio Zen Insieme. L’obiettivo comune è chiaro: realizzare interventi semplici ma efficaci, capaci di incidere concretamente sulla vita quotidiana degli abitanti.

La scelta di lavorare sullo Zen nasce dalla consapevolezza che, pur essendo stato concepito negli anni Cinquanta come progetto di edilizia moderna, il quartiere presenta oggi forti criticità in termini di qualità dell’abitare, accessibilità e opportunità sociali. Il problema però non è solo urbanistico.

Riguarda il funzionamento complessivo del rione: lo spazio costruito, se non accompagnato da servizi, relazioni e presidii, può diventare terreno fertile per marginalità, disagio e delinquenza. Al contrario, una realtà che funziona può rappresentare un antidoto efficace a queste dinamiche.

«Abbiamo offerto ai nostri studenti un’esperienza di frontiera – spiega Manfredi Leone, docente di Progettazione e Architettura del Paesaggio all’Università di Palermo – l’obiettivo è comprendere i problemi reali di una periferia complessa e dura, e provare a immaginare soluzioni insieme agli abitanti, alle scuole e alle associazioni del territorio. Il lavoro si è sviluppato su più livelli: dalla progettazione di spazi aperti e luoghi di socialità, al ripensamento di alcuni spazi di transito oggi congestionati, fino alla riorganizzazione del sistema viario per proporre una nuova idea di mobilità e di vita quotidiana».

Il fine è un vero ribaltamento delle abitudini: offrire agli abitanti scenari alternativi di utilizzo degli spazi, capaci di favorire relazioni, sicurezza e una migliore qualità dell’abitare. Centrale è anche l’investimento sulle risorse economiche e umane per presidiare il quartiere e attivare momenti di socialità.

«Sport, educazione, gioco, spazi aggregativi, impianti e attrezzature dove i giovani possano esprimere la propria energia in modo positivo – continua Leone – uno degli interventi simbolo è la realizzazione di un’accessibilità agevolata alla scuola Falcone. L’obiettivo è inoltre sottoporre all’amministrazione comunale opere di facile realizzazione, capaci di produrre cambiamenti concreti».

Lo Zen è sotto la lente d’ingrandimento anche degli studenti di Pianificazione spaziale, urbanistica e ambientale all’interno del corso di Geografia Sociale. Si tratta di un gruppo internazionale di universitari provenienti da Stati Uniti, Venezuela, Cina, Iran e altri Paesi, chiamati ad applicare i temi della geografia sociale al quartiere, cogliendone bisogni e desideri attraverso uno sguardo esterno.

«Il risultato sarà una serie di racconti che affrontano temi come povertà, classe sociale e giustizia così come sono stati percepiti e vissuti allo Zen – spiega Marco Picone, docente del corso – una pluralità di punti di vista che restituisce l’immagine di un quartiere osservato anche da chi non è italiano, ma lo attraversa e lo interpreta con strumenti nuovi».

Lo Zen diventa così un laboratorio vivo: uno spazio di sperimentazione dove università, comunità e istituzioni possono incontrarsi per immaginare nuove geografie dell’abitare e, in un secondo momento, proporre all’amministrazione comunale soluzioni concrete di rinascita.
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