STORIE

HomeMagazineCulturaStoria e leggende

L'antitesi del Gattopardo che non lasciò mai nulla al caso: chi era il Barone Mandralisca

Il Testamento del Barone di Mandralisca è un progetto grandioso ed inclusivo che coinvolge aspetti sociali ed educativi. Ma cosa rimane oggi di questa eredità?

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 22 novembre 2020

Enrico Pirajno, barone di Mandralisca

È chiaro a tutti che la DAD (didattica a distanza), frettolosamente organizzata nello scorso anno scolastico e ripetuta in una situazione di nuova emergenza, ha mostrato di non essere inclusiva ed uguale per tutti; mi riferisco al divario economico che penalizza chi proviene da famiglie con poche risorse e deve accedere a servizi e bonus forniti dallo Stato e a chi per problemi di apprendimento, psicologici o sociali, sente questa didattica come fonte di stress da cui fuggire.

Le soluzioni ci sarebbero ma andavano implementate in quei pochi mesi di tregua dal virus, oggettivamente pochi per darsi una struttura ben organizzata ed efficiente.

Ritengo importante il valore di una scuola che tenga conto dei ragazzi, che si ponga come obiettivo la multidisciplinarietà, che riconosca il valore dell’insegnante, che utilizzi laboratori e biblioteche. Ho pensato così al Liceo del Barone di Mandralisca.

Di Enrico Pirajno, Vincenzo Consolo, nel suo libro "Il sorriso dell’ignoto marinaio", ne ha fatto un eroe risorgimentale, un uomo nuovo in antitesi con “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa; entrambi nobili prenderanno posizioni diverse (uno proattivo, l’altro resiliente).



Nato il 3 dicembre 1809, Enrico fu l’unico figlio sopravvissuto del Barone Michelangelo e di Maria Carmela Cipolla, da una casata di origine portoghese giunta in Sicilia nel XVI secolo. Studiò a Palermo dai Gesuiti ed a soli 17 anni sposò Maria Francesca Parisi dei Baroni di San Bartolomeo di Lipari, isola da cui si dice abbia portato il quadro di Antonello da Messina.

Di animo sensibile abbraccerà lo spirito antiborbonico, entrando alla Camera dei deputati del Regno d’Italia nel 1861. La sua scelta politica fu dettata dalla constatazione delle condizioni di arretratezza economica e sociale della Sicilia rispetto alle
regioni del Nord.

Ricercatore, collezionista e studioso, decise nel 1859 di redigere un testamento olografo e di lasciare tutti i suoi beni ad una fondazione per la creazione di un Liceo a Cefalù, non avendo eredi diretti. Morirà nel 1864.

La sua casa diventerà un Liceo con un gabinetto di studi ed una biblioteca (a cui attingeranno Sciascia e Consolo per il loro libri); nella pinacoteca troverà posto quel misterioso “ignoto marinaio” ancora oggi oggetto di ricerca.

Il testamento però non stabilirà semplicemente la destinazione della sua abitazione, ma porrà una serie di disposizioni su come dovrà essere organizzato il Liceo (che oggi chiameremmo “Classico”), dalle materie, alla retribuzione dei professori, ai fondi per la sua organizzazione e mantenimento nel tempo.

Il suo Erede Universale fu quindi la scuola, aperta ai giovani di Cefalù, gratuita per i primi due anni (il Ginnasio) e successivamente con una retta per ogni alunno di sei Tarì al mese, precisando che “l’istruzione assolutamente gratuita non è mai apprezzata”.

Giusta considerazione che responsabilizzerà studenti e famiglie a fronte di una retta accessibile (il tarì era una moneta con peso esiguo), specie se la confrontiamo con la retribuzione dei professori che sarà di 40 Onze ( moneta più preziosa).

Enrico Pirajno non lascerà niente al caso, indicando anche cosa fare nel caso la fondazione si fosse trovata in una situazione di crisi, stabilendo chi “sacrificare” tra il personale e quali insegnamenti temporaneamente sospendere. Lo scopo sarà quello di elevare la cultura della gente del posto, tradizionalmente legata all’ambiente rurale, con una scuola di qualità.

Il Barone non dimenticherà le “fanciulle” a cui destinerà un lascito annuo per la scuola Lancasteriana (scuola elementare per bambini poveri) a patto che “si insegnasse anche a scrivere e che non si seguitasse più oltre a tenere il costume di non istruirle nella scrittura…” (scelta straordinaria considerando che alle bambine venivano impartite per lo più lezioni di economia domestica).

Prevederà fondi per una scuola serale e per i parrocchiani di San’Ambrogio (che così potranno apprendere lettura, scrittura e calcolo) nonché la realizzazione di una stanza all’interno dell’ospedale di Cefalù per l’insegnamento di ostetricia per le future levatrici.

Il Testamento del Barone di Mandralisca è un progetto grandioso ed inclusivo che coinvolge aspetti sociali ed educativi, offrendo ai ragazzi con pochi mezzi non solo una possibilità di riscatto ma un progetto diverso di vita.

Ma cosa rimane oggi di questa eredità?

La bellissima residenza, diventata ora un prezioso museo, le sue collezioni, i suoi reperti, i suoi quadri, i documenti ed i libri, ma anche l’ultimo padrone di casa ancora presente, quel signore dal sorriso enigmatico e dallo sguardo pungente che, dal tempo del Barone a quello della scuola, ad oggi è sempre lì, ultimo tutore del posto, testimone silenzioso della grandezza di un uomo.

ARTICOLI RECENTI