"Io sono Giordana", uccisa in Sicilia a 20 anni: la madre Vera racconta la sua storia
Sceglie di portare la sua testimonianza e la storia della figlia nelle scuole e nelle università, mettendo a nudo il suo dolore e offrendo supporto ai più giovani
Vera Squatrito
È quello il momento in cui Vera, affranta dalla sofferenza, sceglie di portare la sua testimonianza tra gli studenti, nelle scuole e nelle università, raccontando la sua storia, mettendo a nudo il suo dolore, ma soprattutto offrendo supporto ai più giovani: «Attraverso il vissuto di Giordana, vogliamo aiutare i ragazzi a riconoscere le violenze sin dai primi segnali: gelosia, controllo, possesso, denigrazione. Questi sono lame affilate più dei coltelli utilizzati per ammazzare le nostre figlie».
Per questi motivi, Vera fonda nel 2017 l’associazione “Io sono Giordana” e il progetto “La Casa di Giordy”, una struttura dotata di un centro d’ascolto e di una casa di prima emergenza: «Con questo progetto realizzo uno dei sogni di mia figlia. Lei stessa, infatti, esortava le donne a reagire e a non sottomettersi agli uomini, ma soprattutto invitava le madri ad insegnare ai propri figli maschi a portare rispetto e alle figlie femmine a pretenderlo, quel rispetto».
La missione è proprio quella di condividere la sua testimonianza quanto più possibile e soprattutto fra i giovani, suscitando ogni volta attenzione, curiosità, rispetto, commozione. Come racconta la stessa Vera: «I giovani sono bravissimi ad ascoltare, soprattutto le storie vere. Gli episodi di vicinanza che raccolgo ogni giorno sono tanti. Gli abbracci che ricambio con affetto sono veicolo di energia positiva, i messaggi che ricevo sono centinaia, le confessioni che vengono fuori sono dolorose, ma mi fanno capire che il mio sacrificio è utile per gli altri».
Sono questi i temi che Vera Squatrito, insieme con l’amica e psicologa Elena Portale, affronta nel libro di recente pubblicazione “Io sono Giordana. Il mio nome, la vostra memoria”. Un libro sofferto per oltre dieci anni: «Ho parlato tanto e adesso volevo che fosse Giordana a parlare, attraverso le sue parole, il suo messaggio, i suoi scritti. Spero che questo libro, il cui ricavato andrà completamente in beneficenza a sostegno della lotta contro la violenza di genere, venga letto quanto più possibile, non solo per continuare a dare voce a Giordana, ma anche e soprattutto per invitare le donne ad avere la forza e il coraggio di denunciare».
Il messaggio è chiaro e Vera lo porta dappertutto: l’amore deve essere vita, non può e non deve essere violenza. Il suo dolore lo definisce lei stessa «peggio di un ergastolo, un incubo senza fine, senza consolazione», ma tutto questo, spiega, può essere convertito sempre in nuovi progetti, nuovi incontri, nuovi momenti di confronto. Personalmente l’ho incontrata Vera e sentirla parlare di fronte a tutti quei giovani è stato straziante. Seguitela, ascoltatela, e, se necessario, chiedetele supporto.
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