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I "capanniaddi" e i costumi affittati da "Za' Pippina": belle erano le domeniche a Mondello

Pedalò, "tovaglie", "cazzilli" e poche monete in tasche. Le domeniche passate in spiaggia a Mondello sono impresse nella memoria di chi ha vissuto la borgata degli anni '60 e non solo...

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 18 giugno 2021

La spiaggia di Mondello negli anni '60

Ci sono tanti ricordi legati alla splendida Mondello: le bellissime ville, le meravigliose "Capanne" con i cortili, i circoli prestigiosi ed esclusivi, e la Mondello più popolare quella della spiaggia libera, quella da "andata e ritorno" con i mezzi pubblici e dove crescendo si andava a lavorare, dimenticando il mare.

Questa è una parte della storia che ha come scenario e protagonista la splendida cittadina balneare, all'interno della quale si diramano racconti, eventi, "quadretti" raccontati e vissuti.

Dopo aver faticato tutta la settimana come fattorini, aiuto-manovali, camerieri o altro, Vincenzo tredici anni, con "colleghi" e amici, ci si concedeva il "lusso" di una gita al mare. Sono ricordi che non raccontano di "Estati Felici" ricche e spensierate, ma di singole giornate vissute come un dono prezioso, regalato dalla famiglia, dopo il duro lavoro settimanale.

Siamo nelle calde domeniche d'estate degli anni '60, quando dieci ragazzini si ritrovavano alla Stazione Centrale, da dove partiva l'autobus 14, la loro meta era Mondello. Era come una gita che iniziava con il viaggio sul bus. Accalcati con altri passeggeri, era l'occasione per rilassarsi, ridere e scherzare, un po' come quelle gite scolastiche che noi conosciamo, ma alle quali loro non ebbero mai modo di partecipare. Il più mattacchione era Pino, ricorda Vincenzo, un vulcano d'idee e scherzi. Una domenica prese un gatto e lo mise in un sacco prima di salire sul mezzo pubblico e lungo il viaggio lo liberò.



Il felino terrorizzato cominciò a miagolare disperato e a saltare ovunque con le unghie “spianate”. In quell’autentico inferno, con passeggeri che cercavano di salvarsi dalla "belva" impazzita, l'autista non poté fare altro che tirare il freno a mano e chiedere di chi fosse il gatto: «Chiaramente tutti rimanemmo zitti cercando di assumere un'aria celestiale e innocente. Non avendo ottenuto risposta disse che non sarebbe ripartito se l’animale non fosse sceso all’istante. Era più furioso del gatto». Racconta così Vincenzo.

L'idea di perdere tempo prezioso così faticosamente guadagnato, portò i ragazzi ad agire, rincorrendolo e saltando quanto e più di lui, lo riuscirono a catturare e a farlo scendere incolume dal 14. Una volta ristabilito l'ordine, senza altre conseguenze per lo scherzo, l’autobus riprese la sua corsa.

L'arrivo li lasciava sempre senza parole, Mondello era bellissima con la sua lunga spiaggia bianca finissima, il mare calmo e blu; era il preludio ad una giornata di svago e divertimento. La spiaggia libera era molto ampia, gli abitanti del borgo marinaro, vi avevano impiantato delle capanne con l'intelaiatura di legno e una copertura di stoffa, che poteva essere allungata, queste erano affittate giornalmente ai frequentatori di quel tratto di spiaggia, erano chiamati i "capanniaddi".

Una volta arrivati al mare, il primo problema da risolvere era trovare il costume. Nessuno di loro era provvisto, tutti abili nuotatori, ma senza questo indumento che non rientrava in quelli considerati necessari. Un problema risolvibile con poche decine di lire, tutti (ragazzini e non…) andavano da "Za Pippina", un'anziana del posto, che affittava i costumi: «sceglievamo più o meno la misura che ci poteva andare, e così andavamo a fare il bagno».

Vincenzo sorride quando lo racconta, è consapevole di quanto fosse poco igienico affittare un costume, che il più delle volte era ancora bagnato, restituito dal cliente precedente, e senza che fosse stato lavato. Ma a quei tempi, e soprattutto con la voglia che avevano di tuffarsi e nuotare in quella meravigliosa acqua calda, non c’era posto per le fobie, e prevaleva l’incoscienza tipica dell'età.

Corredo della giornata erano i tamburelli, le carte da gioco e l'onnipresente pallone Super Santos. Erano sfide da finale di coppa del mondo di calcio, divisi in due squadre, con le porte improvvisate, giocavano fino a che grondanti di sudore, affittavano il "moscone" (una specie di pedalò) per arrivare fino alla boa dove l’acqua era più profonda.

Iniziavano così lunghe sedute di tuffi, "a bomba, di testa, a candela" o a qualcosa inventato lì sul momento. Rientrati sulla spiaggia, si sdraiavano sulle "tovaglie" per asciugarsi. Il tempo per la "rosolatura" era impiegato raccontando barzellette di vario genere da freddure a quelle spinte, erano risate continue.

Una volta asciutti la tappa successiva era la friggitoria, i soldi consegnati dai genitori, consentivano il pane con le panelle, o i “ rascaturi”, i "cazzilli” o le fette di melanzane fritte. Non c'era abbastanza denaro per le bibite, ma a questo si ovviava con una bevanda gratis e disponibile, l’acqua della fontanella che si trovava vicino la piazza principale. L'aver risparmiato sulle bevande, e aver fatto grandi sorsate alla fontanella, permetteva a fine di giornata l’acquisto di un ghiacciolo da 20 lire, all’arancia o al limone.

Alle 19,00, terminava la vacanza, ebbri di divertimento di mare e di sole riprendevano l’autobus, organizzandosi per la settimana successiva. La maggior parte di loro nel viaggio di ritorno, esausti ma felici dormiva sui sedili del bus, con la testa reclinata sul petto.

Con il tempo Mondello diventerà per Vincenzo la sede del lavoro estivo, per anni avrà un banco, dove venderà tutto quello che può servire per una giornata al mare: pinne, occhiali, maschere, ciabatte, cappelli, giocattoli, e costumi… tanti costumi, per uomini, donne e bambini, di tutte le misure e fogge, coloratissimi, e soprattutto… intonsi.
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