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Il sogno di Tusa si avvera: a Palermo il centro di ricerca per i beni culturali marini

Partono all'ex Roosevelt i lavori di ristrutturazione di nuovi locali in cui nascerà il centro di ricerca specializzato nelle indagini archeologiche dei fondali siciliani

Balarm
La redazione
  • 7 gennaio 2022

L'ex Roosvelt a Palermo - foto Facebook

Era il 2020 quando iniziarono i primi annunci sulla realizzazione di un centro di eccellenza per i beni culturali marini. L’obiettivo prefissato era quello di creare un punto di riferimento internazionale per la ricerca archeologica subacquea all’avanguardia.

Dopo quasi due anni il progetto prende forma e diventa realtà quindi quello che era il sogno di Sebastiano Tusa.

«Un sogno - dice Valeria patrizia Li Vigni, Sovrintendente del mare e moglie del compianto archeologo (nonchè assessore ai Beni Culturali della Regione) - che ha rincorso per vent’anni tra innumerevoli difficoltà e che personalmente ho portato avanti con grande impegno. Un progetto che fa compiere alla Sicilia un significativo passo avanti nello studio, nella valorizzazione e gestione del patrimonio sommerso».

Per Tusa era un "desiderio e un impegno quello di creare un centro innovativo che si occupasse in maniera scientifica e accurata della valorizzazione del grande patrimonio marino sommerso partendo dalle attività di recupero, conservazione e studio di questi materiali, per poi passare al restauro e alla loro musearizzazione".



Ci siamo quindi e si spera senza ulteriori rallentamenti; prendono il via nei locali dell'Ex Istituto Roosevelt di Palermo, i lavori per di ristrutturazione del piano terra del padiglione Tresca dove, grazie ad un accordo tra l'assessorato dei regionale dei Beni Culturali e quello del Territorio e Ambiente con l’ARPA, saranno realizzati uffici e laboratori della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana destinati alla documentazione, informatizzazione e promozione dei beni culturali marini siciliani.

I lavori, per circa 680 mila euro con risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2014/2020 - Patto per Sicilia, saranno effettuati dalla Damiga srl di Alcamo (TP) che "li realizzerà - dicono dalla regione - nel tempo contrattuale di un anno".

Ultimati i lavori, la nuova struttura della Soprintendenza del Mare sarà dotata delle attrezzature necessarie alle ricerche sottomarine quali droni subacquei, AUV - veri e propri robot autonomi in grado di analizzare il fondale riportando le immagini a bordo - ma anche la realizzazione di una piccola sala conferenze che verrà utilizzata come aula didattica, un magazzino dove saranno catalogati e conservati i reperti e che sarà visitabile, un piccolo museo per le mostre temporanee dei beni recuperati.

Nella nuova struttura sarà realizzato un laboratorio per il primo intervento di restauro dei beni culturali provenienti dal mare, un laboratorio SIT/GIS per la implementazione e la modernizzazione del già esistente sistema informativo della Soprintendenza del Mare, un laboratorio diagnostico e di archeometria, dotato delle attrezzature necessarie all'identificazione dei materiali, per un più rapido e mirato intervento conservativo dei beni recuperati.

L’ottica è quella di monitorare costantemente i relitti sommersi e i materiali di varia natura, conoscere la composizione dei reperti recuperati e il loro valore storico e artistico, al fine di intervenire in maniera immediata per il loro restauro e la loro corretta conservazione.

Sempre nell'ambito del progetto saranno effettuate ricerche strumentali in alcune aree sensibili della costa della Regione Siciliana al fine di aumentare la conoscenza del patrimonio sommerso.

«Si avvia il processo di realizzazione di una struttura, tecnologicamente avanzata, che si occupi della gestione dei reperti provenienti dal mare- dice l'Assessore regionale dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Alberto Samonà –. Si tratta di un'iniziativa molto importante che nasce dalla collaborazione tra l'assessorato dei Beni Culturali e quello del Territorio e Ambiente e che qualifica ancora di più l'azione della Soprintendenza del Mare, ottimizzando la collaborazione con l'ARPA Sicilia”.
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