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Un intreccio di solitudini

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 18 dicembre 2006

Cuori (Petites peurs partagées)
Francia, Italia 2006
di Alain Resnais
con Sabine Azéma, Lambert Wilson, André Dussollier, Pierre Arditi, Laura Morante, Isabelle Carré, Claude Rich

Una Parigi poco riconoscibile, dove nevica costantemente, una città dominata dal freddo, quel freddo che alberga nell’animo umano e impedisce che un sentimento d’amore vi si possa annidare. Cuori pavidi e freddi, infatti, incapaci di vivere un sentimento, di affrontare relazioni reali, nascondendo i propri desideri anche a sé stessi. Stiamo parlando dell’ultimo film di Alain Resnais, “Cuori”, tratto dalla pièce teatrale di Alan Ayckbourn, “Private fears in public placet”, ("Piccole paure condivise", titolo mantenuto nell’originale francese), un raffinato film corale nel quale con eleganza e sobrietà l’acuto regista, assai abile come sempre nel descrivere le piccolezze dell’essere umano, ci racconta le vite malinconiche di sei personaggi destinati a perpetuare la loro infelicità con ben poche speranze di cambiamento.



Due fidanzati in crisi, Dan (Lambert Wilson) e Nicole (Laura Morante), l'agente immobiliare Thierry (André Dussollier) e la sua collaboratrice Charlotte (Sabine Azéma), la sorella di Thierry, Gael (Isabelle Carré), e il barman Lionel (Pierre Arditi) sono i personaggi le cui vite formano un intreccio di incontri e situazioni nel bel film premiato alla Mostra del Cinema di Venezia 2006 con il Leone d'Argento per la miglior regia. Un film elegante nel quale il suo autore (classe 1922, giusto per la cronaca, suoi i due capolavori "Hiroshima mon amour" del 1959, sceneggiato da Marguerite Duras, e "L'anno scorso a Marienbad" del 1961) offre uno sguardo delicato, della stessa delicatezza della neve che cade ovunque (anche negli interni!) e incessantemente, nel ritrarre queste anime tristi incapaci di sfuggire alla loro solitudine.

Vite che non riescono a ricondurre ad altro se non ad un profondo vuoto di amore e di affetto, le loro meste esistenze, vite inadatte all’azione, bloccate dal freddo (ecco ancora la neve che cade), un freddo emotivo che sembra aver raggelato ogni cuore e reso insensibili tutti. Il film è in massima parte girato in interni, pochi luoghi nell’insieme, e ci mostra quasi sempre due personaggi alla volta, come se il regista volesse darci modo così di seguire il loro comportamento con maggiore attenzione, quasi uno studio dei caratteri insomma, peculiarità questa tipica di Resnais (si pensi al famoso “Mon oncle d’Americle” del 1980 o ancora allo “Smoking, No Smoking” del 1993).

Come in altre sue pellicole, i personaggi si muovono entro profili psicologici perfettamente ben delineati, ognuno protagonista per quel che gli compete nello svolgimento delle vicende di questa storia corale. Un film bello, elegante e raffinato, ma dal retrogusto amaro e, a ben vedere, non potrebbe essere altrimenti. Infatti non può che lasciare amareggiati e tristi accorgersi quanto sia aderente alla realtà questo piccolo affresco di un’umanità che nel cercare di sfuggire alla solitudine resta invece più invischiata che mai in una rete di infelicità fatta di ipocrisie e vuoti d’amore. Amore che non trova più cuori che siano in grado di accoglierlo.

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