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I pesci muoiono in diretta soffocati da rifiuti e melma: succede in una baia a Palermo

Un disastro ambientale che possiamo vedere in video: Terrasini, Monreale e tanti altri Comuni scaricano illegalmente sul fiume Nocella che sfocia nella baia di San Cataldo

Balarm
La redazione
  • 6 settembre 2018

Lo sconforto di chi gira il video non lascia spazio a fraintendimenti: la baia San Cataldo (Palermo) è in pericolo e ha tutte le caratteristiche del disastro ambientale (avevamo parlato di come la baia si è trasformata da paradiso a inferno).

Siamo in un'insenatura che si trova tra i Comuni di Terrasini e Trappeto ma, a contribuire al degrado ce ne sono tanti altri: Terrasini, Trappeto, Partinico, Borgetto, Montelepre, Giardinello, Monreale e Carini.

È bastata la forte pioggia dei giorni scorsi per fare alzare esponenzialmente il livello delle acque: in pochi minuti i pesci sono stati soffocati da migliaia di litri di reflui neri scaricati a mare dopo essere passati per il fiume Nocella e i suoi torrenti

L’associazione "San Cataldo baia della legalità" scrive: «Rivolgiamo un appello, un grido d’aiuto al Ministro dell’ambiente Sergio Costa, affinché si ponga fine a quasi mezzo secolo di stupro ambientaleı».

«Basta impunità. Un disastro ecologico che getta nello sconforto tutti coloro che speravano nella fine di un incubo lungo 40 anni. Incuria, degrado, criminalità, indifferenza. Quantità incalcolabili di reflui fognari si riversano sul fiume Nocella azzerando ogni forma di vita e tingendo di nero il mare antistante la Baia di San Cataldo. Nero come la morte, nero come ogni forma di prepotenza, nero come il silenzio».

«Onorevole Ministro Sergio Costa, La chiamiamo in causa perché riconosciamo l’importanza che Lei dà al ruolo che ricopre e con quanta distinzione ha combattuto contro lo smaltimento illegale di rifiuti. Quello che Le chiediamo è molto semplice, ma a quanto pare le cose semplici nella nostra Terra sono difficili da risolvere… Le chiediamo di intervenire sulla questione Nocella, dove l’affarismo, da più di 40 anni, tiene in ostaggio una delle aree più belle del Golfo di Castellammare. Il resto lo raccontano le immagini e tutte le denunce depositate nel corso di questi anni».

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