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I parchi in sospeso di Palermo: quelle aree verdi attese (e negate) da anni

Gli spazi verdi del capoluogo restano incompiuti: dal Parco Libero Grassi all'ex Ninni Cassarà passando per il parco Villa Turrisi, ma i cittadini li richiedono a gran voce

  • 28 marzo 2026

Il Parco "Ninni Cassarà" a Palermo

Palermo ha fame di verde, ma i suoi parchi restano (ancora) incompiuti. Eppure, i cittadini li richiedono a gran voce. Dal Parco “Libero Grassi”, bloccato da ritardi, all’Uditore a rischio chiusura, fino al Parco Ninni Cassarà, uno dei polmoni verdi più estesi in città, che resta, in gran parte inaccessibile, e al Parco Villa Turrisi, il secondo più grande della città.

Balarm ha voluto fare il punto della situazione. Le notizie più recenti le abbiamo dal Parco Libero Grassi. Nei giorni scorsi, come vi avevamo già annunciato, era emerso, da parte del Gruppo Oso, il possibile rischio di perdere il finanziamento, di circa 11 milioni di euro di fondi PO-FESR, per la bonifica e la messa in sicurezza del parco.

Per l’assessore al Verde Cittadino, Pietro Alongi, però, «con una nota del 4 dicembre dello scorso anno, il Comune di Palermo ha comunicato alla Regione una previsione di spesa di 8.740.449,27 euro per l'anno 2026 e come termine ultimo dell'esecuzione dei lavori è stato fissato Febbraio 2027.

Considerato il rallentamento dei lavori dovuto agli approfondimenti necessari su alcuni aspetti del progetto, quali gli aggiornamenti del dimensionamento e del posizionamento delle opere di difesa costiera a causa dell'arretramento del fronte a mare, verificatosi in ultimo con i recenti eventi meteorologici estremi, stiamo aggiornando un nuovo cronoprogramma con l'ipotesi di rinviare di tre mesi il termine fissato».

Per l’assessore Alongi, l'obbligo del rispetto delle fasi intermedie e di quella finale del cronoprogramma di attuazione deve tenere conto della data ultima prevista per l'utilizzo delle risorse finanziarie, che è il 31 dicembre 2029. C’è anche una data: la prima decade di aprile, quando è prevista un'accelerazione delle opere affinché i rallentamenti subiti possano essere recuperati.

Per la consigliera comunale, Concetta Amella, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio comunale e componente della Terza commissione consiliare, però, i fatti starebbero diversamente: «I lavori di bonifica e ripristino ambientale, propedeutici alla realizzazione del Parco Libero Grassi, sono stati consegnati il 28 marzo 2025, dopo anni di attesa.

Secondo il cronoprogramma, avrebbero dovuto concludersi entro 12 mesi, dunque entro fine febbraio 2026. Invece, il cantiere si è fermato quasi immediatamente dopo l’avvio, lasciando l’area in una condizione di totale stallo per mesi. Solo a dicembre si è registrata una ripresa dei lavori.

Ma proprio a ridosso della scadenza prevista per la consegna del parco alla città, l’assessore Alongi si accorge della necessità di ulteriori approfondimenti progettuali, sia sotto il profilo paesaggistico sia per la fruibilità del sito. Con una determina del 3 febbraio 2026, l’assessore ha disposto l’affidamento di una consulenza esterna del valore complessivo di oltre 124 mila euro, incaricando un gruppo di professionisti per rivedere un progetto già approvato».

Insomma, una storia infinita. E non è l’unica: c’è anche il Parco Uditore che rischia di chiudere. Una notizia arrivata all'improvviso con un post pubblicato sulla pagina Facebook del parco, nel quale si annuncia la seria possibilità di “riconsegnare le chiavi” del grande polmone verde, che con i suoi 9 ettari è tra i più vasti della città e aperto gratuitamente al pubblico.

«Un luogo prezioso dove le persone si incontrano, dove i bambini giocano, dove gli anziani passeggiano, dove le famiglie e gli amici a quattro zampe trovano uno spazio di libertà – prosegue Concetta Amella -. È, soprattutto, un presidio di legalità e di crescita per tutta la comunità palermitana. Per questo è inaccettabile anche solo pensare di chiuderlo. Significherebbe privare il quartiere e la città di un bene prezioso, costruito negli anni grazie all’impegno straordinario di volontari e cittadini. Il Parco Uditore appartiene alla comunità e deve continuare a vivere».

E della serie “non c’è due senza tre”, c’è anche un terzo spazio verde “negato”: da circa 12 anni, i palermitani aspettano con ansia di potere camminare in mezzo agli alberi di uno dei più grandi polmoni verdi della città. Stiamo parlando dell'ex Parco Cassarà. Ad oggi, però, non si sa ancora nulla sulla possibile riapertura. E c’è un perché. Facciamo, prima, un passo indietro: nel 2014 la chiusura e il sequestro da parte della magistratura per la presenza di materiali potenzialmente nocivi e non idonei alla fruizione.

Balarm, allora, ha chiesto direttamente al Comune per capire lo stato delle cose: «Nel febbraio 2024, ci siamo messi in contatto con il soggetto che aveva avuto incarico dalla Procura di realizzare una serie di approfondimenti sulla vicenda – spiega l’assessore comunale al Verde cittadino Pietro Alongi -. Ricordiamo l’area in questione era ancora sotto sequestro.

Abbiamo avuto in mano le carte prodotte precedentemente e le abbiamo inviate alla Regione Siciliana, che ha convocato una conferenza di servizi (in cui erano presenti tutti i soggetti preposti) da cui è scaturita l’indicazione, nero su bianco, di fare ulteriori 12 caratterizzazioni nell’area verde, perché si volevano approfondire meglio gli elementi di inquinamento.

È stato, così, dato incarico a una ditta esterna - continua Alongi-. Abbiamo reperito noi, amministrazione comunale, le risorse, pari a circa 150 mila euro, necessarie a realizzare queste ulteriori caratterizzazioni. La ditta le ha realizzate e inviate. Su queste relazioni abbiamo richiesto un’ulteriore conferenza di servizi per capire se si potesse riaprire o meno».

A questo punto, come fa sapere l’assessore Alongi, la Regione ha ritenuto che ci fossero elementi di contaminazione del sito e ha chiesto, al Comune, di incaricare un professionista che dovesse redigere un progetto per individuare quali interventi fare per potere riaprire l’area. Ed è proprio in questa fase che è si trova il complesso iter: «Stiamo incaricando il professionista per fare tale attività», aggiunge Alongi.

«Chiuso dal 2011 a causa della presenza di contaminanti, anche nella cosiddetta “sub area verde”, il parco continua a rappresentare una vera e propria chimera per i cittadini – da fa sapere la consigliera Concetta Amella -. Nel settembre 2025 il Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti ha approvato l’analisi del rischio, effettuata dal Comune proprio sulla sub area verde. L’esito è stato inequivocabile: la presenza di contaminanti non consente, allo stato attuale, la riapertura al pubblico.

A partire da quel momento, l’Amministrazione Lagalla aveva sei mesi di tempo per presentare il progetto di intervento necessario alla bonifica, passaggio indispensabile e propedeutico alla restituzione dell’area alla città. Un obbligo chiaro, ulteriormente rafforzato da una diffida formale che abbiamo inviato come Movimento 5 Stelle. Le risorse, peraltro, sono disponibili: 150.000 euro stanziati dalla Regione Siciliana grazie a un emendamento del deputato Adriano Varrica.

Nonostante ciò, tutto risulta fermo. Ancora una volta, a pagare il prezzo dell’inerzia amministrativa sono i cittadini, privati da oltre un decennio di uno spazio pubblico che potrebbe e dovrebbe essere restituito alla collettività».

«Al momento, non possiamo utilizzare quelle risorse - precisa Alongi -. Quando il tecnico, che redigerà il progetto (che dovrà essere approvato), individueremo dove reperire risorse che, ad oggi, non possiamo quantificare».

Infine, c’è il Parco Villa Turrisi che, da oltre 19 anni dall’approvazione della delibera del Consiglio della V Circoscrizione che prevedeva la realizzazione di un giardino pubblico nell’area compresa tra viale Leonardo Da Vinci e le vie Ruggeri, De Grossis, Di Blasi e Politi, poco sembra essere cambiato. E parliamo di un parco urbano di grande estensione, solo leggermente inferiore al Parco della Favorita.

«In questi anni si sono susseguiti ritardi e occasioni mancate – spiega la consigliera Amella -. Prima la perdita dei 5.200.000 euro del PNRR destinati all’intervento, poi il reinserimento dell’area di Villa Turrisi nel programma PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027, per lo stesso importo.

Il Consiglio comunale, il 29 luglio 2025, ha approvato una variazione di bilancio da 40 milioni di euro, all’interno della quale sono state previste anche risorse legate proprio al futuro parco di Villa Turrisi, a conferma della rilevanza strategica dell’intervento per la città».

Tuttavia, la recente rimodulazione del PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027, che ha comportato una riduzione delle risorse destinate al Mezzogiorno, ha riaperto margini di incertezza.

«Ad oggi, il Comune, attraverso l’Assessorato all’Ambiente, ha avviato un’interlocuzione con l’Autorità di gestione del Ministero dello Sviluppo Economico, con l’obiettivo di salvaguardare i 5.200.000 euro previsti e garantire la continuità dell’intervento, la cui progettazione si trova già in fase esecutiva.

Non è più il tempo delle attese – conclude la consigliera comunale -. È necessario difendere le risorse disponibili e imprimere un’accelerazione decisiva per consegnare finalmente alla V Circoscrizione un’infrastruttura verde attesa da quasi vent’anni».
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