ITINERARI E LUOGHI

HomeMagazineCulturaItinerari e luoghi

Oggi è un centro di ricerca internazionale per i cereali: Libertinia, il borgo catanese "dimenticato"

Da zona brulla negli anni ’30, con miseria e desolazione, è diventata col lavoro degli uomini quello che Tusa definì “un giardino”, un borgo per anni vivace, pieno di vita

Balarm
La redazione
  • 11 luglio 2021

Il borgo di Libertinia (foto di Vox Humana)

Sembra quasi caduto nell'oblio dal mondo Libertinia, unica frazione del comune di Ramacca in provincia di Catania, piccolo borgo rurale per anni dimenticato che si trova nel cuore della Sicilia, nella Piana di Catania a 100 metri sopra il livello del mare.

Le sue origini sono peculiari raccontano di un borgo fondato in epoca fascista per la colonizzazione del latifondo siciliano.

Fu voluto dal barone Gesualdo Libertini, da cui ne derivò il nome, qui la costruzione delle prime case coloniche iniziò nel 1922 accanto ad una preesistente masseria, il progetto si avvalse poi di una legge sulla bonifica del 1924 e nel 1928 continuò fino all'edificazione del villaggio con depositi, ulteriori case coloniche, la chiesa e la piazza.

Nel 2020 è stato inserito nel censimento del FAI ma oggi, e ormai da tempo, Libertinia è conosciuto a livello internazionale per il C.R.E.A, Ente di ricerca e di sperimentazione di Cerealicoltura e Colture Industriali, che da trent'anni studia e riproduce grani antichi e moderni che, unitamente all’innovazione, consente di conservarne la tipicità e la tradizione.



Sul borgo è stato scritto un libro, nel 2019, che racconta tutta la sua storia, armonicamente alla sua vocazione agricola, opera di Eletta Massimino e Stefania Licciardello, dal titolo “Libertinia” (edito da NÈON) - che venne presentato dallo stesso assessore Sebastiano Tusa - libro che ha riportato l'attenzione su questo piccolo ma attivissimo centro nel cuore della Sicilia.

Libertinia, infatti, era molto cara a Tusa (che vi possedeva una masseria) poichè vi aveva vissuto da bambino e aveva visto con i propri occhi la trasformazione a cui era andata incontro.

Da zona brulla negli anni '30, con miseria e desolazione, è diventata col lavoro degli uomini quello che Tusa definì "un giardino", un borgo per anni vivace, pieno di vita, di giovani, dove si lavorava da mattina a sera, con una produzione agricola molto ricca.

Poi il declino, la chiusura della posta e della chiesa, fino alla rinascita e alla fondazione del C.R.E.A che ha portato nuova vitalità, fruttuosa, al centro dove si coltivano e studiano tanto i grani antichi quanto le nuove varietà come la Ciclope, l’Etna e Sant’Agata.
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci:
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

ARTICOLI RECENTI