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Regate, varette e corse dei sacchi: quando a Palermo si festeggiava "a Madonna lagnusa"

C’è stato un tempo lontano in cui Palermo ad agosto non si spopolava e il mese era scandito dai solenni festeggiamenti in onore della Madonna Assunta

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 15 agosto 2023

La statua della Madonna Assunta

Ormai da molti decenni siamo abituati a vedere ad agosto, soprattutto in periferia, le strade deserte e i negozi con le saracinesche abbassate.

I giovani vanno al mare o al centro commerciale, solo gli anziani rimangono nelle città svuotate, seduti al balcone, in cerca di un alito di vento: anche se in molti dicono che da quando è stato costruito un enorme palazzone in Via Messina Marine il fresco dell’Aspra non arriva più in città.

C’è stato un tempo lontano in cui Palermo ad agosto non si spopolava, un tempo in cui erano veramente in pochi a potersi permettere “la villeggiatura” e il mese era scandito dai solenni festeggiamenti in onore dell’Assunta.

Nel calendario cristiano - cattolico l’assunzione in cielo della Vergine Maria si celebra il 15 agosto.

Scrive Giuseppe Pitrè nel volume "Spettacoli e feste" che la festa della Madonna Assunta era un tempo celebrata solennemente in tutta la Sicilia e in special modo a Palermo, dove i festeggiamenti duravano tre giorni, cominciando dal 14 agosto.
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Vi erano diversi spettacoli a cui accorrevano numerosi da tutta la provincia: innanzitutto la cavalcata del vicerè, della corte e del Senato, che scendeva dal Palazzo Reale lungo il Cassaro, fino alle pubbliche carceri dette Vicaria (Palazzo delle Finanze) dove si concludeva, con la liberazione di alcuni condannati.

Il 15 agosto c‘era Il Palio, una gara di corsa a cui partecipavano fanti, schiavi nudi e uomini liberi (nudi o vestiti). Si vincevano un paio di pantaloni, un’oca, un gallo, una spada.

Si svolgevano anche le regate, con imbarcazioni che partendo dal capo dell’Arenella arrivavano fino alla Cala. Il 15 c’era un’altra cavalcata: i signori della città si recavano alla fonte di Maredolce, in mezzo ad archi trionfali con fontane d’acqua, di vino e olio.

Maredolce era una contrada agricola, dedicata a Cerere e vi si celebravano da tempo immemorabile riti pagani che il cristianesimo non aveva potuto estirpare.

In notturna c’era la processione dei ceri (di li cilii): l’offerta della cera alla Vergine Assunta era una tradizione cara a tutti i re di Sicilia. La processione usciva dalla chiesa dell’Annunziata a Porta San Giorgio e arrivava in cattedrale; vi partecipavano il clero e tutte le maestranze, ogni artigiano con una torcia in mano.

L’uso dei ceri declinò nel XVIII secolo, fino a cessare del tutto nel 1820 con l’abolizione delle maestranze. Il 15 agosto si facevano inoltre giochi di cuccagna come l’antenna a mare e al Borgo Vecchio si organizzava (fino al 1860) la corsa dei sacchi.

Una tradizione in onore dell’Assunta, che è arrivata quasi ai nostri giorni, è quella delle barette o varette (piccoli fercoli processionali).

Scrive Giuseppe Pitrè: "Al cominciare di agosto sogliono i fanciulli palermitani condurre certe loro barette per le vie più popolate della città; e sopravi circondata da molti ceri accesi, una Madonna detta di mezz’agosto, con alla testa uno stellario e ai piedi una mezzaluna sotto i sandali".

I ragazzini trasportavano le varette dal 1 al 15 agosto. Spesso erano decorate con drappi, candeline, stellari luminosi, nastri, fiori finti e fiori veri (gelsomini).

Il gruppetto si fermava a richiesta al suono di una campanella davanti a un uscio, dove c’era gente. I giovanetti cantavano la strofetta d’una laude e nel canto si alternavano due o tre di loro.

I bambini chiedevano l’offerta di qualche monetina, per racimolare un piccolo capitale da investire nella varicedda di quell’anno (nuove candele, fiori, nastri) e in quella dell’anno successivo.

Afferma Valentina Richichi in Dialoghi Mediterranei del luglio 2017, che così Mario Verdone - regista del filmato "Mestieri per le strade" (1956) e padre del celebre attore comico - ricorda l’esperienza vissuta a Palermo.

«La questua dei ragazzi si ricollega con la prossima Festa della Madonna di Ferragosto. In Via dei Bambinai, dove si fabbricano ninnoli per i bambini, i bottegai si sono specialmente dedicati, in questi giorni, alla fabbricazione di stellari.

Sono ornamenti a forma di stella, di carta colorata e argentata, grandi quanto un grosso ventaglio, che vengono apposti sugli altarini eretti dai ragazzi in onore della Madonna e portati in giro, a mo’ di processione, per la città.

A notte i ragazzi continuano la loro processione. L’altare è ornato di candeline accese. Più che altarini sono bare, vare, varicedde: le bare della Madonna che sta per essere assunta in cielo; ma bare piene di colore, festose. Uno davanti e uno dietro, due ragazzi portano la bara.

Un altro suona un campanello, uno accatta offerte per l'altare, uno canta".

Fino agli anni ’60 e ai primi anni ‘70 del secolo scorso le varette o variceddi percorrevano ancora le strade palermitane e il Cardinale Ruffini istituì anche un premio per le migliore varette.

Oggi presso la chiesa Santa Maria della Pace dei Frati Cappuccini si ripete l'antica usanza di far sfilare in processione una Varetta per rendere omaggio al bel simulacro in cera della Dormitio Verginis che si custodisce nella parrocchia: la Vergine Assunta affettuosamente chiamata dagli abitanti del quartiere “a Madonna Lagnusa”, perché distesa sul letto.

Ricorda Valentina Richichi, in Dialoghi Mediterranei (2017) che questa tradizione della Varetta nella chiesa dei Cappuccini risale al 1989, quando un bambino di nome Sisto Russo "chiede ai propri familiari un piccolo fercolo da condurre in processione, secondo quanto aveva appreso dai racconti del padre e del nonno. La famiglia Russo risiede nel quartiere della Zisa, dove il culto dell’Assunta è legato alla chiesa di Santa Maria della Pace".

Appare significativo che nella città di Palermo ci sia stata dunque negli ultimi anni una forte ripresa delle feste religiose rionali, un patrimonio identitario tradizionale che non deve scomparire.
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