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Ai Cantieri con Giuseppe Marsala, tra passato e futuro

A tu per tu con Giuseppe Marsala, ideatore dei "I Cantieri del Contemporaneo", per ripercorrere una stagione di iniziative e scoprire cosa ha ancora in serbo il festival

  • 23 settembre 2014

Reading, conferenze, proiezioni, mostre, workshop, laboratori e spettacoli: il Festival “Cantieri del Contemporaneo”, ideato da Giuseppe Marsala e promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo, riprende le sue attività proseguendo sino a dicembre, con un progetto corale che attraversa diverse generazioni e coinvolge più di 260 tra artisti, intellettuali e uomini di cultura.

In concomitanza con l'avvio delle attività di settembre, (dopo "Zyz- Annuario Fotografico Contemporaneo" sono in programma "Pasolini Matera" e La "Notte dei mille racconti") proviamo a stendere un bilancio con chi il Festival lo ha ideato, il direttore artistico Giuseppe Marsala.

Volendo immaginare “I Cantieri del Contemporaneo” un lungometraggio, cosa ci dice a cavallo del “Primo tempo”, subito dopo la piccola pausa estiva, a ridosso del “Secondo tempo”?
La metafora cinematografica mi sembra abbastanza azzeccata perché, dopo l'avvio delle prime due iniziative, molto apprezzate dal pubblico - “Ooton” (musica) e “Volume del futuro” (letteratura), la rassegna di cinema all'aperto ha consolidato una presenza di pubblico quotidiana ai Cantieri per venti giorni di fila, con una media di circa 400 spettatori a sera. Segno dell'attitudine dei Cantieri Culturali a costituirsi come vero luogo pubblico di incontro e confronto tra i cittadini e le arti. La recentissima installazione della rete wi-fi in tutta l'area restituisce forse simbolicamente il senso della potenziale connessione dei cittadini tra di loro, e tra loro e la cultura. Il tema generale del Festival - una riflessione critica ed aperta sul nostro tempo e sulla crisi che lo attraversa mediante i linguaggi dell'arte - ha riscontrato inoltre un'identificazione del pubblico: la crisi, cioè, vista anche come opportunità di trasformazione e di invenzione. In questo senso la arti hanno sempre assunto un ruolo rivelatore in epoche di grandi cambiamenti.

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Secondo lei il pubblico palermitano ha dunque ritrovato sentimento di affezione nei confronti dei Cantieri, dopo anni di tribolazioni?
La concreta presenza del pubblico ai nostri appuntamenti, che trasversalmente sta attraversando tutto il Festival, è senz'altro segno di un percorso di fidelizzazione dei cittadini rispetto ai Cantieri e del fatto che essi, dopo anni di oblio, sono ora percepiti come luogo aperto. Ne sono segno i 10.000 i like della nostra pagina, un sito web visitatissimo e continue richieste di inserimento nella nostra mailing list. Infine, il nuovo accesso di via Polito connette l'area con la parte ovest del quartiere. Questo è un fatto molto importante, una saldatura necessaria specie in un quartiere dalla dimensione popolare come la Zisa.

La proposta estiva culturale palermitana non è stata molto incisiva. I Cantieri sono stati uno dei pochi luoghi attivi. Quali sono gli obiettivi imminenti e in che forma i Cantieri Culturali alla Zisa possono dare ancora il loro apporto?
Il tempo, a Palermo, è una specie di estensione dell'anima. Spesso la città sembra vivere in una condizione di sospensione temporale; una specie di eterno presente che assimila tutto e che rischia di non rendere consapevoli i cittadini. Per le sue vicende storiche Palermo è da sempre una città capace di accogliere, assorbire e trasformare modelli che spesso arrivano da lontano. Ma questa attitudine ha bisogno di essere messa in prospettiva, di diventare progetto attivo oltre che processo storico "naturalizzato". In altre parole, occorre riflettere su come questo materiale "contaminato" e metamorfico possa diventare materia creativa consapevole.

A Palermo nascono e si sviluppano una grande quantità e qualità di artisti: una sorta di dna della città che occorre incubare e sostenere, costruendo un progetto prima che gli stessi lascino Palermo con frustrazione. I Cantieri sono in questo senso un luogo strategico, capace di contenere diversi segmenti della filiera culturale, da quella formativa a quella di incubatore di progetti sperimentali, da quella delle residenze internazionali a quella delle grandi kermesse. Sono luogo ideale per la costruzione di un progetto culturale, un posto dal potenziale altissimo a detta di ogni artista che li visita o che vi lavora. Sono inoltre uno spazio pubblico, dall'identità urbana molto forte. Tutto ciò è possibile a patto che si investa sui Cantieri per il recupero di spazi, ma soprattutto in termini di modello di gestione, per accogliere esperienze europee innovative, con nuove pratiche di gestione partecipata di spazi pubblici per la cultura.

Sono previsti interventi strutturali all'interno dell'Ex Area Ducrot? Cosa ci dice in merito alle polemiche recenti sulla questione amianto?
Sono previsti interventi di recupero di alcuni spazi ad oggi non utilizzati, che verranno trasformati, grazie ai fondi Fas, in spazi per la danza e per la lettura. In particolare, la Casa della Danza costituirebbe il primo grande spazio cittadino per questa importante disciplina. Con i fondi Arcus, invece, verranno definitivamente attrezzati lo spazio Perriera, il 3 Navate ed il cinema DeSeta, mentre con risorse Coime si realizzerà il centro internazionale della fotografia, un progetto fortemente voluto da Letizia Battaglia. Altri piccoli ma significativi interventi sono previsti per offrire ulteriori spazi o per rafforzare realtà importanti come l'istituto Gramsci. Nel frattempo l'amministrazione ha messo in cantiere la bonifica degli spazi ad oggi inutilizzati e interdetti al pubblico, ivi compresa la porzione nella quale sono stati rinvenuti resti di eternit.

Fotografia, letteratura, teatro, arti visive: da settembre a dicembre sono molti gli appuntamenti in “Cantiere”...
Stiamo ripartendo con progetti che continuano a mescolare la ricerca di talenti della città con ospitalità di grande rilievo nazionale ed internazionale. Un mix che abbiamo voluto calibrare operando anche diverse interferenze tra gli appuntamenti, come accade ad esempio con la mostra Isola di 21 fotografi siciliani che inaugura in prossimità della presenza dello scrittore Andrea Bajani e alla vigilia dell'omaggio a Pier Paolo Pasolini, a cura di Franco Maresco. O come accade ad ottobre per le CreziConference, il cui palinsesto incrocia la tre giorni sulle Nuove Pratiche, una mostra sul design siciliano; e che precede di poco l'ultima parte di Universo Scaldati, il progetto di rilettura dell'opera del drammaturgo siciliano. Insomma un palinsesto articolato in cui ogni pezzo ha sempre una intersezione con gli altri.

Un anno e mezzo di lavoro in qualità di Consulente del sindaco per la Direzione Tecnica ed artistica dei cantieri Culturali alla Zisa, quale potrebbe essere il bilancio dell'impegno profuso?
Si è trattato di un anno e mezzo in cui siamo dovuti partire da zero, ricominciare da dove si era lasciato. Anzi no. Quello che si era fatto era stato azzerato, seppellito da tonnellate di immondizia che nel frattempo erano state depositate da chi aveva consentito che i Cantieri fossero usati come discarica. Dunque siamo partiti da sotto zero agendo sugli spazi, sulla motivazione del personale, sulla programmazione e sull'idea di ricevere proposte direttamente dai cittadini e dagli operatori culturali. Il bilancio ad oggi è molto positivo anche se c'è ancora molta strada da fare.

Ed è giusto che questa strada la continuino altri, in una sana logica di avvicendamento e rotazione. Io, naturalmente, seguirò il Festival sino alla conclusione. Il mio è stato un compito impegnativo ma anche entusiasmante che, in una situazione emergenziale, ha consentito che svolgessi il mio incarico a titolo gratuito. Andava innescato subito un processo di rifondazione di un luogo. Nell'ordinario questo lavoro non può fondarsi solo sulla gratuità, come è stato per me: deve prevedere meccanismi che onorino l'impegno e le competenze. Il prossimo obiettivo non può che essere la messa a regime di un nuovo modello innovativo e virtuoso di gestione, sul tipo delle fondazioni di partecipazione. Un modello che stiamo già studiando e provando a disegnare a misura per i Cantieri.

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