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Il film girato in Sicilia che prende il nome da un saluto: Picarella racconta "Sciatunostro"

Strizza l'occhio al pubblico autoriale ma ha una vocazione popolare. L'intervista al regista agrigentino al suo quarto film sull'isola più remota delle Pelagie

Tancredi Bua
Giornalista
  • 20 aprile 2026

Il regista siciliano Leandro Picarella

Isole e memoria, mare e silenzi, vulcani spenti e hard disk pronti a eruttare ricordi: “Sciatunostro” è il quarto film di Leandro Picarella, agrigentino che però ha scelto di raccontare una Sicilia diversa e lontana, a cavallo tra la finzione del sogno e la realtà fisica, e in particolare è la sua prima incursione in un’isola che in verità conosce da oltre vent’anni, cioè Linosa, la più remota delle Pelagie.

Interamente ambientato nei suoi cinque chilometri quadrati per tutti e ottantasei minuti, “Sciatunostro”, presentato in anteprima lo scorso autunno alla Festa del cinema di Roma, prodotto da Qoomoon con Rai Cinema, in associazione con Albedo Productions e WellSee, con il contributo del Ministero della cultura e il sostegno della Sicilia Film Commission, proprio in questi giorni “Sciatunostro” sta per partire alla volta dell’Argentina per portare la sua storia (e il suo regista) al Buenos Aires Festival Internacional de Cine Independiente, dove concorre in gara.

Leandro Picarella, fra l'altro, è anche nella giuria del concorso di cinema argentino. In Sicilia, invece, ritorna nuovamente in sala da giovedì 16 aprile a mercoledì 22 al cinema Ciak di Agrigento (con spettacoli alle 18.00, alle 20.15 e alle 22.30), e da giovedì 16.00 a martedì 21.00 al multisala Badia Grande di Sciacca, con un doppio spettacolo, ogni giorno alle 17.00 e alle 21.00. È un film, “Sciatunostro”, che affonda costantemente il suo occhio su Linosa, le sue strade, il suo mare, le sue colline, per raccontare del tempo, del suo scorrere e di come l’invenzione del racconto sia forse tutto ciò che del tempo rimane davanti al retrocedere della memoria e l’avanzare del suo vuoto opposto.

A farci i conti saranno i due protagonisti, Ettore (Ettore Pesaresi) e Giovannino (Giovanni Cardamone), due bambini che trascorrono la loro estate sull’isola, ignorando l’esistenza del tempo e rispondendo solamente ai propri bisogni e desideri: il sonno, la curiosità che li porta a pescare e la voglia di divertirsi facendo scantare i vicini di casa o giocando su cancelli trasformati in alberi di prua di antiche navi.

Le cose per loro iniziano a cambiare quando Ettore scopre che alla fine di quell’estate, per lui sarà il momento di abbandonare Linosa per andare a studiare in città, ad Agrigento, lontano dall’amico Giovannino, che a quel punto sarà lasciato con un vuoto da colmare. E con la possibilità di creare qualcosa che resti.

Il titolo del film, “Sciatunostro”, ha origine dal modo con cui si saluta per le strade di Linosa: al posto del palermitano «Compà» o del catanese «‘mbare», sui sentieri dell’isola quando ci s’incontra ci si chiama «Scià», abbreviativo di «Sciatu», fiato, respiro: «L’idea di unire – dice Leandro Picarella, il regista del film – un elemento locale, dialettale, che ha a che fare con la vita, con il soffio vitale, a un qualcosa di collettivo mi serviva per accompagnare il movimento circolare che fa il film, coinvolgendo e avvolgendo una comunità, partendo da un piccolo hard disk pieno delle immagini di un videoamatore (Pino Sorrentino, ndr.) che diventano la storia di Ettore e Giovannino».

E di tutti quelli che sono passati da quell’isola, per poi andare altrove, ed eventualmente ritornare, cambiati, con qualcosa che, come cantava Fiorella Mannoia, «non torna più». Leandro Picarella ha iniziato a frequentare Linosa quando di anni ne aveva venti. La storia di “Sciatunostro” è rimasta, da allora, isolata nella sua mente, sospesa in un limbo esattamente come a Linosa si finisce sospesi in un limbo: «Quando approdi hai la sensazione di essere contemporaneamente in dimensioni temporali diverse, Linosa è un luogo in cui si perdono le coordinate temporali, perdi il senso dello spazio perché è un’isola di appena cinque chilometri quadrati, e poi il fatto di essere su un’isola vulcanica, anche se spenta, le fa possedere un certo magnetismo. Tutti questi elementi mi hanno fatto pensare a una dimensione da sogno, che poi – insieme al tempo – è la matrice del cinema. Sono andato a girare lì diverse volte, nel 2012, nel 2015, per raccontare delle cose che potessero evidenziare questo fatto».

Poi, improvvisamente, l’epifania arriva a inizio 2021, quando Picarella arriva sull’isola per scrivere una storia: «In quell’occasione vidi le immagini di Pino Sorrentino, una videoamatore che vive sull’isola, che ha accumulato immagini fatte da lui, ma anche da altri. Sono state materializzazioni di quest’assenza di tempo, della compresenza di più tempi a Linosa. Ho pensato subito d’aver trovato cosa stavo cercando, e da lì è nata la storia dei ragazzi che vedo crescere. Il film è una sintesi di tutto quello che avrei voluto fare sull’isola, influenzata dal cinema dell’iraniano Abbas Kiarostami e di Franco Piavoli».

A Palermo e Agrigento il film è stato presentato lo scorso mese, ma in Sicilia a parte le anteprime le proiezioni sono state ancora poche. «Giusto qualche giorno fa, un articolo su una nota rivista di cinema confermava che dopo “Le città di pianura” (di Francesco Sossai, film-rivelazione della scorsa stagione, ndr.), il miglior cinema, in Italia, si fa in provincia. Linosa è provincia – dice Picarella – . Sono contento dell’accoglienza che è stata riservata sinora a “Sciatunostro”».

La critica sta accogliendo benissimo il film, mi sorprende la loro unanimità. Purtroppo il film sinora è stato poco tempo in sala, la maggior parte delle volte con degli eventi speciali, a questo proposito mi chiedo spesso se gli esercenti esistano ancora… È assurdo che la maggior parte di loro non decida di tenere in sala un film con cui il pubblico s’è emozionato, ha pianto, o s’è divertito, che nessun esercente scommetta più su qualcosa che alla prima sera di proiezione ha funzionato.

L’evento per loro va bene perché registra il tutto esaurito per uno spettacolo, ma il vero esercente dovrebbe accompagnare i film, le piccole realtà che riescono a creare un pubblico non esistono in Sicilia, tranne che per qualche caso specifico – come Sino Caracappa a Sciacca, o Michele Avveduto nel ragusano, e altri. A me va benissimo non essere profeta in patria, però non posso non chiedermi: se abbiamo scuole di cinema, scuole di scrittura creativa, di fumetto, a che serve se quando esce un film, lo conosciamo solo fra gli addetti ai lavori?».

La chiave con cui “Sciatunostro” si propone al suo pubblico è sì autoriale, ma anche pop. Abbraccia Franco Battiato citando “Veni l’autunnu” nei titoli di testa e Francesco Bianconi con Baby K in una delle scene centrali, destreggiandosi sempre fra i due estremi: «Sì, sono stanco di pensare che il cinema del reale debba essere per pochi – dice Picarella – e ho lavorato in questo senso. Il cinema del reale ha l’occasione, oggi, di essere popolare. Io volevo fare un film così anche per tornare a giocare con i ragazzi, con le immagini, insieme a Ettore e Giovanni, e Pino mi ha permesso di riconciliarmi con la Sicilia stessa, da cui ero andato via per un po’, di creare qualcosa che potesse rimanere nel tempo. È questo che facciamo, coi film, cerchiamo di fare cose che rimangono. Mi auguro, proprio per questo, che il film possa rimanere in Sicilia e tornare per più tempo».
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