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In Sicilia c'è un borgo "sospeso tra cielo e terra": e sa essere spettrale a qualsiasi ora

Vi portiamo in giro per uno dei borghi antichi più amati dai siciliani (e non). Un luogo in cui tornare e ritornare per riscoprirlo guardando proprio nelle sue viscere

  • 22 luglio 2022

Veduta serale dai giardini del Balio (foto di Valerio De Stefani)

La forza di attrazione delle sue strade riesce ad avere la meglio sui polpacci affaticati e dolenti, reduci da lunghe camminate, e quando il sole ci lascerà in pace le tonalità fredde si poseranno sui nostri occhi con un effetto dissetante. Quel momento in cui capiamo che non abbiamo bisogno di altro che zittire i nostri pensieri allora direi che è lecito andarvi per la prima volta. O per farvi ritorno.

Pensieri che verranno allontanati dalla costante voglia di percorrere le stesse pendenze prima in salita e poi in discesa e che ogni volta sembreranno sempre nuove; ci si ritroverà ad aver percorso già una ventina di metri senza averci pensato affatto, quasi come se avessimo spiccato il volo. Sarà come essere attratti dalle risate di un demone che gioca a nascondino e che continuamente si dissolve tra le mura di questo antico borgo per farci girare a vuoto. Solo fino a che non l'avremmo fermato e interrogato sul segreto del suo splendore.
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"Sospesa tra cielo e terra Erice è tempio incorrotto di età pietrificate". No, non è la risposta della creatura, ma una frase del poeta siciliano Dino D'Erice scritta su una lastra allo svoltare dell'ennesimo vicolo.

Cordiale di giorno come il maître che consiglia il vino buono e con porta Trapani all'accoglienza, Erice ha sempre molto da offrire.

Le busiate, il cous cous, il marsala, le genovesi. Tutto questo gustato in compagnia di un belvedere che è quasi invadente e da dove è possibile ammirare la distesa delle saline e le isole Egadi: Levanzo, Favignana e, la più lontana, Marettimo, la prima a sparire in una intrigante coltre di nuvole e foschia.

Ma chi, come me, è stato ad Erice più di una volta sa bene che tutto questo è ormai "superfluo" e che il bello avviene guardando proprio nelle sue viscere.

Alla domanda "dove si trova il Castello di Venere" è difficile non farsi scappare il misto tra sorriso e ghigno: chi proviene da lì sa benissimo che quei poveretti curiosi sono soltanto all'inizio di questa grande scalata.

Ma questa non sarà la famosa "acchianata" (salita) verso il santuario di Santa Rosalia, perchè saranno i colori delle ceramiche delle botteghe, il profumo di dolci e subito dopo di pizza, il contrasto tra il verde e il grigio all'ombra, rinfrescanti come acqua e limone, che smorzeranno tutta la fatica. E soprattutto, per chi ne fosse amante, lo faranno anche i gatti.

Gatti che scorrazzano come padroni, che non aspettano altro di essere immortalati negli obiettivi e piacevolmente li lasceremo intrufolare tra i nostri ricordi. Sinceramente non ricordavo che questo borgo ne fosse così pieno e così come non immaginavo nemmeno che avrei sofferto comunque il caldo nonostante la distanza dalla città; qualora voleste passare una mattina o un pomeriggio in piena estate ad Erice per prendere fresco, mi tocca dirvi che, purtroppo, non vi accontenterà.

Una grande fortezza dove mantenere lo sguardo diritto è difficile. O si guarda molto in basso o molto in alto. Vogliamo vedere quanto ancora scenderemo prima di giungere ai quartieri spagnoli, al termine del percorso che da Porta Carmine giunge a Porta Spada; prenderemo ombra sotto chiome di alberi cascanti che sembreranno dipinte direttamente sul cielo mentre il sole cadrà a chiazze sulla distesa rocciosa.

Giunti alla fine, un cratere fatto di verde e oro si spalancherà davanti a noi, provocando un lieve senso di vertigine. E poi, sporgendosi e guardando in basso ancora, il cratere si farà celeste e se qualcuno si perderà tra i sentieri sfidando paure innate, qualcun altro cercherà di indovinare i nomi delle coste e delle spiagge sotto di loro.

Guardare verso l'alto può intimorirci e può farci sembrare tutto irraggiungibile, specie quando tra le tante cose scorgiamo l'indicazione che ci dice che la distanza da dove ci troviamo fino al Castello di Venere (e di conseguenza fino alla Torretta Pepoli) è di circa 950 metri. Ma la sensazione di sentirci tutti un po' Rocky Balboa in una delle sue più famose scene vale la pena di essere vissuta!

Erice sa essere spettrale a qualsiasi ora, anche di giorno e il pomeriggio è il momento della grande caccia al punto da dove è meglio osservare il tramonto. Ma è dall'oscurità che prendono luce nuove sensazioni; all'imbrunire ci ritroveremo nei panni di un'altra identità per affrontare strade e mura che emergono dalle ombre delle antiche pietre che le compongono. Diventiamo inermi, forse un po' timorosi proprio perchè ci accorgiamo che la città ci ammutolisce.

Ma lo farà con gentilezza e mentre di giorno pensiamo di essere noi a calpestare le sue vie, la notte i ruoli si invertono e per Erice saremo soltanto sagome indistinguibili. Emergerà più di quanto non lo sia già con i suoi 750 metri di altitudine e antica bellezza; sembrerà quasi d’obbligo domandarsi quale scudiero a cavallo, nobile o cittadino avesse calpestato il nostro millesimo passo.

Ad un certo punto, dopo la vostra cena o il vostro aperitivo, andate a visitare i vicoli dove non vi sono negozi, ristoranti e laddove vi siano meno luci artificiali possibile e la vivrete nella sua essenza.

Penseremo che gli alberi e il vento agitati vogliano cacciarci via per non disturbare il riposo di chi vi abita, ma quando ci sporgeremo dalle ringhiere dei giardini del Balio o dalla Torretta Pepoli verremo accolti da gruppetti di nuvole bianche e azzurre proprio vicine a noi, come animali curiosi che si affacciano dalla superficie dell'acqua. E in quel momento ci regalerà la freschezza di venti incontaminati che farà tanto desiderare le maniche lunghe. Anche a luglio.

Se Erice è tanto suggestiva in estate, in inverno potrei non trovare le parole per descriverla, semmai avrò modo e coraggio di affrontare la nebbia.

È suggestivo l'avanti e indietro delle cabine della funivia quando le guardiamo dal basso; suggestivi i sentieri alberati, dove i raggi del sole tagliano i rampicanti come frecce che cadono cortesemente ai nostri passi; è suggestiva l'anziana che vi abita, vedetta su una sedia di plastica che, senza fiatare, ci osserva e pertanto vien spontaneo ricambiare il gesto. Anche se non tutti ci degneranno di uno sguardo, preferendo lasciare china la testa sul loro da fare.

Un gioco del silenzio che impareremo ad amare.
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