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La Roma, i Beatles, il concerto del Primo maggio: Galeffi intervistato a Palermo

Ha fatto il tutto esaurito al Monk di Roma e il suo nome appare tra gli artisti che si esibiscono il Primo maggio: classe 1991, Galeffi sale sul palco dei Candelai di Palermo

Fabrizio Arena
Ascoltatore instancabile
  • 13 aprile 2018

Galeffi

Classe 1991, romano di nascita e romanista di fede, Galeffi scrive di cose semplici ma mai banali e le trasforma in un pop malinconico, a tratti struggente. A novembre, a soli sei giorni dall’uscita di Scudetto, il suo disco d’esordio, ha fatto il tutto esaurito al Monk di Roma.

Il suo nome è recentemente apparso fra gli artisti che si esibiranno sul palco del Primo Maggio. Venerdì 13 aprile il suo tour fa tappa a Palermo, ai Candelai. Così abbiamo scambiato quattro chiacchiere.

Nelle tue canzoni racconti un universo di libri, film e quotidianità: l’impressione è che tu stia cercando di raccontare una generazione.
In verità sono brani nati per caso. Li ho scritti per me, senza pensare all’impatto sul pubblico. Poi, facendoli ascoltare agli amici, hanno riscosso un interesse inaspettato, così ci ho preso gusto e ho cominciato ad esibirmi in pubblico.

C’è uno spirito vintage nella tua musica. Persino la copertina col pallone rovinato e la scritta “Galeffi" hanno un sapore un po’ rétro.
Nel mio retroterra ci sono artisti come Amy Whinehouse, Ray Charles, i Beatles: cercavo un mood che rievocasse quel tipo di sound, anche coi richiami grafici.

Da brani come "Tottigol" si evince il tuo amore per la Roma. Sarai impazzito per la recente vittoria col Barça.
Ho pianto per la gioia, non piangevo dall’addio di Totti. A volte il calcio è una lezione di vita: ci si dà per vinti e poi, contro ogni pronostico, succede che una squadra di buoni giocatori riesce a battere una squadra di campioni.

Recentemente hai annunciato la tua partecipazione al concerto del primo maggio. Era fra i tuoi sogni, da romano, quello di esibirti su quel palco?
Al momento cerco di non pensarci per non svenire. Ci sarà un sacco di gente e i tempi sono così stretti che non avrò il tempo di farmi passare l’adrenalina. Ma se guardo i sacrifici fatti, una pacca sulla spalla me la do.

Un po’ come quando hai fatto sold out: non capita tutti i giorni di vedere un esordiente fare il tutto esaurito.
È un episodio che ha finito per essere strumentalizzato, ho ricevuto parecchie critiche. Certo, capisco che è un po’ strano che un ragazzetto possa fare sold out, ma il merito è di un movimento culturale e musicale che sta dicendo qualcosa dopo un lungo periodo di silenzio. In verità suonavo quel disco da un anno e mezzo nei piccoli club e in poco tempo i fan sono cresciuti esponenzialmente.

Infatti dietro ci sono anni di dura gavetta.
Scrivo musica da sempre. Al liceo scrivevo musica rap per rimorchiare le ragazze, con esiti fallimentari. Poi ho studiato canto e ho suonato in diverse band, finché ho deciso di scrivere canzoni dedicate alla mia ex compagna. A lei piacevano e questo mi bastava. Quando ho scoperto che anche altre persone le apprezzavano, ho cominciato a proporle live, suonando in giro per Roma con piccoli compensi. Così ho visto nascere una fanbase che col tempo è diventata sempre più consistente.

Molti hanno provato a incasellarti nel panorama indipendente romano. Ti ci ritrovi?
Per forza. In fondo è il pubblico a decidere quello di cui fai parte. Non mi sento, però, vicino alla scena in sé: vorrei puntare al massimo, non al massimo dell’indie. Se ne faccio parte mi sta bene come punto di partenza.

È la tua prima prima volta a Palermo?
Come cantante sì, come turista no. Qualche tempo fa ho fatto un giro in Sicilia e mi sono fermato a Palermo. Mi piace l’aria che si respira in queste città in cui bellezza e decadenza convivono creando un’atmosfera unica.

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