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Ha stregato Dua Lipa col suo fascino: la storia della (nobile) Villa Valguarnera a Bagheria

È una delle location al centro dei festeggiamenti per il matrimonio della star ma la sua storia intreccia quella della nobiltà, dell'arte e della cultura siciliana

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 5 giugno 2026

Villa Valguarnera a Bagheria

Nel Settecento la nobiltà palermitana prese l’abitudine di lasciare Palermo, per trasferirsi nelle fresche e ventilate campagne che circondavano la città. A Bagheria ancora oggi si possono ammirare alcune di queste ville, eleganti residenze estive, che purtroppo hanno perso, soffocate da un’edilizia scriteriata, gran parte dei giardini e degli agrumeti che le circondavano nei secoli passati.

La residenza realizzata nel 1658 per volontà di Giuseppe Branciforti, principe di Pietraperzia e di Leonforte, fu la prima villa costruita "nella campagna di Palermo detta volgarmente della Bagaria" e dunque il primo nucleo dal quale si sarebbe sviluppata la cittadina. Ad essa fecero seguito almeno una ventina di ville, tra le quali ricordiamo Villa Palagonia e Villa Cattolica (sede del Museo Guttuso). Villa Valguarnera, la più imponente delle ville bagheresi, è un vero e proprio scrigno di arte, bellezza e storia. È ancora circondata da un parco secolare, con ampi terrazzamenti e belvedere. Oggi l’ha scelta Dua Lipa per il Jet set internazionale per il suo fascino come location dei festeggiamenti per il suo matrimonio Callum Turner.

Appena entrati si imbocca il lungo e largo viale che fa angolo in un porticato monumentale, prosegue tra sedili di pietra e arriva infine in un’ampia corte circolare, formata da un maestoso edificio centrale, dal quale si allargano come ali due corpi di fabbrica. La Casina alla Bagaria fu edificata nel 1712 per volontà di Anna Gravina, principessa di Gravina e Valguarnera (vedova di Giuseppe Valguarnera e già sposa di Giuseppe del Bosco Sandoval) su progetto dell’architetto Tommaso Maria Napoli (1659-1725), uno dei protagonisti del barocco siciliano della prima metà del XVIII secolo. Napoli, che nel 1715 si sarebbe dedicato anche alla realizzazione di Villa Palagonia, nel 1724 sarebbe stato pure l’autore del progetto della colonna dell’Immacolata in piazza San Domenico a Palermo.

"La villa deliziosa" fu costruita sulla sommità di una collina (alta circa 165 metri, di cui resterà solo la montagnola, tutt’ora esistente) “spianata a forza di braccia e di esplosivo”: “mio sposo diletto per amor tuo ho spianato questa montagna” si legge nell’iscrizione della dimora voluta da Anna Gravina per il suo secondo marito.

La villa nasce in rapporto inscindibile con il parco perché Giuseppe era appassionato di botanica: nel 1692 aveva promosso e finanziato l’Hortus Catholicus ovvero l’orto botanico più grande di Sicilia nel suo feudo di Misilmeri. “La villa Valguarnera era la reggia fra le case principesche della verde vallata" scriveva lo studioso Giuseppe Pitrè". I padroni vi tenevano corte imbandita di Cavalieri e di Dame (…) ai quali offrivano commossa residenza in ampie stanze, grandi saloni con quadri, pitture e ornamenti in un teatro artisticamente decorato a orti e frutteti e boschetti e giardini pensili e logge e cortili e fonti e statue e quella Montagnola che è la più deliziosa delle colline".

Felicita Alliata la chiamava “la villa dei miei sogni” nel suo libro Cose che furono del 1949. La nobile siciliana arrivava a parlare “in un tu per tu grazioso e un poco delirante", con i ritratti degli antenati, posti nel salone centrale del primo piano sulla cui volta erano rappresentate le imprese di Ercole.

Nella villa visse pure Marianna, “la mutola”, antenata di Dacia Maraini che ispirò il romanzo “La lunga vita di Marianna Ucria”. A Bagheria si trovava il suo iconico ritratto, che Dacia descrive così: “Nel salone i miei occhi cadono sul grande quadro dell’antenata che ricordo vagamente nei miei vagabondaggi infantili per la villa. È lei, Marianna, a grandezza naturale, chiusa in un vestito rigido, da cerimonia, con la croce di Malta dei Grandi Nobili sul petto (che solo i nobili di sangue purissimo, con quattro quarti di nobiltà, potevano portare). I capelli gonfi, grigi, su cui spicca una rosa stinta, qualcosa di risoluto e disperato nei grandi occhi chiari. Le spalle scoperte, le braccia fasciate nelle maniche trasparenti”.

Ha in mano un foglio, perché riusciva a comunicare solo attraverso la scrittura: era detta “la muta”. Marianna era moglie di suo zio Pietro Valguarnera e Gravina Palagonia, “tormentato e tormentoso” detto “il gambero” in famiglia, perché vestiva sempre di rosso. Anche un’altra Alliata, Giovanna, aveva sposato nel 1864 suo zio: Girolamo Valguarnera, principe di Gangi. Fu proprio Marianna "la mutola", nipote della fondatrice Anna, a ingrandire Villa Valguarnera nel 1783, come si legge nella lapide posta sul prospetto orientale dell’edificio. Il complesso “fu ammodernato secondo gli stilemi del nascente neoclassicismo e fu caricato di significati complessi ed esoterici”.

Numerosi sono i simboli di chiara ispirazione massonica, che punteggiano il percorso di iniziazione, dall’ingresso principale al corpo centrale della villa, e persino fino alla cima della piccola Montagnola disposta in una piramide esoterica. Un progetto “firmato” su ciascun portale con il monogramma MAVP (Maria Anna Valguarnera Principessa) e nella cui lettera A è facile scorgere il compasso intrecciato con la squadra. Le statue poste sui tetti dell’edificio, opera dello scultore Ignazio Marabitti, rappresentano le tappe dell’Opus alchemico che il principe deve superare per purificare la sua anima dalle passioni. Marianna Valguarnera aveva fatto stampare nel 1785 una guida con la descrizione della villa, per farne dono ai tanti viaggiatori che venivano a Bagheria.

Nella guida si leggeva che l’affresco dello Zodiaco con le sette divinità planetarie, dipinto sul soffitto del piano terra, era la riproduzione della volta del tempio di Palmira (andato purtroppo perduto nel 2015). Le cronache ci raccontano del fasto di questa splendida dimora, in epoche felici e spensierate. Frequentavano la villa personaggi come Niccolò Cento, matematico siciliano e filosofo, professore di matematica e scienze nelle Università di Palermo, membro della società reale delle scienze di Napoli, traduttore di Leibniz; Francesco Algarotti, scrittore, filosofo, anglofilo, erudito, dotato di conoscenze che spaziavano dal newtonianismo all’architettura, alla musica, amico delle personalità più grandi dell’epoca, tra cui anche Federico il Grande. Giovanni Meli, "il delizioso poeta dialettale" compose in onore della Montagnola versi dal sapore arcadico e qui, si dice, dimorò anche la regina Maria Carolina.

La descrizione di Villa Valguarnera ne "Lo stato presente della Sicilia dell’abate Arcangelo Leanti", ci fa prendere atto che molte cose, ahimè, non esistono più: i padiglioni adorni di cavalli in stucco, le villette con fontane e statue lungo il viale d’accesso, la peschiera, la casina del Buon Riposo col prospetto decorato da una fontana monumentale, il labirinto d’acqua, la Kaffehaus, che ispirò la Villa Giulia di Palermo e molto altro ancora… Nonostante la villa sia protetta dal vincolo della Soprintendenza dal 1914, nel 1952 il Comune di Bagheria, per ragioni di pubblica utilità, ottenne l’esproprio di una porzione del giardino e di fatto la Villa venne erosa di quasi 1/3 del suo parco, dove sorse un intero quartiere abusivo… .

E’ solo grazie alle coraggiose battaglie di Francesco Alliata e della figlia Vittoria se oggi la Villa dei loro avi è ancora in piedi: è aperta alle visite ed è ha attirato l’attenzione di artisti e registi per film, servizi fotografici ed eventi culturali e mondani.
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