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Piogge sempre più intense e notti tropicali: cambia il clima, come sarà la Sicilia

Dopo quanto accaduto di recente col ciclone Harry, i problemi che affliggono la Sicilia purtroppo sono sotto gli occhi di tutti: che succederà tra 30 anni, l'intervista all'esperto

Alice Marchese
Giornalista
  • 4 febbraio 2026

Il meteorologo Federico Buscemi

Che il mondo giorno dopo giorno stia risentendo (anche brutalmente) le conseguenze dei cambiamenti climatici è sotto gli occhi di tutti e anche la Sicilia non fa eccezione, soprattutto dopo quanto accaduto di recente tra pioggia battente, vento e il ciclone Harry che ha devastato le coste dell'Isola. Anche lo sbalzo di temperatura gioca un ruolo decisivo nello scenario che ci attende e a parlarne a Balarm è il meteorologo palermitano di Arpa Liguria Federico Buscemi.

«Tutto quello che sta accadendo certamente si inserisce nel contesto dei cambiamenti climatici - ci dice Federico Buscemi -. Negli ultimi decenni sono stati esacerbati da attività antropiche, soprattutto se ci riferiamo all'aumento di temperatura e aumento di anidride carbonica. Quello che succede in Sicilia non è diverso da quello che accade nel resto del mondo.

L'aumento della temperatura è il primo indicatore. C'è un report del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente che ha raccolto questi valori dal 1981 al 2024 e il trend delle isole maggiori e del Sud prevede l'aumento della temperatura di 0,38 sulla temperatura media. Questo vuol dire che le fluttuazioni (variazioni temporanee e repentine dei parametri atmosferici come temperatura, pressione, umidità che causano instabilità, ndr) che si possono registrare sono importanti, in 30 anni è quasi un grado».

Un dato che preoccupa gli esperti e che si rileva in un periodo particolare dell'anno: «Ce ne accorgiamo d'estate - continua Federico Buscemi - e l'aumento della temperatura del mare determina un aumento delle notti tropicali. Ad esempio in città come Palermo, Trapani e Messina, la temperatura fa fatica a scendere durante la notte e questo provoca nel mare un leggero aumento dei fenomeni intensi, come è stato per la perturbazione del ciclone Harry nel bacino Mediterraneo».

Sulle precipitazioni future non c'è un trend ben definito: «Questo versante è un po' più incerto, ma quello che è sicuro è l'aumento di giorni consecutivi di giorni secchi. Vuol dire che piove di più, ma in tempi più brevi e il semestre secco si allunga. Questo è legato allo sfruttamento del suolo, alla cementificazione e alla deforestazione.

Purtroppo in Sicilia i boschi si contano sulle dita do una mano. Le precipitazioni sono sempre le stesse, solo che peggiora la risposta dei suoli. Ovviamente nelle aree verdi l'acqua viene assorbita, nel cemento non avviene la stessa cosa». La pioggia distrugge le strade e può essere causa di buche trappola e di cedimenti dell'asfalto piuttosto frequenti, ma anche qui, ci sarebbe di più: «C'è da dire che ha sempre piovuto, ma si pecca di manutenzione.

Si potrebbe fare un po' di più anche in termini di monitoraggio, già quando gli effetti al suolo diventano più evidenti, anche se la Sicilia Occidentale non ha una copertura di radar meteorologico. Purtroppo non possiamo individuare per tempo, questa cosa si può fare solo su Catania e sul monte Lauro negli Iblei.

Manca il monitoraggio di eventi temporaleschi nella zona di Agrigento e nel Trapanese. Lì purtroppo siamo amputati, anche se col ciclone Harry la Protezione Civile si è mossa bene».

Oltre ai pesantissimi danni che inflitto all'Isola, il ciclone Harry entra tristemente nella storia della Sicilia anche per un altro motivo: è stata registrata l'onda più alta nel Mediterraneo, ma anche Niscemi resta tra i capitoli più terribili di quest'ultimo periodo. Purtroppo l'area di pericolosità è destinata ad allargarsi, facendo vivere gli abitanti nel terrore e nello sconforto più assoluto e ci si chiede se il maltempo abbia influito in tutto questo.

«Dal punto di vista meteorologico analizzati dalla stazione meteo di Gela vicino a Niscemi, ho osservato le precipitazioni da novembre e i quantitativi non sono stati così esagerati, qualcosa in più è stata registrata nella seconda decade di dicembre. Il passaggio del ciclone Harry ha addossato le precipitazioni sulla costa orientale dell'Etna, del Messinese ionico, Siracusa, ma non abbiamo la certezza che comunque non abbia causato danni».

Ma con uno sguardo verso il breve e il lungo periodo, la situazione purtroppo non può che peggiorare: «Se si segue il trend degli ultimi anni, per ciò che riguarda il trentennio 2021-2050 secondo il Centro Euromediterrano sui Cambiamenti Climatici, se le emissioni di anidride carbonica rimangono le stesse e anche la diminuzione dell'evatraspirazione (la quantità d'acqua che passa dal suolo e dalla vegetazione all'atmosfera come vapore, ndr), verranno registrati aumenti di temperatura media in Sicilia anche di un 1 grado e 75, mentre tra il 2041 e il 2070 aumentano a 3 e se andiamo oltre, tra il 2071 e il 2100 arriveremo anche a 5 gradi in più».

Il quadro che emerge è chiaro e tutt’altro che rassicurante: la Sicilia è già oggi un laboratorio a cielo aperto dei cambiamenti climatici, dove eventi estremi, fragilità del territorio e carenze strutturali si intrecciano amplificando i rischi del maltempo.

Il futuro delineato dagli esperti non lascia spazio al dubbio: senza una drastica riduzione delle emissioni, una pianificazione attenta del suolo e un potenziamento del monitoraggio e della prevenzione, fenomeni come quelli vissuti di recente non resteranno eccezioni, ma diventeranno la nuova normalità.
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