I "giochi" sul Ddl all'Ars e l'amarezza delle deputate: nuovo stop sulla parità di genere
Rischia di saltare un provvedimento che adeguava la Sicilia alle norme nazionali e metteva d'accordo tutti (ma soprattutto tutte), maggioranza e opposizione. Perchè
Rischia di saltare un provvedimento che adeguava la Sicilia alle norme nazionali e metteva d'accordo tutti (ma soprattutto tutte), maggioranza e opposizione: la riforma che aumenta fino al 40 per cento la presenza delle donne nelle giunte comunali. Ieri il voto finale al ddl sulla riforma degli enti locali è saltato e rinviato alla prossima settimana, quando potrebbe non esserci il tempo necessario per portare a casa il risultato, a causa di un complesso meccanismo legato alle scadenze di altri articoli del Ddl.
Più nel dettaglio pare che non ci sia l'accordo complessivo sul Ddl e gli scontri nel centrodestra rischiano di far naufragare un testo atteso da 2 anni. Mentre infatti martedì notte veniva approvato l’articolo che introduce l’obbligo a carico dei sindaci di nominare una giunta con almeno il 40% di donne, i nodi sono venuti al pettine ieri quando restavano da votare gli articoli che introducono la figura del consigliere supplente e che consentono il terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti. Questo sarebbe di fatto l'ostacolo più grosso.
E dopo il plauso collettivo e trasversale delle donne parlamentari sicilliane di martedì, ieri è arrivata anche tutta l'amarezza racchiusa in una nota diffusa in serata, firmata da tutte le deputate dell’Assemblea regionale siciliana, Bernardette Grasso, Margherita La Rocca, Luisa Lantieri, Elvira Amata, Giusy Savarino, Ersilia Saverino, Valentina Chinnici, Roberta Schillaci, Lidia Adorno, Stefania Campo, Cristina Ciminnisi, Josè Marano, Nunzia Albano, Serafina Marchetta e Marianna Caronia.
«In molti giocano nel Parlamento regionale a fare il ruolo di Fabio Massimo il ‘temporeggiatore’. Sulla norma che recepisce la legge nazionale in merito alla presenza delle donne nelle giunte comunali, oggi in Aula abbiamo assistito ad uno spettacolo indecoroso. È naturale pensare che si voglia impallinare una proposta giusta e utile alla politica.
Quattro ore impegnate in discussioni poco produttive, con l’obiettivo malcelato di non far prelevare l’articolo 8 per votare una norma che va nella direzione della parità di genere. Tutto ciò è avvenuto davanti a tante donne: deputate, cittadine presenti a Sala d’Ercole e collegate da casa. Rimane solo da sperare che martedì prossimo si vada avanti e si dia alla Sicilia una chance concreta per aumentare la presenza femminile nelle istituzioni. Oggi la Sicilia è fanalino di coda con un percentuale lontana persino dal 15 per cento».
Più nel dettaglio pare che non ci sia l'accordo complessivo sul Ddl e gli scontri nel centrodestra rischiano di far naufragare un testo atteso da 2 anni. Mentre infatti martedì notte veniva approvato l’articolo che introduce l’obbligo a carico dei sindaci di nominare una giunta con almeno il 40% di donne, i nodi sono venuti al pettine ieri quando restavano da votare gli articoli che introducono la figura del consigliere supplente e che consentono il terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti. Questo sarebbe di fatto l'ostacolo più grosso.
E dopo il plauso collettivo e trasversale delle donne parlamentari sicilliane di martedì, ieri è arrivata anche tutta l'amarezza racchiusa in una nota diffusa in serata, firmata da tutte le deputate dell’Assemblea regionale siciliana, Bernardette Grasso, Margherita La Rocca, Luisa Lantieri, Elvira Amata, Giusy Savarino, Ersilia Saverino, Valentina Chinnici, Roberta Schillaci, Lidia Adorno, Stefania Campo, Cristina Ciminnisi, Josè Marano, Nunzia Albano, Serafina Marchetta e Marianna Caronia.
«In molti giocano nel Parlamento regionale a fare il ruolo di Fabio Massimo il ‘temporeggiatore’. Sulla norma che recepisce la legge nazionale in merito alla presenza delle donne nelle giunte comunali, oggi in Aula abbiamo assistito ad uno spettacolo indecoroso. È naturale pensare che si voglia impallinare una proposta giusta e utile alla politica.
Quattro ore impegnate in discussioni poco produttive, con l’obiettivo malcelato di non far prelevare l’articolo 8 per votare una norma che va nella direzione della parità di genere. Tutto ciò è avvenuto davanti a tante donne: deputate, cittadine presenti a Sala d’Ercole e collegate da casa. Rimane solo da sperare che martedì prossimo si vada avanti e si dia alla Sicilia una chance concreta per aumentare la presenza femminile nelle istituzioni. Oggi la Sicilia è fanalino di coda con un percentuale lontana persino dal 15 per cento».
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