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Invece dell'acqua colava ricotta: a Palermo c'è una chiesa dal segreto leggendario

La chiesa, a due passi dalla Cattedrale, è un'esplosione di bellezze; specialmente le pitture della volta, opere del Novelli e gli stucchi di Giacomo e Giuseppe Serpotta

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 19 luglio 2020

L'interno della "Badia Nuova" (foto Bartolo Chichi)

Ci sono luoghi che incantano per la loro bellezza e nei quali una sola visita non basta per ammirarla in tutti i suoi dettagli. Ecco perché tempo fa, scansando per un pelo un terribile maltempo verificatosi subito dopo, a tutti i costi ho voluto nuovamente visitare la chiesa del monastero di Santa Maria del Monte Oliveto, altresì detta "Badia nuova", che si trova in via Incoronazione, alle spalle della Cattedrale.

Nella mia visita un unico cruccio: non è stato possibile ammirare, poiché la stanza che la contiene era chiusa per preservarne l'antico pavimento in maiolica, la famosa fontana "dei cannoli". Mi riferisco a quella del leggendario scherzo carnevalesco di una suora olivetana alle consorelle.

Si racconta che ella, che doveva essere una vera burlona, fece sgorgare da questa fontana della crema di ricotta al posto dell'acqua, dando così vita ai famosi dolci. Il monastero fu fondato nel 1512 da due nobili monache di S. Chiara: Eulalia e Brigida Diana, in un'area nella quale sorgeva l'antichissima basilica di Palermo ancor prima dei tempi dei Saraceni.



Fu denominato "Badia nuova", per distinguerlo da quello più antico di S. Chiara, così come si usava fare per gli edifici sacri di nuovo impianto rispetto ai precedenti.

Nell'edificio contiguo, costruito adeguando ciò che restava dell'antico arcivescovado, dimorò all'epoca Gualtiero Offamilio a cui si deve la ricostruzione della Cattedrale. Le fondatrici presero a censo le vecchie case del palazzo arcivescovile, già abbandonato, per costruirvi il loro chiostro.

Nel seicento le monache, con progetto di Mariano Smiriglio, ristrutturarono ed ampliarono il complesso. Il portale è dotato di due colonne laterali, sul cui timpano si trova il simbolo francescano sorretto da due angeli. Entrando nella chiesa, a navata unica, si nota immediatamente come la comunità di suore fosse di stampo aristocratico.

È un'esplosione di bellezze; specialmente le pitture della volta, opere del Novelli, del quale è presente anche un dipinto di S. Francesco. Gli stucchi di Giacomo e Giuseppe Serpotta rendono questa chiesa un luogo magnifico da ammirare, come anche le opere di Filippo Tancredi, Gioacchino Martorana, Giuseppe Patania ed una Madonna di scuola gaginiana.

Un ambiente di rara bellezza è quello in cui si accede dal presbiterio, conosciuto come "Cappella delle sorelle Spatafora“ con affreschi del Tancredi e uno splendido altare a marmi mischi che accoglie un commovente dipinto della Natività ed ai cui lati si trovano due teatrini attribuiti a Procopio Serpotta. Si tratta, come recita una lapide a ricordo, di un "Cenacolo nobilmente riformato dalle signore Spadafora - anno 1706".

Attualmente la chiesa è la cappella del Seminario Arcivescovile ed è possibile visitarla in occasione di eventi come "Le vie dei tesori". Ma comunque, grazie ad alcune associazioni che si sono curate della sua riapertura, di recente gli utenti hanno potuto godere di tanta magnificenza anche durante delle suggestive visite serali.
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